Nella pittura ricorderemo Francesco Chiaruttini (n. Cividale 1748, m. 1796) scenografo e affreschista; e G. B. Tonolini di Felettano, buon dipintore di quadri sacri.
Secolo XIX.
Secolo XIX. Ancora più lunga è la serie degli uomini notevoli che la nostra regione ha avuto in questo secolo. Non contiamo molti eruditi; emergono però gli scienziati e alcuni cultori d'arte.
Cominciamo col nostro massimo poeta dialettale Pietro Zorutti (n. Lonzano 1792, m. Udine 1867); col nostro maggiore drammaturgo Teobaldo Ciconi (n. S. Daniele 1824, m. Milano 1863) che fu anche soldato valoroso; con una tra le migliori novellatrici del secolo, Caterina Percoto (n. Soleschiano 1812, m. 1887); con la più felice interprete tragica del secolo, Adelaide Ristori (n. Cividale 1821, m. Roma 1905). Forse unico nostro buon traduttore dall'inglese, da cui ci diede una ventina di opere letterarie e poi commentò la Vita di P. Sarpi del Fontanini, è Pietro Antoniutti (n. S. Daniele 1732, m. Venezia 1827). Raimondo de Puppi (n. Cividale 1794, m. Villanova 1849) fu elegante verseggiatore e raccolse varianti dantesche; Valentino Ostermann (n. Gemona 1841, m. Treviglio 1904), fu indefesso raccoglitore di memorie patrie, e benemerito folklorista; il sacerdote Pietro Peruzzi (n. Buttrio 1767, m. Udine 1841) trattò l'esametro latino con gusto classico; G. B. Gallerio (n. Tricesimo 1812, m. Vendoglio 1881) fece delle buone poesie friulane; Gius. Brignoli (n. Gorizia 1749) fu gentile poeta e forte drammaturgo: la sua commedia La Vedova letterata, nel 1795, ebbe al teatro di Venezia 19 rappresentazioni successive; Graziano Is. Ascoli (n. Gorizia 1829, m. Milano 1907) fu uno dei più grandi glottologi del mondo. Sebbene non friulano, ma poichè passò in Colloredo i suoi anni più belli, ci corre l'obbligo di nominare il grande romanziere, grazioso novelliere e poeta Ippolito Nievo che morì ventenne nei gorghi del mare, quando maggiormente gli arrideva la gloria dell'armi e la patria risorgente. Tra gli storici rammento l'infaticabile annalista Franc. di Manzano (n. Giassicco 1801, m. 1895); Valentino Baldissera (n. Gemona 1840, m. 1905) sacerdote erudito e avveduto raccoglitore di notizie storiche ed artistiche; il notaio Federico Barnaba di Buia (m. Udine 1905) incettatore di notizie storiche; suo padre Domenico agile narratore e piacevole poeta; Giorgio della Martina (m. Tricesimo 1807) che riunì in parecchi volumi tutto quanto trovò riguardo la pieve di Tricesimo. Gian Jacopo Pirona (n. Dignano 1789, m. Udine 1870) fu uno dei Friulani più colti, riunì moltissimi documenti patrî, e compose l'unico pregevole vocabolario friulano. Michele Leicht (n. Tarcento 1827, m. Cividale 1897) ha lasciato alcune pregevolissime monografie d'indole storica. Giov. Manzini (n. Rodda 1828, m. Cividale 1904) fu pellagrologo competente e appassionato. Gius. Onorio Marzuttini (n. Premariacco 1802, m. Padova 1849) fu filosofo, teologo e assiriologo; raccolse e cominciò la pubblicazione delle opere dei Padri Aquilejesi, commentandole e traducendole con molta spigliatezza. Francesco Foramitti (n. Cividale, m. Venezia 1843) fu grande giureconsulto e matematico: a lui dobbiamo le Pandette giustiniane, il Corpus iuris ed altre opere ponderose. Innocenzo Liruti (n. Villafredda 1741, m. vescovo a Verona 1827) fu canonista e teologo.
