E se non fossi mio compatriotta
Ed anzi amico mio di Seminario,
Tu mi faresti venir su la fotta.
Basta; veggo però ch'è necessario
Dirti come domai l'iniqua rana,[5]
Essendo un fatto un po' straordinario.
Tu saprai che quest'altra settimana
Una dolce fanciulla, un puro fiore,
Che delle poetesse è la sovrana,
Magrolina se vuoi, ma un vero amore,
L'Argia Sbolenfi insomma, e ho detto tutto,
Sposa … imagina chi? L'Imperatore!
La nuova si sapeva dappertutto,
Ma io la vidi sol nell'È Permesso,[6]
L'unico foglio serio e di costrutto.
Appena letto, allon! mi sono messo
Le braghe dalla festa e il gabbanino
E son corso da lei come un espresso;
Ma siccome era chiusa in camerino
A far dei versi al suo futuro sposo,
Fui ricevuto dal signor Pierino[7]
Che largo, liberale e generoso,
Mi offerse cordialmente da sedere,
Ma il caffè no, perchè gli dà il nervoso.
«Ohi, chi vedo!»—«Tersuà»—«Bravo! ho piacere!
»Cosa porti? L'agnello?»—«Nossignori»—
»Peccato, che t'avrei dato da bere!»—
Così ciarlando, ecco l'Argia vien fuori,
La qual, come saprai, ci diedi il latte,
(Ossia mia moglie) e latte dei migliori.