Non so se io debba admettere questa vostra scusa di non poter ne scrivere, ne visitar gli amici per esser carica de figliuoli. deh che fareste voi se havessi venti come hebbe Euticha? che fareste voi se ne havessi cento, come leggo haver havuto Combe Calcidica, donde poi ne nacque il proverbio. TANQUAM CALCIDICE PEPERIT NOBIS UXOR: Niobe figliuola di Tantalo n'hebbe quatordici ben strani & malvagi: ne perciò rimaneva di esser ufficiosa verso gli amici. Io non accetto questa scusa: ma in qualche modo mi vendicherò di questa vostra negligentia se non con altro, almeno con pertinace silentio. Di Piacenza.

CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE A M. LELIA SCARAMPA.

Antonio, vostro fratel cugino, fu l'altro giorno a visitarmi & doppo molti ragionamenti insieme familiarmente havuti mi disse ch'eravate in grand'affanno, per la pestilentissima lingua di alcuni scellerati, che vi laceravano la buona fama qual con tanto sudore acquistato vi havete, & con acuti morsi vi trafiggevano il cuore; & che di questo, non ve ne potevate dar pace in modo alcuno: Io mi maraviglio grandemente di voi, che si leggiermente, rimagniate offesa: ma se non sofferite con forte animo le parole de nemici vostri, come sofferirete voi i fatti? quasi che sia cosa moderna il ritrovar che si diletti di morder altrui? & di qual cosa prega con maggior vehementia il profeta David, salvo che di esser liberato dalle labra inique, & dalla lingua dolosa? Ho io sempre creduto che maggior danno si senti dal lusingheuol amico, che dal feroce et mordace nemico, soleva il S. mio padre rassmigliar le persone virtuose che da niuna infamia macchiar si possono, a quell'herba detta Adianthon, laquale, anchora che ben si bagni et nell'acqua tutta si sommerga, sempre però par che secca et arida sia: Assuefate (vi prego) gli orecchi a ricever simil veleno, et non piu vi nuocerà che si nuocesse gia a Mitridate ricevendo per bocca essendoci da fanciullo avezzo. Attendete pur a guardarvi prudentemente (come fin'hora havete fatto) & poi lasciateli sfogare questo lor insanabil morbo, ilquale a voi non nuocerà punto. nuocerà bene a lor stessi facendoli scoprir l'innata lor malignità. Ringraziate Iddio che a cotesto modo vi si dia materia di esercitare la patientia vostra, laquale per si fatti modi si raffina & illustre doventa. Avviene veramente alle persone afflitte, come veggiamo avenir al zaffrano et al fien Greco, lequali quanto piu son calpestrati, tanto piu facilmente fioriscono & mostrano la lor bellezza. Voi havete pel passato et nella vostra piu giovenil età, tolerato con istrema patientia tante ingiurie della fortuna fatte, tanti duri incommodi, & hora per si lieve cosa v'attristate, vi sgomentate, & non volete con voi stessa pace? mi parete fatta simile alla Murena, laquale con noderoso bastone uccider a fatica si po' et uccidesi poi agevolmente con la lieve ferula: non ha potuto piegar la grandezza del vostro animo, non ha potuto scemare, ne indebolir la fortezza del vostro petto la morte di tre fratelli, che furono di Scipione, di Annibale, et di Leonida assai piu valorosi: non vi ha pur un tantino sbigottito la morte d'un figliuolo, che avanzava di bellezza l'Adone di Venere: & hora vi po' contristare una parola detta (per aventura) da soverchio caldo di vino? Deh acchetativi sorella mia (se punto mi amate) poiche da queste male lingue niuno guardar si puote: elle travagliorno sempre i buoni, trafisser Christo Re del cielo, non sol quando tra peccatori conversò, ma anche poi ch'egli fu confitto sul legno della croce. Siavi la morte di Christo in luogo di quella virtuosa Panace c'ha rimedio efficace contra tutti i mali; & qui fo termine al scriver mio, scongiurandovi per quella altezza di animo, che gia tanto in voi per passato ammirai et ammiro tuttavia, vogliate generosamente por i piedi su queste frivole ciancie, nelle quali ne la giustificatione, ne la condennagion vostra consiste: state lieta. Di Napoli alli XX. d'Agosto.

MARTA VIDASCA A M. AGATA FERRERA.

