A questi ultimi, sul Mataiur ove è ridottissima la vegetazione arborea e arbustacea, seguono con passaggi lenti e graduali i pascoli della regione subalpina. Essa domina in un territorio così poco esteso, da occupare, insieme con la regione alpina, 3⁄100 appena dell'intero distretto. Le appartengono infatti soltanto le cime del Mataiur e dello Stol, e delle creste Cianipon-Gran Monte e Plauris-Musi; e solo in quest'ultima le piante esclusive della regione alpina abbelliscono le vette supreme. Si tratta però in ogni caso di associazioni vegetali povere e poco variate, anche per l'uniforme natura del suolo. Gli arbusti subalpini non dànno al Mataiur che cespugli isolati di alni; su tutte le altre montagne più alte domina il mugo associato col Rhododendron hirsutu. Molti i pascoli, ma in prevalenza sassosi e legati quindi strettamente alla flora rupicola; manca invece la vegetazione palustre. Con tutto ciò, l'insieme delle piante subalpine e alpine è tutt'altro che scarso e non privo di interesse; vi si notano elementi di rarità eccezionale, e alcuni sembrano mancare agli altri monti friulani. Così Cerastium subtriflorum, Beck, Arabis serpyllifolia Vill., Astrantia carniolica W., Hladnikia Golaka Rchb.
Relitti glaciali e mediterranei.
Relitti glaciali e mediterranei. Se è ristretto il campo ove domina sovrana la flora propria dei luoghi elevati, son però innumerevoli i punti in cui essa manda lontane propaggini o ha lasciato sparse colonie. Queste e quelle, per la loro frequenza particolare nei monti dolomitici, si possono spiegare in gran parte con la facilitata discesa offerta da simili terreni agli elementi microternaici; ma in parte devono l'origine loro anche a un altro fenomeno. Tutta quanta la zona submontana, massime nell'anfiteatro morenico del Tagliamento, è sparsa di vegetali termofughi o psicrofili (propri delle regioni montana o subalpina), che vi si trovano ora isolati, ora in gruppi e colonie anche assai numerose. Quando si noti che fatti analoghi ci mostra altresì la pianura friulana, e che perfino il nostro lido marittimo è abbellito da piante che hanno sui monti la loro abitazione consueta, non si può disconoscere a tutto ciò una causa comune. E tale causa va ricercata nella storia geologica della regione, che nel quaternario antico fu invasa e ricoperta a lungo da immensi ghiacciai.
Ma prima delle invasioni glaciali le nostre colline, lambite dal mare, erano coperte da una flora di tipo piuttosto caldo; e questa flora, benchè ricacciata e in massima parte distrutta nel periodo frigido, potè in qualche punto meglio riparato resistere o rimmigrare più tardi. Testimoni di tali vicende sono alcune specie schiettamente mediterranee, che vivono tuttora sui colli di Quisca, Gorizia e Cormons, e per Albana, Faedis, Tarcento si spingono fino a Gemona lungo l'antichissima costa del golfo friulano.
VI.
LA FAUNA
Schizzo zoogeografico di ARRIGO LORENZI
La conoscenza zoogeografica delle Prealpi Giulie
La conoscenza zoogeografica delle Prealpi Giulie[64]. La fisonomia delle diverse contrade della Terra dipende da un insieme di circostanze esteriori, quali il profilo delle montagne, la colorazione del cielo, la forma delle nubi, la trasparenza dell'aria, le piante e gli animali. Così il modo di essere della natura esterna conduce la mente dell'osservatore ad avvezzarsi e a certe formule definite della vita, espresse da specie viventi in determinate condizioni, e a certi quadri complessivi risultanti dal convegno delle dette specie in uno spazio. Studiare, con la guida dei risultati della geografia fisica regionale, una regione ristretta come sede della vita animale, cioè la costituzione dei gruppi biologici della sua fauna nelle stazioni disponibili, le correlazioni spaziali di queste e la reciproca distribuzione di quelli, è il tema della zoogeografia speciale (regionale, locale), fondamento primo e indispensabile per la soluzione di più generali e vasti problemi sulla distribuzione della vita. Il metodo dello studio corologico delle faune locali è simile a quello delle flore, ma non può dirsi ancora bene stabilito.
Sin dalla metà del secolo scorso non mancarono tuttavia naturalisti che si diedero a illustrare almeno parzialmente alcune faune locali, con criteri topografici e geografici: ma questo indirizzo fu quasi del tutto trascurato in Italia, dove gli zoologi più spesso attesero alle pure determinazioni sistematiche, accontentandosi il più delle volte di segnalare le specie in un catalogo. Per quanto riguarda il Friuli, un primo breve sguardo sintetico alla flora e alla fauna si trova in una pubblicazione del prof. G. A. Pirona, al quale si deve anche un catalogo di molluschi; dove di molte specie egli riferisce le condizioni di dimora, senza però prendere in particolare esame la distribuzione altimetrica, per cui allora mancava il sussidio delle carte topografiche con piani quotati. Questo catalogo, non è ricco di località: servì tuttavia a determinare il posto tenuto dalla fauna friulana nelle grandi divisioni della regione paleartica; posto geobiologico intermedio, precisato dalle ricerche posteriori, e che sembra anche confermato dalle ricerche del Gortani sui coleotteri e trova riscontro nella coesistenza di elementi nordici e pontici nella flora.