Fra i cultori di scienze naturali v'è Guglielmo Menis (n. Artegna 1790, m. Trieste 1850), medico rinomato e buon verseggiatore latino, pubblicò alcune monografie di geografia fisica ed un Saggio di topografia statistica medica; Giuseppe Berini (n. Monfalcone 1746, m. 1831) coltivò le scienze naturali e singolarmente la botanica, di cui ci ha lasciato notevoli scritti; Giovanni Brignoli (n. Gradisca 1774, m. 1850), naturalista e viaggiatore pubblicò la descrizione delle piante più rare del Friuli, ed una ventina di monografie botaniche; G. A. Pirona (n. Dignano 1822, m. Udine 1895) naturalista di grande valore, occupa un posto eminente tra i botanici, gli zoologi ed i paleontologi. Egli, pubblicando il dizionario friulano dello zio Jacopo, lo arricchì delle voci relative a piante ed animali. Quantunque non compaesano (n. Udine 1846, m. Firenze 1900) è nostro dovere ricordare qui Giov. Marinelli, uomo dotto, scrittore efficace e insigne cultore della geografia, in cui preparò una pleiade di maestri all'Italia; lo comprendiamo tra i nostri perchè considerò Tarcento come sua seconda patria.
L'arte ha avuto tra noi Vincenzo Lucardi (n. Gemona 1808, m. Roma 1876) scultore esente da manierismi, ardito e spesso solenne; Luigi Minisini (n. S. Daniele 1816, m. Ronchi di Treviso 1901) statuario di molto merito, dopo che s'era saputo svincolare dall'accademicismo dei canoviani; Giacomo Gabrici (n. Faedis 1846, m. Cividale 1904) scultore variamente venusto; Antonio Dugoni (n. Cividale 1827, m. 1874) pittore dalla composizione calma, ritrattista ricercato. Ricordiamo Domenico Fabris (n. Osoppo 1814, m. 1901), affreschista, ultimo imitatore degli Amaltei; e Gius. Ub. Valentinis (n. Tricesimo 1819, m. 1901) paesista corretto come ogni discepolo del Markò, ma più noto come perfezionatore del metodo di rigenerazione Pettenkofer; egli stese per il Cavalcaselle l'appendice alla Storia delle belle arti in Friuli. Due veramente dimenticati artisti sono il conte Ascanio di Brazzà e Antonio Fantin: il primo riprodusse su tela i paesaggi da lui visitati nell'Asia minore e nell'Affrica mediterranea, incise i monumenti di Roma, e come a dotto archeologo il papa gli affidò i musei capitolini da riordinare; il secondo visse molti anni a Tricesimo ed a Gemona, affrescando e dipingendo quadri da chiesa; morì a Parigi nel 1888, presso il suo parente Luca Madrassi, scultore tricesimano ancor vivente. Non sarà fuor di luogo rammentare il sacerdote Angelo Noacco (n. Rizzolo 1832, m. Cassacco 1904) quale ingegnoso architetto di chiese.
La musica sacra ha avuto in Jacopo Tomadini (n. Cividale 1820, m. 1883) uno dei cultori sommi; le sue numerose composizioni hanno riscosso l'universale ammirazione per la molteplice melodia soavemente grave.
Un ultimo accenno ad alcuni fra i cittadini più benemeriti. Gabriele Luigi Pecile (n. Fagagna 1829, m. 1902) dedicò la vita all'educazione popolare, e fondò in Fagagna la scuola di caseificio; Pietro Biasutti (n. Forgaria 1843, m. Villafredda 1900), con la sua indefessa attività recò un soffio potente di nuova vita nelle numerose istituzioni di cui fece parte; il conte Giac. del Torre di Romans, dal 1856 per oltre 40 anni diffuse col lunario Il contadinel, una modesta ma sana coltura tra i campagnoli; G. B. Locatelli (n. Pignano 1809, m. 1878) dedicò lunghissimi anni per istudiare il tracciato del canale Ledra, nel quale lavoro gli furono larghi d'incoraggiamento e di lumi G. B. Bassi e G. Corvetta; il sacerdote Placereani (n. Montenars 1821, m. Mortegliano 1893) riuscì a portare a buon punto un tempio sontuoso in questo villaggio.
Dei viventi che in un modo o nell'altro illustrano la piccola patria, non è, per ragioni evidenti, qui il caso di trattare; nè certo è questo il luogo di esporre conclusioni generali sullo sviluppo della letteratura, della scienza e dell'arte nella regione da noi considerata; tanto più che qualche accenno fu già fatto nel precedente capitolo.