Entro la sala buia e fetente,
Sozza la gromma vernicia i muri
E intorno a un desco men che decente
Seduti in cerchio cinque figuri
Veglian con l'occhio cogitabondo
L'urna di vetro dal doppio fondo.

S'apre la chiama. Nel pigia pigia
Vota ciascuna pecora sciocca.
Ardono alcuni di cupidigia,
Ad altri l'ira torce la bocca,
Ma quasi tutti, dopo votato,
Palpano il prezzo del lor mercato;

E tutti, uscendo, da un reo contagio
Attossicato sentono il cuore.
Chi entrò dabbene n'uscì malvagio,
Chi entrò ribaldo n'uscì peggiore.
Chi vinse, il turpe bottino aspetta,
Chi perse, spera nella vendetta.

Ecco i comizi! Di quando in quando,
Se non accade qualche sinistro,
Dall'urna falsa sbuca onorando
Un frodolento caro al ministro,
O un imbecille pien di commende;
E l'un si compra, l'altro si vende.

Or perchè debbo far da mezzano
All'ingordigia di Calandrino?
Perchè mi debbo lordar la mano
Scrivendo il nome d'uno strozzino?
Perchè gettarmi nella battaglia
Sotto gli sputi della canaglia?

Musa mia dolce, sulla tua faccia
Ride un giocondo color di rosa.
Passerò lieto fra le tue braccia
Il giorno laido, l'ora schifosa.
Sciogli la chioma bruna e ricciuta
E chiudi l'uscio. L'ora è venuta.

DOPO IL PLICO

Meglio, Trento, per te se dalle mura
Sante aspettasti invano
Il vessillo che i patti e la paura
Respinsero lontano.

Meglio, Trieste, indarno a queste sponde
Tener l'anima fissa;
Meglio indarno aspettar che lavin l'onde
La vergogna di Lissa.

Deh, non cercate della madre il petto,
Figlie aspettanti ancora,
Poichè il fracido cancro ond'egli è infetto
O uccide o disonora.