MILLE
Al suo balcone s'affaccia beata
La dama, tratta dal maggio fiorente.
Il sol carezza la treccia dorata,
La rosea gota ed il labbro ridente.
Il giovin paggio da lunge la guata
E tutto caldo d'amore si sente
Nè gli par cosa terrena e creata,
Ma ben di cielo angioletta vivente.
Correr vorrebbe a battaglie cruente,
Soffrir pugnando una morte spietata
Sol per averne uno sguardo clemente;
E pur la dama dagli occhi di fata,
E pur la bianca angioletta piacente
Dal dì che nacque non s'è più lavata!
SETTECENTO
Mormora l'arpa toccata in sordina
Lento un motivo che par minuetto.
Lenta la dama danzando s'inchina,
Tutta eleganza, sussiego e belletto.
Di nei segnata, la pelle argentina
Manda un profumo sottil di zibetto:
Sotto una nebbia di candida trina
Ansano i bianchi segreti del petto.
Danza e sul molle tappeto trascina
La ricca vesta ed il piè piccioletto
Col portamento d'altera regina.
Tutti scoraggia col rigido aspetto,
Con l'occhio pieno di calma divina,
E lo staffiere l'attende nel letto.