Caratteri zoogeografici generali delle Prealpi Giulie.
Caratteri zoogeografici generali delle Prealpi Giulie. Cinque regioni faunistiche abbastanza bene individuate s'incontrano in Friuli: la germanica, l'alpina meridionale, l'alpina orientale, la carsica e l'italica. Affinchè però non sia dato un valore troppo generale a tale classificazione zoogeografica del Friuli occorrerà tener presenti le grandi differenze che si verificano nella distribuzione geografica dei vari gruppi del sistema zoologico, rispetto a molti dei quali si richiedono ancora ricerche metodiche di specialisti.
I molluschi proprii dei paesi settentrionali d'Europa (come alcuni Limax, Conulus fulvus[65], Helix hispida, H. arbustorum, H. ruderata, Balea perversa, Planorbis spirorbis, Pl. rotundatus, alcune Limneae, Pisidium pusillum) si trovano nelle Prealpi Giulie insieme a specie della regione mediterranea (come alcuni Zonites, Pomatias, Cyclostoma elegans, alcune Clausiliae, del qual genere vi è gran numero di specie in Friuli e nelle contigue province orientali) e a specie dell'Europa orientale (Helix solaria, H. candicans, H. austriaca, Bulimus quinquedentatus, Clausilia filograna). Altre specie sono invece ristrette all'Italia settentrionale o alla regione alpina in senso largo: Vitrina elongata, Buliminus tridens, Helix personata, H. ciliata, H. fruticum, H. intermedia, Clausilia ventricosa, alcune Pupae ecc. ecc. Il genere Horatia, della penisola balcanica, è nella valle del Natisone rappresentato da un particolare sottogenere (Hauffenia) che con H. Tellinii e H. valvataeformis costituisce un notevole endemismo: anche Paludestrina forojuliana e Acme Pironae, come le due precedenti, descritte dal dott. C. Pollonera, sono proprie delle nostre prealpi. A esse si possono aggiungere le specie cavernicole esclusivamente friulane, che saranno nominate più avanti.
Siffatti convegni di forme provenienti da diversi centri dispersivi sono il risultato di cause molto complesse, che agirono lungamente e variamente, e per le quali la regione friulana assunse l'attuale fisonomia fisica e biologica. Così, analogamente a quanto fu già dimostrato per la flora friulana e dallo Heer per la flora e per la fauna svizzera, la presenza di molluschi nordici nelle nostre prealpi, ai quali si possono aggiungere alcuni coleotteri (Harpalus laevicollis, Oreina tristis, O. gloriosa ed altri) sembra non potersi attribuire se non alle antiche glaciazioni, che della loro esistenza, insieme alle morene ed ai massi erratici, lasciarono testimoni piante ed animali che giustamente furono chiamati erratici[66]. In complesso però l'epoca quaternaria è ben lungi dal determinare un hiatus tra la fauna attuale e le precedenti, colle quali è intimamente collegata; la distribuzione di molti gruppi zoologici inferiori risalendo a remoti periodi geologici. Ma non è questo il luogo di trattare delle vicende geologiche e climatiche del Friuli e delle ardue questioni zoogeografiche che vi sono connesse.
Ci limiteremo invece ad osservare come, assai meglio dei mobilissimi e molto diffusi omotermi o dei pochi vertebrati eterotermi, a caratterizzare nettamente la fauna locale servirebbero molti gruppi di invertebrati che sono ricchi di specie, compiono movimenti più o meno lenti e sono più intimamente legati ai molteplici fattori della dimora e del clima. Li additiamo alle ricerche dei giovani alpinisti; per i quali in queste pagine non intendiamo certo di presentare una sequela di tanti nomi scientifici quante sono le specie del paese; bensì di tratteggiare rapidamente, servendoci anche di qualche notizia inedita, le condizioni di habitat; affinchè il dilettante o lo studioso, con la scorta della bibliografia regionale, possa tener presente sotto quali condizioni varî la distribuzione degli animali e delle loro comunioni, e quali, per intenti così generali come speciali, siano le stazioni ove rivolgere le ricerche[67]. E come l'artista getta su un foglio uno schizzo, qua con linee nette e precise, là ancora incerte e indefinite, e attende un miglior momento per la sua concezione, così la zoogeografia deve oggi accontentarsi di trattare a grandi linee, e con diversa misura, dei gruppi zoologici delle Prealpi Giulie, perchè non debba un giorno pentirsi della smania di concludere.
