PARTE PRIMA
IL PAESE E LE SUE GENTI.
I.
CENNI GENERALI
SULLA REGIONE CONSIDERATA
di O. MARINELLI
La regione presa in esame, sua denominazione e limiti, precedenti illustrazioni.
La regione presa in esame, sua denominazione e limiti, precedenti illustrazioni. Il presente volume della Guida del Friuli considera la regione prealpina fra il Tagliamento e l'Isonzo, la quale raggiunge, in Val di Resia e lungo il corso inferiore della Fella, il territorio già illustrato nella Guida del Canal del Ferro e tocca pure, per breve tratto, quello considerato nella Guida per la Carnia. S'intitolò dalle Prealpi Giulie, sebbene vengano considerate anche le colline pedemontane e quelle dell'anfiteatro morenico, nonchè alcuni lembi della stessa pianura, e quantunque, così nella parte generale, come in quella itineraria, ai limiti naturali spesso sieno sostituiti confini amministrativi e talora si sia usciti dagli uni e dagli altri. Si può anzi affermare che questo volume illustri principalmente i cinque distretti di Gemona, di S. Daniele, di Tarcento, di Cividale e di S. Pietro al Natisone.
Il nome di Prealpi Giulie dato alla parte montuosa di questo territorio è ormai entrato nell'uso degli scienziati e degli alpinisti e viene completamente giustificato da una lunga tradizione. I nostri monti rappresentano infatti la parte più esterna e più occidentale di quell'ampio sistema, che la Fella ed il Tagliamento separano dalle Alpi e dalle Prealpi Carniche e che, in molteplici catene ed altipiani, si estende, col Carso, fino ai confini orientali d'Italia. Il nome di Alpi Giulie compare già nell'antichità classica: Tacito[1] è il primo autore che lo ricorda, mentre Ammiano Marcellino[2] ci avverte che in suo luogo precedentemente era usato quello di Alpi Venete. Il nome di Alpi Carniche è, anche esso, d'uso più antico, poichè lo troviamo già in Plinio[3] per indicare i monti ove nasce la Sava. Il nome di Giulie prevalse però su ogni altro, sia presso i geografi dell'antichità, sia presso quelli del medio evo: però in genere è adoperato, dagli uni e dagli altri, in forma assai vaga, talora ad indicare soltanto i passi attraverso i quali si valicavano le Alpi (generalmente quello di Nauporto, importante già al tempo della repubblica e più comunemente conosciuto col nome di monte Ocra), tal'altra a designare tutte le montagne che segnan le frontiere d'Italia verso nord-est. Solo alcuno degli umanisti cominciò a contrapporre Alpi Carniche ad Alpi Giulie, mentre i più usavano i due nomi isolatamente o promiscuamente ritenendoli sinonimi. Onde non poca confusione; la quale del resto non cessò fino al secolo testè trascorso, quando i geografi moderni, ripresa la questione, s'accordarono quasi tutti (e in ciò merito non piccolo spetta a Giovanni Marinelli), se non nei confini precisi, certo nel distinguere le montagne Friulane in una parte occidentale, cui si assegnò il nome di Carniche ed in una orientale, cui si attribuì quello di Giulie[4].
Che questo alluda alla gente Giulia, e probabilmente ad alcuno dei suoi più illustri rappresentanti, forse ad Augusto, appare fuori di dubbio, ma il suo tardo apparire mostra come non sia di derivazione diretta in quanto indica un gruppo montuoso; è più verosimile che esso come tale provenga dall'insieme delle località che, nelle stesse Alpi Orientali erano chiamate Giulie, ovvero da una di esse: se mai con maggior probabilità, da quel Forum Julii, l'attuale Cividale[5], da cui più tardi doveva designarsi l'intera nostra provincia. Nel nome di questa, qui ai confini d'Italia, risuona ancora nella bocca del popolo il ricordo del dominio romano; mentre presso gli studiosi e le persone colte, accanto al nome di Friuli, s'è diffuso quello, pur regionale, di Venezia Giulia e altresì le designazioni orografiche di Alpi Giulie e di Prealpi Giulie. Che se l'esatta storia del nome è quella accennata per ultima, in alcuna altra parte del sistema alpino il suo uso è meglio giustificato che in questa, la quale si stende fra il Tagliamento e l'Isonzo, divisa in due porzioni disuguali dalla valle del Natisone, nella quale, dove s'apre verso la pianura, siede appunto Cividale.
Il territorio che consideriamo comprende però, come già s'accennò, oltrechè la regione montuosa e qualche lembo di piano, anche una serie di colline, di cui alcune rappresentano solo le ultime falde prealpine, altre invece ne sono quasi staccate, formando vere isole nella pianura, come i colli di Buttrio e quello di Medea, ovvero sistemi di rilievi del tutto indipendenti per la costituzione geologica e per l'aspetto loro. Tale è il caso delle molteplici cerchie di colline che si distendono fra S. Daniele e Tarcento.