Nel complesso non si può dire che l'area da noi considerata costituisca una regione naturale, nel senso che i geografi sogliono attribuire a questa espressione. Non è il caso quindi nè di insistere in tentativi di designarne partitamente i confini, nè in quello di ricercarne l'estensione[6]. Tanto meno si potrà sperare di trovarne precedenti illustrazioni complete. Per ciò bisognerà richiamarci, da un lato alle monografie geografiche dell'intero Friuli, quali quelle del Girardi[7] e del Ciconi[8], dall'altro ad opere statistiche e storiche pure interessanti l'intera provincia, come, per ricordarne una sola, l'Annuario statistico della Provincia di Udine pubblicato negli anni 1876, 1878, 1881 e 1889[9], dall'altro ancora a singoli studî di vario argomento e di diverso valore, che, più o meno completamente, saranno citati, a suo luogo, nel presente volume.
Anche per ciò che riguarda la sua rappresentazione cartografica, la regione non può tenersi distinta dal resto del Friuli[10]. La prima esatta carta topografica fu certamente quella del Regno Lombardo Veneto all'86400[11] pubblicata dall'Istituto topografico militare dello Stato Maggiore austriaco nel 1833. Oggi però questa ha perduto ogni suo valore di fronte ai rilievi dell'Istituto Geografico Militare al 25 ed al 50 mila, eseguiti fra il 1885 ed il 1891, ed alla carta[12] al 100 mila che risulta dalla riduzione di questi, e di cui è riprodotta con qualche correzione ed accompagna questo volume la parte che comprende le Prealpi Giulie ed il territorio vicino.
II.
I MONTI FRA TAGLIAMENTO ED ISONZO
E LA LORO STRUTTURA
Cenni di O. MARINELLI
Le Prealpi Giulie. Limiti e divisioni.
Le Prealpi Giulie. Limiti e divisioni. Non può essere discussione sui limiti delle Prealpi Giulie verso mezzogiorno, ove le ultime falde s'immergono nella pianura, nè ai lati, dove Tagliamento ed Isonzo, i maggiori fiumi friulani, costituiscono ben segnate linee divisorie; qualche incertezza invece si ha nello scegliere il confine settentrionale, che Giovanni Marinelli, badando alle condizioni orografiche, indicava nella sella di Carnizza (1109 m.)[13], mentre, tenendo conto piuttosto dei caratteri geologici, converrebbe[14] fissare nella valle di Resia e nella sella del M. Guarda (m. 1682). Non è questa una depressione molto notevole, ma chi dal fondo della vallata di Resia volga lo sguardo verso l'origine di questa, scorge ben netto il distacco esistente fra la verdeggiante e morbida catena, la quale comincia col Guarda e prosegue col Suovit, col Chila, col Niska ecc. da un lato e quella aspra e rocciosa che con i due Baba, con lo Slebe e col Lasca Plagna raggiunge dall'altro il Canin. La selletta rappresenta del resto la diretta continuazione tectonica della Valle di Resia, la quale segna poi, come meglio si dirà appresso, una decisa separazione fra due zone montuose a struttura assai diversa e di aspetto pure ben distinto, quella alpina da un lato, quella prealpina dall'altro.
Tav. I. Monte S. Simeone e Gemona visti dalla via di Artegna (fot. di A. Malignani).