Molte e svariate sono le forme riparie che trovano alimento e albergo tra gli anfibiotici canneti marginali: le succinee, i carichii tra i molluschi gasteropodi; esapodi quali parnidi, Donacia sericea, reticulata, typhae, alcune larve di lepidotteri; efemere Libellula, Agrion, Lestes barbara, Diplax flaveola, Gomphus vulgatissimus ed altri insetti le cui larve vivono nell'acqua; in questa, tra le idrofite marginali, si agita un minutissimo microcosmo di entomostraci, alcuni dei quali limicoli, di briozoi, vermi (naidi, gordiidi) che darebbero molto da fare allo specialista. Sulle rive della piccola pozza a nord di Ceseretto, origine di un ramo della Lavia, tra le foglie infracidite raccolsi in dicembre il Trichoniscus pusillus Bd. L., piccolo crostaceo isopodo. I coleotteri acquatici (Diticus marginalis, D. circumflexus; Graphoderes austriacus, Acilius fasciatus, Hydrophilus piceus, Gyrinus natator); e i rincoti acquatici (Corixa Geoffroyi, C. striata Latr., Notonecta glauca Fab., Gerris paludum Latr., Gerris lacustris Latr.) sono cumuni nelle pozze anche artificiali; coi gasteropodi dei generi Limnea, Paludina, Planorbis, Physa; le bivalvi Unio pictorum e Anodonta cygnea trovansi nelle maggiori raccolte d'acqua. Le acque delle sorgenti e dei ruscelli limpidi albergano un'idracna (Lebertia insignis), molti crostacei del genere Gammarus assai diffuso in Friuli dalla bassa pianura ai laghi alpestri; lungo le rive dei canali un emittero (Velia currens Latr.); i gammari si trovano anche nel canale del Ledra, mentre l'Asellus aquaticus preferisce acque lente o stagnanti dove talora si trova in gran numero. Il lago torboso di San Daniele ha un notevole specchio di acqua libera e una profondità discreta, cosicchè offre albergo non soltanto a specie riparie, ma anche a specie limnetiche (pelagiche): Ceratium furca, Cyclops minutus, Diaptomus gracilis, Bosmina longirostris; mancherebbero, secondo il Senna, le forme pelagiche tipiche. Il lago di S. Daniele alberga anche parecchie specie di pesci: Anguilla vulgaris, Tinca vulgaris, Alosa vulgaris, Alburnus alborella, Scardinius erythrophthalmus, Leuciscus Aula, Petromyzon Planeri, Squalius cavedanus, Cottus gobio, Barbus plebeius; alcune di queste, insieme a poche altre, si trovano in altre acque dell'anfiteatro, che per la povertà di rivi perenni esclude le specie che amano le correnti ricche e profonde. Il fiumicello Ledra della pianura a nord dell'anfiteatro mette foce nel Tagliamento e ne ricetta alcune specie (trota, temolo) che si pescano anche nella derivazione. Il lago di Ospedaletto, pochissimo profondo e ricco di idrofite, ha una fauna stagnale caratteristica. Compiono il quadro delle stazioni acquatiche gli anfibi schiettamente acquaioli (Triton punctatus e taeniatus, Rana esculenta); accanto ai quali possiamo porre quelli il cui sviluppo avviene nell'acqua e che abitano i luoghi umidi (Rana Latastii, Bufo cinereus, Salamandra maculosa) sono pure frequenti le biscie d'acqua (Tropidonotus natrix e Tropidonotus tessellatus). Stazionarie o di passaggio si notano parecchie specie di uccelli che vivono lungo le ripe Alcedo hispida, Acrocephalus arundinaceus e parecchi trampolieri o che hanno speciali disposizioni per il nuoto come le anitre selvatiche e i tuffetti.
Nella regione eocenica le stazioni d'acqua corrente (superficiali e sotterranee) predominano sulle limniche, le quali si riducono alle piccole bassure paludose, prive di torba, alla periferia dei colli e alle pozze artificiali che in molti luoghi, specialmente nel Collio ed altri punti della zona marnosa, suppliscono alla deficienza di sorgenti e di pozzi. Il ciprino dorato della Cina (Carassius auratus) si è acclimato qua e là negli stagni della regione eocenica; presenta un grande numero di variazioni. Tra le specie legate alla presenza delle acque nella regione pedemontana ricorderemo Rana agilis, e Bufo viridis, specie questa in Friuli, a quanto pare, piuttosto rara, mentre è comune in altre province del Veneto.
I luoghi ombrosi ed umidi sono generalmente la dimora di molti molluschi terrestri; alcune specie però si trovano anche sulle rupi soleggiate, come Helix (Xerophila) unifasciata, H. obvia, Pupa secale, Clausilia binotata. Nella zona pedemontana è notevole il fatto che alcune specie di molluschi rimangono confinate nelle colline eoceniche fra Natisone e Isonzo, mentre altre si trovano nell'area occidentale dalla valle del Cornappo o del Torre all'anfiteatro morenico: facendo attenzione alle molte località date dai cataloghi, sembra risultare che le forme nordiche ed alpine si presentino specialmente nella regione morenica. Invece le specie politiche e nordorientali vivrebbero nella plaga più a levante: nel bacino Torre-Natisone passerebbe pertanto una linea zoogeografica importante, come termine d'area di specie orientali: analogamente sulla collina di Buttrio passa il limite occidentale della Hacquetia Epipactis, pianta della regione pontica. È un fatto che merita ulteriori ricerche.
