Ricordo poi il filosofo e teologo domenicano Benedetto da Colle di Prampero (m. Padova 1520), il giurista sandanielese G. B. Liliano (m. Sandaniele 1550) ed il suo concittadino Tranquillo Liliano, acuto giureconsulto e verseggiatore latino, che fu accusato d'eresia (m. Gorizia 1581). Levò gran fama di sè il giurista Giulio d'Arcano che nel 1560 insegnava diritto nell'Università patavina; il cividalese Giov. di Manzano; il sacerdote Vincenzo di Pers (m. 1576).

Celebri militari friulani del secolo XVI sono: Girolamo Savorgnano (n. Osoppo o Savorgnano 1466, m. Venezia 1529) che abbattè sotto Osoppo l'esercito di Massimiliano, e scrisse un'opera in lode dei Paladini di Francia; suo figlio Giulio (n. Osoppo 1509, m. Venezia 1595), grande architetto militare; e l'altro figlio di nome Germanico (n. Osoppo 1514, m. Lione 1555) pure grande architetto.

Tra i diplomatici c'è Giacomo de Nordis cividalese, legato di Perugia sotto Paolo III; tra i medici il cividalese Lionardo Clario che scrisse anche poesie morali; tra i pittori Giulio Urbanis, sandanielese, che fu discepolo dell'Amalteo.

Secolo XVII.

Secolo XVII. Anche in questo secolo il nostro paese conta uomini di bella fama. Il missionario Basilio Brollo (n. Gemona 1645, m. in Cina 1704) conoscitore di parecchie lingue orientali, viaggiò per l'India transgangetica e la Cina, ove compilò il maggior dizionario sinico-latino dei secoli passati, contenendo esso 32 mila parole cinesi; Francesco Mantica (n. Venzone 1534, m. Roma 1614) per la profondità delle sue vedute teologiche, fu nominato cardinale e auditor di Rota: delle molte sue opere ricordiamo De coniecturis ultimarum voluntatum e Decisiones Rotae; ed all'onore della porpora fu pure inalzato il friulano Leandro di Colloredo (n. Colloredo 1639, m. Roma 1709), teologo, diplomatico e consultore dell'Indice. A questi aggiungeremo fra Paolo da Gemona (m. Venezia 1626), il quale oltre che filosofo e teologo fu tra i minoriti più eloquenti; Cornelio Frangipane o Claudio Cornelio (n. Tarcento 1553, m. Venezia 1643) giurista e feudalista di grido, che lasciò opere legali di gran merito, alcuni poemi latini ed una schematica tragedia; egli è l'unico Friulano che abbia opere tra i testi di lingua raccolti dal Gamba. Il sacerdote Giulio Liliano (n. Sandaniele 1560) nel 1606 fondò l'accademia udinese e ci lasciò molte poesie ammirate, tra cui L'impenitenza di Giuda che fu stampata come opera di T. Tasso; Ermes di Colloredo (n. Colloredo 1622, m. Gorizzo 1692) più che quale guerriero è noto come primo illustratore della poesia friulana, nella quale gareggia con lo Zorutti; così Ciro di Pers (n. Pers 1599, m. 1662) più che viaggiatore nel mediterraneo orientale e cavaliere di Malta, è noto quale uno tra i migliori poeti d'amore del suo secolo. E alla poesia non amorosa, ma burlesca deve la sua fama il cividalese Giampaolo Fabbri; alla lirica civile gli altri due cividalesi Girolamo Pichissini che riscosse il plauso universale, ed Emilio Miuttini che fu anche epico e drammatico e facondo oratore. Venzone dette i natali ai fratelli Mistruzzi che verseggiarono in latino garbato, uno dei quali, Pietro, lasciò anche discreti versi italiani. Ara Piccola di Tricesimo dette i natali a Giuseppe Colautti che morì parroco di Reana nel 1649, lasciando buoni epigrammi latini. Bisogna ricordare la Cronaca di Cristoforo di Prampero (n. Gemona 1575), che va dal 1615 al 1631, perchè in essa sono notate perfino le vicissitudini atmosferiche, le mercuriali, le malattie epidemiche; il medico Bernardino Pittiani (n. Sandaniele 1667) che pubblicò opere mediche importanti; e Gianfrancesco Mistruzzi (n. Venzone 1598, m. Villacco 1662) medico per le corti della Germania e padre dei poeti sunnominati.

