Tutto'l mondo loda & ammira la virtu vostra nel cucire, & nel ricamare, & pensasi che sia si cosa impossibile lo potervi in tal arte superare, come impossibil stimossi già toglier le saette di mano a Giove, la mazza di mano ad Hercole, & il versificar dall'ingegno di Homero: hor per questo, tanto vi desidero io haver presso di me, che di piu non si puo cosa veruna desiderare offerendomi trattarvi da sorella: trovare in casa nostra una famiglia ben accostumata: vi parerà che non habbiamo d'haver invidia ne a Socrate del servo Phedone, ne à Theophrasto del suo Pompilio, ne ad Ulisse, perche havesse Melanthio per suo servidore, ne finalmente ad alcuno, a cui fortuna habbi mai conceduto servo fedele, & amorevole. Troverete maritti & mogli, si ben d'accordo, quanto fusser mai, Artemisia & Mausolo, Ersilia & Romulo. Vedretici figliuoli obedienti & cari a lor padri quanto si fusser mai Cassandra, Andromeda & Hipsiphile: quivi parerà di vederci habitar le nove Muse con tutte tre le Gratie: & considerato che havrete la prudentia & profunda sapientia di mia cognata, crederete che in essa sia lo spirito delle dieci Sibille. Habitarete un palazzo (almeno di vista) non inferiore a qual si voglia famosa casa; direte che architteti ne furono Democrate, Philone & Meleagene: habbiamo un'horto che non cederebbe all'horto di Alcinoo, di Adonide, & di Mecenate. Si che risolvetevi: perche certo sono, che non ne rimarrete pentita. Di Soresina alli X. d'Agosto.

LUCRETIA DA ESTE S. DI CORGIO A M. PAULA MARCELLINA.

Mia figliuola è per partorire di giorno in giorno, pregovi a farmi havere una comare, che lievi la creatura dal parto, ma guardatevi, ch'ella non sia una qualche imbriaca, et indegna di comettergli una tal primaruola (per favellare alla nostrana) se possibil è, vorrei che mi faceste haver quella Marietta che stava già nel vostro vicinato, qual intendo non esser men esperta di Sotira & di Salpe: che furono in tal esercitio si eccellenti che Plinio non sol fa di loro, nella sua natural storia, degna memoria, ma i lor decreti piu di una fiata cita, ne rimedij de molti morbi. affaticatevene (per amor mio) che di si grato beneficio, non vi saro mai ingrata & sconoscente. Da Favrego alli XI. d'Agosto.

VERONICA CORADELLA CONTESSA DELLE GABIZZE A M. ALESSANDRA DALLA ROVERE.

Non mi essendo mai stato grata alcuna consolatione, senza voi, caro il mio bene, pensate che ne anche goder possa (che me ne faccia prò) le delitie della villa dove mi ritrovo se da voi, giorno & notte non sono accompagnata. venite adunque a ritrovarmi acciò che il piacer mio sia tutto intiero & dalla amara vostra absentia non venga in parte alcuna scemato. Vedrete presso di noi, di ogni sorte alberi, addutti di Persia, di Soria, di Giudea di Phenicia, d'Africa, & d'Asia, sonvi Pobbie dedicate a Hercole: gli Mirti consagrati a Venere qua ci è l'Alloro di Apollo, la Quercia di Giove: l'Olivo di Minerva, il Pino di Cibele, & il Cipresso di Plutone. Qua vedrete selve piu fronzute dell'Hercinia, piu fresche della Nemea: piu verdegianti di Ida: piu folte di Caledonia, d'onde i Britani ne trassero il lor nome: piu amabili di Dodona: piu grandi dell'Hircania, men ventose di Marathonia: piu religiose di Tegea selva d'Arcadia. Habbiamo in questi nostri contorni infinite sorti de legumi & de formenti: fiori, Viole, & mille odorati frutici: tante famose & salutevoli herbe, quante annoverar si possono: sonci in questi nostri paesi; luoghi, non inferiori, di bellezza & di fecundità, di chiarezza, & di profundità, all'averno, al Benaco, al Fucino, al Cocanico, all'Acronio, & al Thrasimeno. Habbiamo non molto lontano da noi monti di grandezza, d'habitari, & di amenità, non inferior ad Abila, ad Acantio, all'Acatone di Etolia, all'Actio dell'Epiro, al Dardamo di Puglia, al Caucaso di Scithia, al Caphareo dell'Euboia, & al Phalerno della campania. Gran trastullo prenderete (se ci venite) dal veder fiumi, che che non cederebbono di magnifico splendore a qual si voglia nobil fiume s'egli fusse ben Acis, Albis, Anieno, Anauro, Apidano, Arexe, Athesi, Aufido, Caico de fiumi. Certamente non habbiamo d'havervi invidia al Tago, all'Hermo, al Pactolo, al Hidaspo dell'India, ò all'Arimaspo della Scythia. Se volete venire, fatemelo sapere almeno di tre giorni avanti, perche vi mandero di quante sorti de carri havere ò desiderar si possino per farvi portare agiatamente. Vi manderò gli Essedi de Britani, le Rhede Francese di due Rote & le Tribule contadinesche. Vi manderò l'Octofaro di Caligola, vi manderò Curdoni: Staticoli, Pilenti, Combe, Conuini, Bighe, Trighe, Quadrighe, Basterne & de molti Biroti. Volete voi altro salvo che vi faccia goder meglio di quanto mai godeste da che nata siete? non voglio far piu offerte se volete venir venite, se non, statevene. Dalle Gabizze alli VIII. d'Agosto.