Volesse Iddio che le ingiurie che dette vi furono l'altro giorno da vostro cognato, facessero in voi di quelle operationi che fece la ferita di colui che uccider volle il Tessalo Prometheo; so che l'istoria vi è nota, ne accade ripeterla; & chi sa che quelle villanie non vi sieno una salutevole ammonitione perche vi guardiate se in voi è vitio alcuno da correggere et da emendare? Telepho, perche non haveva amici, fu costretto ricevere la salute dell'inimico: cosi intraviene a noi quando non habbiamo liberi amici, che ci dichino la verità sul viso; siamo sforzati udirci rinfacciare li difetti dalli nemici: ma noi doveremo veramente fare come egli fece, ilquale non abadò a colui di cui era l'hasta, ma sol la salute che sporta l'era per il mezo dell'hasta: se l'è vero ciò ch'egli vi disse di male, fate di maniera che piu non lo possa dir con verità: se l'è bugia, fate vostro conto ch'egli non habbi detto a voi, poi che in voi non è cio che egli vi rinfaccia: consolative adunque & ricorrete sempre a Dio nelle vostre tribulationi: sia l'oratione il vostro rifugio, sia la prora, sia la poppa, sia l'anchora della vostra fluttuante navicella. oh se sapeste quanta forza ella habbi; vi fermareste, tutta, tutta, ne suoi giusti presidij & per virtu de lo spirito, conoscereste che ella ha tanta forza ch'ella pò mutare i fermi proponimenti d'Iddio, pur che sia fatta con humiltà, il che ne dettero ad intender li dottori Ebrei, dicendo che chi ha da far oratione, deve star in luogo basso & non punto alto, il che conferma parimente la divina scrittura dicendo ORATIO HUMILIANTIS SE PENETRAT NUBES ne piu oltre mi stendo a favellarvi di cotal materia, Iddio vi doni fortezza. Da Trento alli XV. d'Aprile.

LA MARCHESA MALASPINA NICELLA A M. FLAVIA NEGRA.

Tre partiti mi sono hor hora capitati alle mani per vostra figlia (s'è pur siete disposta di volerla come mi diceste maritare:) l'uno è non meno ricco che gia si fusse Crasso ilquale poteva nodrire delle sue annuali rendite una legione, ma l'è furioso piu di Clomede: l'altro è bello a par di Nireo, et similmente povero come Iro. Il terzo è piu brutto di Esopo Phrigio, savio però & astuto quanto mai ve ne fusse alcun'altro. Ulisse sarebbe nulla, comparato con esso lui: eleggete hora qual piu vi piace, perche farò andar avanti la prattica & in brieve spatio di tempo con il mezzo della S. Emilia Rangona la conchiuderò: state sana. Di Piacenza alli: XX. di Gennaio.

ALUVIGIA CAROLEA A M. LIVIA BENCIA.

Mi dimandaste alli di passati per vostre lettere d'onde avvenuto sia che alcuni Philosophi habbino scritta ogni cosa esser di acqua composta, & Pindaro nobile poeta habbi nel suo poema scritto che ottima cosa sia l'acqua: credo io fermamente che la virtu che nell'acque in diversi luoghi si ritrova, sia stata cagione di fargli cotal cosa scrivere. sono veramente sopra ogni fede gli effetti che noi veggiamo dalle acque uscire. soviemmi d'haver letto, che l'acque Suvessane, toglievano la sterilità delle femine, & insieme la pazzia dal capo a gli huomini. Hò letto che nell'Isola Enaria con l'acqua si guarisse chiunque pate il male della pietra. Vicino di Roma le acque dette Albule, risanano le ferite: il lago Amphione, toglie le vitiligini: Cidno fiume della Cilicia, medica la podagra. Ho letto d'un fonte posto fra Napoli & Pozzuolo, che medica gli occhi infermi: le acque che sono nelle paludi d'Ariete; fanno stremamente indurar le unghie de giumenti. Ecci anchora un fonte a Cerome, che fa divenire le pecore negre, & un'altro detto Mele, che le fa doventar bianche. Chiunque beve del fonte di Arcadia chiamato Clitorio, incontanente li viene il vino in odio: chi beve del fonte Zizico, si spoglia subitamente d'ogni amore, che altrui porta il fiume Lico presso di Leontini, è di tal proprietà che chi ne beve doppo tre giorni muore. Infiniti altri & miracolosi effetti delle acque si veggono: liquai non sol ci possono far credere quel che Pindaro n'ha scritto: ma cio che anchora Empedocle n'ha detto: altro circa questo per hora non vi saprei che dire, ne piu altamente vinta dalla debolezza del mio ingegno vi saprei philosophare: state sana & lieta, ne abbandonate per alcun tempo li incominciati studi, acciò veggiamo di voi, tosto uscire li desiderati & lungamente aspettati frutti. Di Pausilippo: alli XII. d'Aprile.

La Contessa di Nola, mia S. vi saluta.