Il dominio austriaco. Il 1848.

Il dominio austriaco. Il 1848. S'aprì allora per il Friuli un lungo periodo di tranquillità che la ferrea vigilanza austriaca cercava di render sempre più profonda. Il governo compiè qualche buon lavoro stradale, pose un collegio militare a Cividale e, senza dubbio, la pace diede modo alla provincia di riparare ai danni delle guerre precedenti che avevano decimata la popolazione e ruinata l'agricoltura. Però l'oppressione poliziesca, la rapacità fiscale, l'oscurantismo eretto a sistema di governo erano ben più dannosi di questi vantaggi economici; i soldati napoleonici insofferenti del giogo straniero, i giovani fidenti nell'avvenire mordevano il freno in silenzio e preparavano in segreto la riscossa. Dal '40 in poi i segni di malcontento divennero sempre più manifesti finchè nel 1848 al primo sentore della rivoluzione scoppiata a Venezia anche il Friuli si sollevò. E già, nel primo inizio dei moti nel Veneto, troviamo i friulani Rocco Sanfermo e Michele Leicht, fra i capi degli studenti insorti a Padova l'8 febbraio 1848[320], e quest'ultimo pure fra i primissimi che entrarono arditamente nell'Arsenale di Venezia, il 22 marzo 1848, per strapparlo agli stranieri. Alle notizie venute da Venezia, i liberali udinesi con rapida mossa costrinsero le autorità austriache a segnare la capitolazione di tutta la provincia, e per essa anche Osoppo e Palmanova apriron le porte agli insorti il 24 marzo; a Cividale gli stessi allievi del collegio militare atterrarono le aquile austriache: la provincia era così tutta libera dallo straniero[321].

Fu gioia troppo breve! Già al principio d'aprile Nugent rannodava le truppe austriache a Gorizia e preparava la sua congiunzione con Radetzky chiuso nel quadrilatero. Il governo provvisorio affidò ad un comitato di soldati napoleonici: Cavedalis, Conti, Duodo l'incarico di preparare la difesa. Nelle cittadelle e nelle borgate della nostra regione pedemontana si costituirono bande per cooperare con Udine nella disperata impresa: a Buia sotto gli ordini di Domenico Barnaba, a Cividale, a Colloredo al comando del co. Filippo di Colloredo. Ad Osoppo fu posto un piccolo presidio sotto il comando del modenese Licurgo Zannini e del friulano Leonardo Andervolti, a Palma il vecchio generale napoleonico Zucchi cercò di rannodare la difesa. Tutti i centri anche minori della provincia dettero bei nomi a quelle fortunose giornate: S. Daniele il poeta Teobaldo Ciconi, Tarcento il gagliardo Lanfranco Morgante. Purtroppo però le forze erano impari agli animi; mancavano armi, munizioni e il tempo per la preparazione. Le bande furono sconfitte il 16 aprile a Visco dalle truppe austriache che avanzavano dal basso Friuli; Palma fu bloccata e Udine investita il 20 aprile e bombardata nei giorni successivi. Il 23 aprile Udine che aveva resistito più di quanto si potesse attendere da città difesa soltanto da antiche mura del '500, dovette arrendersi: l'11 giugno successivo caddero, colla battaglia del monte Berico le ultime speranze di soccorso dall'esercito italiano. Palmanova cedette, dopo notevole resistenza, il 24 giugno; Osoppo invece, difesa da un pugno d'eroi, resistè ancor quattro mesi fra sofferenze e patimenti inauditi; gli austriaci bruciarono e saccheggiarono il villaggio sottostante per impedire che giungessero soccorsi agli assediati esercitando inumana crudeltà contro gli abitanti. Finalmente il 12 ottobre la guarnigione, a stremo di forze, capitolò uscendo dal forte cogli onori militari, a miccie accese e bandiere spiegate. I superstiti si recarono a Venezia a continuare la lotta disperata per l'onore d'Italia e colà trovarono altri nobilissimi friulani: Cavedalis ministro della guerra, Valassi e Somma segretarî dell'assemblea e tutti i valorosi componenti la gagliarda legione friulana che, insieme a tanti altri animosi di ogni parte d'Italia, cementavano col sangue l'unità della patria.

Il Friuli riunito all'Italia.

Il Friuli riunito all'Italia. La sollevazione del 1848 lasciò gli animi inquieti ed anelanti alla riscossa nel gran sogno d'una Italia indipendente dallo straniero. L'atroce delusione del '59 rese quest'attesa anche più fremente; alcuni animosi delle nostre terre presero parte nel 1860 alla spedizione dei mille, altri si arruolarono nell'esercito regolare o combatterono nei successivi moti garibaldini, altri infine lavorarono intensamente in patria per la causa nazionale, sia che obbedissero alle direttive della Società Nazionale, sia che fossero spinti dal partito d'azione che segretamente organizzò nel '64 un moto insurrezionale. Questo fallì nel suo piano generale, tuttavia nell'ottobre due piccole schiere si riunirono; una di esse, di cui era l'anima il generoso dottor Andreuzzi di S. Daniele, dopo una breve e gloriosa resistenza contro gli austriaci che l'accerchiavano si sciolse sul Dodismala presso Spilimbergo, l'altra comandata da G. B. Cella partì da Venzone e giunta ad Illeggio in Carnia dovette sciogliersi anch'essa. L'Austria infierì con persecuzioni e condanne, ma il moto aveva mostrato all'opinione pubblica, più che qualsiasi disquisizione, come il giogo austriaco fosse insopportabile al Friuli[322].

Fig. 27ª. — La rupe di Osoppo, vista dalle ghiaie del Tagliamento. (Fot. G. Dainelli).

Anche nei due anni successivi i friulani non posarono; depositi d'armi furon tenuti con grave pericolo a S. Daniele, al Pulfero, a Cividale e altrove; nel luglio del '66 si tentò pure di costituire una piccola banda sul monte Juanes colla cooperazione di taluni patrioti di Cividale, di Codroipo, del Pulfero, di Canebola, ma l'ora della liberazione finalmente si avvicinava. Il 25 luglio i primi reggimenti italiani entravano a Udine e di lì avanzavano verso Cividale, Palmanova e Artegna; dopo pochi giorni però l'esercito nazionale ripiegava sul Tagliamento e Cividale, Gemona, Venzone erano occupate di nuovo dagli austriaci che tenevano sempre Osoppo e Palma. Furon giorni di terribile ansietà per chiunque nutrisse amor di patria. Finalmente il 2 ottobre fu firmata la pace; ultimo frutto di errori e di sventure secolari essa dava all'Italia le frontiere amministrative del Regno Lombardo Veneto, frontiere assurde così dal lato politico-militare come da quello geografico e storico, che corrono a caso dal monte al piano separando territorî geograficamente indivisibili e spartendo case e campi per il mezzo.

Fra il 12 e il 16 ottobre gli austriaci abbandonarono successivamente Palma, Osoppo, Gemona e Cividale; nel 21-22 ottobre con 144,988 voti favorevoli contro 36 soli contrarî il Friuli affermava solennemente il suo fermo volere di unirsi al Regno d'Italia sotto lo scettro costituzionale di Vittorio Emanuele.