Alto il vessillo alzate
De' traditori a fronte…..
Ma voi, deh, riposate
Nelle giberne lacere
Cartucce non sparate all'Aspromonte!

PRIMO MAGGIO MDCCCXCV

Passano lenti. Un lampeggiar febbrile
arde a ciascuno il ciglio.
Passan solenni e da le dense file
non si leva un bisbiglio.

Toccandosi le mani ognun di loro
cerca il vicin chi sia.
Se i calli suoi non vi segnò il lavoro,
quella è una man di spia.

Sotto l'aspra fatica e il reo destino
molti già son caduti,
molti il carcer ne tiene od il confino,
e pur sono cresciuti.

Striscia il gran serpe de la folla oscura
dei ricchi su le porte.
Dentro, nello stupor de la paura,
si ragiona di morte.

Intanto il passo de la muta schiera
allontanar si sente
e nel silenzio de la fosca sera
spegnersi lentamente.

Ecco allora Epulon, vinto il terrore
socchiude l'uscio e guata
e dice: «lode a Crispi ed al Signore,
anche questa è passata!»

* * *

È passata, ma invan te ne compiaci
ne l'allegre parole.
Son gli antichi rancor troppo tenaci
per tramontar col sole.