Zone ipsometriche e planimetriche. Gruppi biologici e loro gradi.
Zone ipsometriche e planimetriche. Gruppi biologici e loro gradi. Accanto a specie animali ristrette a determinate zone altimetriche dei nostri monti, ve n'ha delle altre che si mostrano indifferenti a condizioni di clima molto diverse. Di queste specie localmente estese, citeremo alcuni esempi: la Daphnia obtusa, piccolo crostaceo, dagli stagni presso Udine (m. 100) sale a m. 1702 sulle Alpi Gortane; Polyphylla fullo, il grosso maggiolino marmorato, in Friuli vive tanto nelle basse pianure quanto presso i ghiacciai del m. Canin (m. 2130); le vitrine, piccole conchiglie sottili e pellucide, dalla pianura salgono ad altitudini considerevoli, fino a strisciare sui nevai; l'ululone Bombinator igneus si trova nelle pozze di pianura e nell'alta montagna; la lucertola, Zootoca vivipara ha un'analoga distribuzione.
Ma simili casi di specie che si direbbero resistenti, perchè ubiquitarie, non sembrano essere molti: in generale le parti alte dei monti escludono molte specie delle regioni basse, talvolta sostituendole con altre strettamente affini, sì da aversi anche, dal basso all'alto una seriazione di forme affini (p. es. farfalle del gen. Parnassius); in generale ogni specie ha un limite altimetrico superiore (e spesso anche inferiore) cioè abita una determinata zona ipsometrica conveniente alle sue esigenze biologiche, rispetto ai varî fattori climatici, topografici ed edafici[68]. Questo in tesi generale: uno spigolo montuoso sufficientemente alto, ha le sue falde fasciate da tali zone ipsometriche della vita, che nelle Prealpi Giulie si presentano nettamente nelle catene interne, nelle quali è spiccato il contrasto biologico tra le parti più basse e le più elevate. Ma se consideriamo la distribuzione della vita nell'insieme della regione montuosa qui esaminata, vediamo che sulla ripartizione in zone altimetriche prevale quella in zone planimetriche, dall'esterno verso l'interno, in corrispondenza alle tre zone geognostico-tectoniche distinte dal prof. O. Marinelli[69]. Oltre alle molteplici azioni esterne attuali, entrano a complicare la distribuzione altimetrica, togliendo anche ai limiti il carattere della fissità rigorosa, le peculiari e svariatissime attitudini biologiche delle specie (prima fra queste attitudini la facoltà di moto), dipendenti dalle organizzazioni e funzionalità tanto diverse per grado di complicazione e per varietà di adattamenti. Gli aspetti di quel complesso poliedro che è la vita animale, non possono restringersi in definizioni unilaterali dei limiti altimetrici o nel semplicismo delle cause: la molteplicità e interferenza di queste, la reciprocità fra esse e i loro effetti, esigono che nello studio delle variazioni corologiche, come in quello delle somatiche, si tenga presente e si scruti un gran numero di fatti. Diremo brevemente che tutti gli animali, la cui esistenza è in qualche modo subordinata a tutto un insieme di determinate condizioni esterne, variabili essenzialmente nel caso nostro, con l'altitudine e dall'esterno all'interno della regione montuosa, si daranno convegno nella stessa zona, di cui si ripartiranno la dimora, formando così comunioni (biocenosi), abbastanza ben definite da una sorta di equilibrio biologico. Nelle Prealpi Giulie, in relazione allo stato attuale delle nostre cognizioni e provvisoriamente, possiamo distinguere tre zone o regioni corrispondenti a tre biocenosi fondamentali: 1º regione delle colline pedemontane; 2º regione degli altipiani; 3º regione delle creste o culminale. Nella prima comprendiamo non solo le vere e proprie colline pedemontane, ma anche l'anfiteatro morenico del Tagliamento, e i rilievi più bassi delle due zone interne; nella seconda oltre agli «altipiani submontani» anche