Lasciando ciò che si riferisce alla distribuzione orizzontale, per riguardo a quella verticale diremo che la regione pedemontana ha molte specie d'insetti comuni con la pianura. Ne fanno fede, tra i lepidotteri: Papilio Podalirius L., P. Machaon L. (che sembra elevarsi più del precedente), Aporia crategi, varie Pieris, Colias Edusa Fabr., Polyommatus virgaureae L., Tecla rubi L., Lycaena Icarus Rott., alcune Vanessae (atalanta, antiopa, urticae). Invece Anthocharis cordamines L., Leucophasia sinapis L., Colias Hyale L., Rhodocera rhammi L., Polyommatus Phleas L., Erebia Medea W. V., Epinephele Janira L. si spingono alquanto al di sopra della regione pedemontana, la quale rispetto alla montana, non presenta neppure riguardo ai coleotteri, secondo il Gortani, nette differenze. I boschi sono poveri di coleotteri, le ricche associazioni di coleotteri floricoli della pianura si riscontrano anche nei prati secchi delle colline pedemontane, dove si notano quasi gli stessi neurotteri ed ortotteri: lo studio accurato della dott. Mei si riferisce tutto alle prealpi Giulie da Gorizia a Gemona, ma il numero delle località e delle specie non permette conclusioni di corologia altimetrica. Tra i fiori pratensi ronza una schiera svariatissima di insetti d'altri ordini, dei quali finora si sa assai poco: l'entomologia friulana, considerata non come un'arida ricerca fatta con criterî da raccoglitore di francobolli, ma intesa sotto il duplice aspetto corofenologico offre un campo interessantissimo quasi del tutto inesplorato.
La fauna pedemontana dei vertebrati oltre ai pesci ed anfibi già nominati, annovera alcuni rettili, dei quali si dirà più avanti, e parecchie specie di uccelli, sedentarie (come Accipiter nisus, Syrnium aluco, Corvus corone, cornix, frugilegus); estive (Coracias garrula, Oriolus galbula, Iynx torquilla, Silvia nisoria, Lanius rufus, Columba oenas, livia ecc.). Alcune altre come Garrulus glandarius, Picus major, Sitta europaea, Parus major, P. coeruleus, Turdus viscivorus, musicus, Fringilla coelebs, Ligurinus chloris; Hirundo rustica, Muscicapa grisola, Lanius collurio, Columba palumbus ecc. si trovano anche nella regione montana. Dei mammiferi si dirà complessivamente trattando di quest'ultima.
Zona montana. Mutamenti della fauna dovuti all'uomo.
Zona montana. Mutamenti della fauna dovuti all'uomo. La regione montana (degli altipiani), può ritenersi compresa fra i 500-600 m. e i 1500-1600 m. è fitogeograficamente distinta dall'associazione del faggio, ma può poco nettamente separarsi dalla regione inferiore: queste due zone sfumano l'una nell'altra, e i loro contrasti corologici si notano tra le quote estreme. I luoghi montani scoperti, come nella zona pedemontana, sono in gran parte dovuti al disboschimento, per il quale l'uomo ha in qualche luogo del tutto sostituito alle associazioni arboree le coltivazioni e i prati, alterando l'economia delle biocenosi originarie: così, ad esempio, dovette diminuire il numero degli uccelli silvicoli; e i gruppi biologici degli insetti pratensi dovettero estendersi grandemente. Inoltre l'uomo ha distrutto a poco a poco molte specie di vertebrati pericolose e dannose ed ha diminuito di assai la selvaggina, mentre ha introdotto specie domestiche, estranee alla fauna regionale.