Tra gli uomini d'arme c'è Fabrizio di Colloredo che combattè in Affrica contro i Turchi, e morì a Firenze ministro del granduca; e G. B. Persa di Gemona, valentissimo cavallerizzo, il quale, nel 1688, pubblicò in Padova un libro sul modo d'ammaestrare i cavalli.

Secolo XVIII.

Secolo XVIII. Questo è per noi il secolo dei grandi eruditi. Giangiuseppe Liruti (n. Villafredda 1689, m. 1780) fu il vero storico della nostra letteratura. Compose monografie di grande valore; ma la sua fama imperitura è affidata alle Notizie delle cose del Friuli, e alla poderosa opera Notizie delle vite ed opere dei letterati del Friuli. Gian Francesco de Rubeis o de Rossi (n. Cividale 1687, m. 1775), domenicano consultore del santo uffizio in Venezia, compose più d'una ventina d'opere storiche ecclesiastiche e civili, ricche di profonda dottrina. Giusto Fontanini (n. Sandaniele 1666, m. Roma 1736), arcivescovo d'Ancira e poi abate di Sesto al Réghena, fu uno dei più grandi eruditi del mondo: pubblicò oltre una ventina d'opere storiche, teologiche, letterarie, per due delle quali polemizzò vittoriosamente con L. A. Muratori; difese l'Aminta del Tasso, e coi Libri dell'eloquenza italiana sostenne una lotta gloriosa contro i denigratori della nostra letteratura. Iacopo Stellini (n. Cividale 1699, m. Padova 1770), mente enciclopedica ed una delle più alte dell'ordine somasco e dello studio patavino, lasciò opere profonde; a lui associamo il concittadino Antonio Evangeli (n. 1742, m. 1805), agile e pur vigoroso traduttore di molte poesie bibliche, che ne raccolse e pubblicò gli scritti. Sebbene nato altrove (Varmo 1689, m. Gemona 1773), facciamo il nome di Gius. Bini che fu per molti anni arciprete di Gemona, ove manifestò la sua grande attività letteraria, raccolse una voluminosa collezione di scritti storico-eruditi, e curò la pubblicazione di Rer. Italic. script. di L. A. Muratori. Altro benemerito collezionista di memorie storiche fu Domenico Ongaro (n. Sandaniele 1713, m. Colloredo 1796 ove era parroco); Daniello Farlati (n. Sandaniele 1690, m. Roma 1773) che compilò la ponderosa Storia dell'Illirico Sacro; il cividalese Niccolò Nicoletti che fu uomo erudito e poeta lodato; Giandomenico Guerra che raccolse 60 grandi volumi di notizie friulane; e Gaetano Stùrolo che ne raccolse 6 grossi volumi. Degni di nota sono pure Bernardo Fant, detto latinamente Fanzio, (n. Qualso 1657, m. Firenze 1719), servita che sgomberò la filosofia dai paradossi averroisti; e il suo nipote Enrico che fu teologo consultore della Repubblica; il filosofo Antonio Beltrame da Camino di Butrio; i due storici Iacopo e Daniele Concina di Sandaniele; il poeta epico maestro dello Stellini, Gaspare Leonarduzzi (m. Cividale 1752); il poeta latino Pietro Silio (n. Venzone 1660, m. Udine 1722); e Filippo del Torre (n. Cividale 1657, m. arcivescovo in Adria 1717) che compose importanti monografie storiche: l'ab. Carlo Narducci (n. Sandaniele 1691, m. 1779) che tradusse il Paradiso di Milton e pubblicò un discorso contro il duello.

Le scienze naturali vantano nel settecento parecchi cultori: G. B. Beltrame di Camino di Butrio, intelligente agronomo; Fabio Asquini (n. Udine 1726, m. 1818) che primo in Italia scavò la torba e la usò come combustibile; Giuseppe Suzzi (n. Ragogna 1701, m. 1764) che scrisse d'idraulica e di matematica, e insegnò fisica all'Università patavina; il valente medico gemonese Giuseppe Bertossi che nel 1759 pubblicò un Trattato delle terme padovane; e il rinomato chirurgo Leonardo Braida (n. Cividale 1710, m. Gorizia 1783).