la zona delle medie altezze più interne, nella terza le parti cacuminali delle montagne più elevate. Queste tre regioni esprimono in modo sintetico un complesso di fattori climatico-edafici, dai quali, perchè fissa al suolo, è influenzata intensamente la vegetazione, con cui l'animalità vive, per così dire, consocialmente. La regione delle colline corrisponde alla regione fitogeografica della quercia, del castagno e dell'orno; quella «degli altipiani» principalmente alla zona del faggio; quella culminale alla zona degli arbusti alpini. In ciascuna regione ci accontenteremo di distinguere gli animali terragnoli dagli animali acquatici, accennando, secondo l'opportunità, alle distinzioni di gruppi biologici minori: nelle biocenosi dei terragnoli potremmo distinguere i boschi fitti e radi, i prati secchi e umidi, i greti asciutti e le rupi, tenendo conto della insolazione, della ventilazione, ecc.; e potremmo passare a distinzioni di terzo e quarto grado fino a considerare separatamente, per esempio, nei boschi gli alberi, il sottobosco, il suolo; e poi le cortecce, i tronchi infraciditi, l'humus, i muschii, i sassi smossi, i fiori, come altrettante sedi particolari di insetti, miriapodi, onischi, aracnidi, molluschi, con tutta la varietà più o meno legata a quelle condizioni tanto speciali, di animali superiori, dalle vipere insidiose agli uccelli canori. Altrettanto potremmo fare per la stazione acquatica e distinguere non solo le acque stagnanti, le sorgive e le correnti, ma dalle stazioni intermedie con le terrestri (terricoli, muscicoli, limicoli) passare alla stazione riparia con le sue numerose gradazioni e varietà, per considerare poi le acque libere in uria infinità di contingenze. E, in tutte queste diverse condizioni di ambiente, vedremmo animali fitofagi (p. es. di certe crittogame, di radici o tuberi, di legno, di foglie normali o florali, di nettare, di frutti ecc.), animali che tramano insidie, esercitano violenze sopra altri e li divorano, animali che costruiscono difese contro i nemici, che si riparano contro l'inclemenza delle stagioni, che presentano curiose armonie di colorazione con l'ambiente, che sono gregarî o solitarî, che presentano singolari fenomeni di sviluppo, che abbandonano i loro nati o invece li guidano e li allevano, e via via, pur senza entrare a discorrere delle specie men note o delle questioni meno facili di biologia. Ma non occorre essere naturalisti, per veder subito la vastità e complessità di tali quadri biologici, per i quali potrebbe essere insufficiente un grosso volume.
Zona pedemontana.
Zona pedemontana. Nella regione pedemontana comprendiamo le colline più basse, dal Collio all'anfiteatro morenico, fino ai limiti della quercia e del castagno che sono le essenze vegetali caratteristiche di questa zona, limiti che qua non sono superiori ai 300 m. là possono attingere i 600 metri. Notiamo subito che l'anfiteatro morenico, come si distingue dai rilievi d'origine marina per la natura geologica e per le condizioni topografiche che ne sono la conseguenza, e ha particolari caratteri fitogeografici, così anche sotto l'aspetto faunistico, per ripercussione delle predette circostanze, merita di essere considerato a parte. Particolarmente le numerose basse raccolte d'acqua in diversi stadî di evoluzione (laghi, pozze, torbiere) recinte dalle morene, assai ricche di crostacei, insetti, molluschi e vertebrati acquatici, formano un vero contrasto biogeografico tra la regione morenica e l'attigua regione prealpina propriamente detta, priva, può dirsi, di cavità limniche. Anche il lago di Ospedaletto, scavato nei calcari giuresi dall'antico ghiacciaio, subito a nord dell'anfiteatro morenico, e di carattere stagnale, può includersi nell'aggruppamento zoogeografico delle colline glaciali.