Ma, dite, la giustizia alzò il flagello
Su gli eroi da poltrona e i paladini?
Chi come bestie ci cacciò al macello,
Il supplizio subì degli assassini?—»

Voi rispondete:—«Ahimè, dormite in pace
Del triste campo nel silenzio enorme!
Qui dei delitti la memoria tace,
Qui stipendiata la giustizia dorme.

Sovra i tumuli vostri erra feroce
La iena e ne la notte urla il leone,
Ma gli eroi da poltrona hanno la croce
E gli assassini vostri han la pensione».

NOTTE D'AUTUNNO

Infuria il vento e nella bieca notte
Fredda la piova incalza.
L'acqua che stroscia dalle gronde rotte
Sui ciottoli rimbalza.

Entro l'oscurità profonda e vuota
Delle vie taciturne
Guizzan, specchiate nell'immonda mota,
Le fiammelle notturne

E nel sordido fango e nel pattume
Putrefatto del suolo,
Miserabile spettro, agita il lume
E fruga il ciccaiolo.

Quand'ecco dal silenzio esce lontano
Scalpito d'una rozza
E tra la pioggia, il vento ed il pantano,
Appare una carrozza

Che in un dirugginìo di chiavistelli
Trabalza oscenamente,
Col profilo dei birri agli sportelli
E le lanterne spente.

E il ciccaiol che vive razzolando
Nel brago e nel fetore,
Sente lo schifo e brontola sputando:
«Passa un commendatore!»