Nel ferreo pugno non hai più la plebe
che serva un dì schernivi:
germina l'odio da le pingui glebe
che mieti e non coltivi.
Ne le officine fumiganti e nere
contro te si cospira:
sotto la casa tua, ne le miniere,
pronta allo scoppio è l'ira
e mal ti gioverà crescer guardiani
a le porte sbarrate;
l'armi custodi del tuo aver, domani
da chi saran portate?
Chi ti difenderà domani, quando
le turbe mal nudrite
assedieranno le tue case, urlando:
«è il primo maggio: aprite?»
Oh, ben gli sguardi noi tendiam levati
a l'avvenir fecondo
e tu chini la fronte! I tuoi peccati
hanno stancato il mondo.
NOVEMBRE
Addio sorrisi dell'albe rosate,
Addio tramonti che d'oro parete!
Novembre porta le tristi giornate
E delle nebbie la bigia quïete!
Gli uccelli migran in file serrate
Cercando a volo contrade più liete,
Ma noi restiamo, calcando immutate,
Sul fango vecchio, le vie consuete.
Restiamo e sempre le stesse infinite
Noie e le stesse speranze remote
C'infliggeranno le stesse ferite.
Finchè abbassando le teste canute,
Chinando al suolo le pallide gote,
Qui marcirem come foglie cadute.