Sul sacro limitare
Cadono allor gli oranti,
Lordan gli agonizzanti
Le pietre dell'altare
E pur la turba stolta
Che ciecamente adora,
Inginocchiata implora
Iddio, che non l'ascolta.
Turba, che il vacuo gelo
Della tua fede or tocchi,
Muori, volgendo gli occhi
Inutilmente al cielo.
Alle pupille offese
Il vero or si disserra:
Non ti mentì la terra
Quando per lei ti chiese,
Non ti giurò promesse
D'un avvenir mal certo,
Ma dal suo fianco aperto
Ti germogliò la messe.
Giovin, dell'odio invece,
L'amor ti accese in seno,
E per un giorno almeno
Miglior di Dio ti fece.
ELEZIONI
Musa mia dolce, che le alterigie
De' carmi arcigni non hai sul viso,
Tu che rallegri l'ore mie grigie
Di stravaganti scoppi di riso
E volentieri mostri la pelle
Dai larghi strappi de le gonnelle,
Musa mia dolce, vieni, discendi
A la solinga mia cameretta;
Avide ai baci le labbra tendi,
Libera i lacci de la fascetta,
Sciogli la chioma bruna e ricciuta
E chiudi l'uscio. L'ora è venuta,
L'ora in cui l'odio fermenta e invade,
Lurida peste, le menti e i cuori;
In cui la gente giù per le strade
Rutta bestemmie, rece rancori
E, masticando laide querele,
Inghiotte o sputa veleno e fiele.
Ognuno in queste turpi giornate
Morde o calunnia, froda o minaccia.
Lo sterco e il fango colto a manate
All'avversario si scaglia in faccia.
Riddano in piazza, lerci e impudichi,
Spie, deplorati, ruffiani e plichi:
E i giornalisti, tinta di loia
La meretrice penna d'acciaio,
Pur che sia piena la mangiatoia
Vendon la feccia del calamaio
Per imbrattarne l'onore altrui,
Quasi superbo che paghi Lui.
Indi, nell'ora concessa al voto,
Cupi, nervosi, van gli elettori,
Parlando basso col viso immoto,—
Guatando come cospiratori
E in ogni canto dice un cartello:
Votate questo!…. Votate quello!….