SERMONE DI NATALE
O Messia profetato ai sofferenti,
Pietoso un dì consolator del mondo,
Inutilmente ormai torni alle genti,
Bambino biondo!
Non è più il tempo in cui l'amor potea
Illuminar le menti e incender l'alme,
In cui per te Gerusalemme avea
Osanna e palme.
O dilettose al cor notti stellate
De' colli galilei sui dolci clivi,
Tra il canto delle donne innamorate,
Sotto gli ulivi;
O susurranti al sol gaie fontane,
Di solinghi riposi allettatrici,
Cui sale la canzon delle lontane
Spigolatrici;
O vigne d'Israel che i dolci frutti
Maturaste all'umil schiera seguace,
Voi non l'udrete più chieder per tutti
Giustizia e pace!
E tu, benigno, che a cercar scendevi
L'agnel che si smarrì nella campagna
E l'Evangelo dell'amor dicevi
Sulla montagna,
Guarda! Un'idolatria cauta e discreta
Agli Apostoli tuoi cresce l'entrate.
Pietro che ti negò, batte moneta;
Tommaso è frate.
Il sangue che grondò dalla tua croce
Oggi feconda l'odio e non l'amore.
Presso al complice altar veglia feroce
L'inquisitore.
L'astuta ipocrisia dell'egoismo
Che la ragione all'util suo sommette,
Distilla le bugie del catechismo
Nelle scolette