Un'idea della vertebro-fauna originaria, molto più ricca dell'attuale, ci può essere data dai recenti reperti d'avanzi di mammiferi nelle grotte abitate dall'uomo neolitico, dove accanto a specie domestiche (cane, gatto, capra, pecora, bue, maiale) s'incontrano i resti di prodotti della caccia. Il cervo e il cinghiale della grotta Velika ci fanno pensare ad un paesaggio prealpino ben diverso dall'attuale; così ad un ammanto d'alto fusto sugli elevati dossi delle montagne, come a folte macchie scendenti a confondersi nelle distese paludose, alla periferia dei colli. Altri reperti delle grotte sono di specie ancor oggi viventi (lepre, ghiro) o divenute rare (gatto selvatico) o di recente scomparse (lupo). Gli avanzi dell'orso delle caverne (Ursus spelaeus Blum. et Ros. e U. minor) trovati nelle grotte di Viganti e S. Giovanni d'Antro, ci riconducono alle specie estinte, ancora poco note in Friuli. Meritano speciale menzione i resti di marmotta (Arctomys marmotta L.). secondo il prof. Gortani, di tipo antico: questa specie, se ancora esiste nelle nostre prealpi, deve trovarsi confinata nelle parti più elevate, come doveva esserlo già all'epoca neolitica, in seguito al definitivo ritiro dei ghiacciai che seguì quello dei limiti altimetrici della vita. Dell'attuale fauna mammalogica pedemontana e montana si conoscono le seguenti specie: Myoxus glis, Sciurus vulgaris, Lepus timidus, Mus amphibius, Mus musculus, Arvicola arvalis, Talpa europaea, Erinaceus europaeus, Sorex araneus, S. fodiens, Vespertilio noctula, murinus, Vesperugo serotinus, Plecotus auritus, Rhinolophus ferrum equinum, R. hipposideros; Meles taxus, Mustela martes, M. foina, M. vulgaris, M. putorius. Il vero gatto selvatico non è ancora scomparso dal Friuli: recentemente ne fu ucciso uno nei dintorni di Pontebba. La lontra (Lutra vulgaris) si trova lungo il Natisone e qua e là in tutta la regione prealpina e morenica. La lince e l'orso sono del tutto scomparsi come il lupo: questi carnivori delle Alpi, presenti in Europa ancor prima dell'epoca glaciale, giungevano un tempo sino alla regione dell'olivo: perseguitati dall'uomo, ne furono respinti nei recessi delle nostre valli e snidati infine anche da queste. E giacchè abbiamo incominciato dai mammiferi, continuiamo dicendo degli altri vertebrati della regione montana. Tra le specie di uccelli sedentarie nella regione montana citeremo Buteo vulgaris, Bubo maximus, Dryocopus martius, Troglidytes parvulus, Regulus flavicapillus e ignicapillus, Dandalus rubecola, Lullula arborea, Parus ater, P. cristatus. La maggior parte delle specie montane scende a svernare al piano, mentre altre specie sono soltanto estive e per la zona montana considerata e per l'intero Friuli. Tra queste menzioneremo: Phyllopneuste sibilatrix, Ph. trochilus, P. acredula, P. Borelli, Sylvia curruca, S. hortensis, Monticola cyanea, M. saxatilis, Arthus arboreus, Agrodroma campestris, Pyrgita petronia (sedent.?), Chrysomitris spinus, Serinus hortulanus: esse si spingono sino a circa 1000 m. di altezza.
Tra i sauri si annoverano: Lacerta viridis e Anguis fragilis in molte varietà di colorito, Zootoca vivipara che si spinge anche nella zona culminale, Podarcis muralis di cui sono notevoli le varietà dal ventre rosso, Zamenis viridiflavus, con la varietà carbonarius, si trova tanto nelle parti basse quanto nelle montane; così gli altri due serpenti innocui Coronella austriaca e Callopeltis Aesculapi. Ma il fatto senza dubbio più interessante nella corologia dei rettili è la presenza di tre serpenti velenosi: la vipera del M. Corno presso Purgessimo è Pelias berus; nel Cividalese si trova anche la Vipera aspis; la terza specie è così ben distinta da caratteri rilevati anche dai nomi volgari, che sembra impossibile sia stata confusa con le altre due: la Vipera ammodytes ha il capo nettamente cordiforme, con all'apice una verruca conica. L'esemplare che conservo al liceo di Rovigo proviene dal Monfalconese, ha il tronco superiormente marezzato di cinereo e bruno, inferiormente grigio acciaio, l'apice della coda rossastro: la striscia dorsale è fatta di macchie romboidali leggermente nere col margine fortemente segnato, oblique rispetto all'asse del corpo, tra loro parallele e unite dai vertici appuntiti. Degli anfibi anuri già presenti nella zona submontana alcuni si elevano alquanto nella regione montana come la Rana esculenta, superata però dalla Rana muta. Un notevole abbassamento ha il limite inferiore del Triton alpestris, la cui forma branchiata fu trovata dal Lazzarini presso Tarcento a circa 250 m. sul mare.
Quel fenomeno che alcuni autori hanno chiamato abbassamento dei limiti altimetrici nelle nostre prealpi è del resto, come s'è già detto, già da tempo dimostrato per le piante e recentemente constatato per i coleotteri, dei quali alcune specie (Harpalus luteicornis, Aphodius fossor, Geotrupes autumnalis, Athous aterrimus, Otiorrhyncus bisulcatus var. longicollis) alla stretta di Pradolino furono dal compianto ing. Luigi Gortani trovate più in basso del consueto. Analogamente si comportano le farfalle: Parnassius Apollo fu da me trovato in val del Torre, appena a 300 m. d'altezza, nell'agosto del 1892. Tra gl'invertebrati terrestri della regione montana è da ricordarsi la Clausilia ventricosa, mollusco caratteristico delle faggete. Alcuni ortotteri e rincoti, araneidi e falangidi potrebbero menzionarsi; ma qui non facciamo un catalogo; e in uno studio come questo è necessario lasciar da parte ciò che per ora non si presta a considerazioni corologiche.