ORSOLA MAGGI A M. LUCILLA BENZONA.

Mi dispiace d'haver inteso che vostro marito sia stato accusato di lutranismo, et per dieci anni fuor dell'amata & cara patria confinato: et molto piu mi dispiacerebbe se con ragione ciò gli fusse avenuto, ma poi che n'è stato cagione sol l'ignoranza de Giudici troppo creduli alle false relationi, me la sopporterò alquanto piu patientemente che io non faccio. cosi essorto voi a fare. Non fu mai per alcun secolo, che gli huomini ingegnosi et d'alto spirito non patissero de simili calumnie. Specchiatevi in Demonace philosopho a tempi di Adriano, come fu egli mal trattato per esser stato accusato sprezzatore delli misteri Eleusini? specchiatevi in Anasagora Clazomenio che similmente fu posto in prigione dalli Atheniesi per esser accusato falsamente d'haver detto che il Sole contra l'opinione loro non fusse il vero Iddio, ma fusse una pietra infocata: vi potrei addur de gli altri essempij in si fatto proposito, ma so che li sapete meglio di me, et chi vi si puo di molta et di varia lettione a questi nostri tempi agguagliare? niuno certamente, se egli fusse ben Varrone che fu detto per il molto & per l'assiduo studio Porco di lettere: quivi adunque farò fine ricordandovi esser la pacienza rimedio molto efficace a tutti i mali. Di Cignano alli XX. di Settembre.

CAMILLA CARACCIOLA VILLA A M. ADRIANA RASPONA.

Che è quel ch'io odo M. Adriana che havete figliuoli di si malamente, & di si mal'animo dotati? ne quali niuna maggior vaghezza si vede, che disprezzar Iddio contaminar i sacri tempij, prophanar le sante cerimonie & conculcare le venerande reliquie, & tutto questo fassi alla presentia vostra: le vostre orecchie odono le biastemme, & i vostri occhi veggono i stratij, & li comportate, & non li riprendete, & non ardete tutti di santo furore? non havete voi letto che avenne a Glauco per disprezzare i sacrifici di Venere? che avvenne ad Aiace per violar Cassandra nel Tempio di Minerva leggete come fu mal trattato Licurgo Re de Thraci, per far poca stima dell'Iddio Bacco. ne meglio avvenne a Penteo figliuolo di Echione: le cose sante si vogliono riverire di perfetto cuore, & chi altrimenti fa, gli ne sopraviene male, come leggiamo esser accaduto a Capaneo da Giove fulminato, ad Atalanta, ad Hippomene & alle figliuole di Preto, le quali furono tramutate in vacche per poco rispetto portato alla Dea Giunone. Quando i Poeti antichi narrano i strani accidenti a quelli avvenuti c'hebben poco rispetto alli Dei, non ad altro pensorno che ad insegnarci il vero culto & a sbigottirci dalle malvagie opere. Il poco rispetto c'hebbe Licaone Re di Arcadia a Giove fu cagione di farlo convertir in lupo; il poco rispetto c'hebbe Erisictone a Cerere lo fece ridur a tanta fame che se stesso mangiò per brama di pane. La poca riverentia c'hebbe Phlegia Re de Lapiti & padre d'Ixione al tempio di Apollo fu cagione della sua strema miseria; vorrei che li figliuoli vostri spesso ripetessero nell'animo loro ciò che ne scrisse Virg. PHLEGIASQUE miserrimus omnes admonet, & magna testatur voce per umbras discite iustitiam moniti, & non temnere divos. La poca riverentia c'hebbe Salmoneo figliuolo di Eolo, li fu cagione di perpetua rovina: il poco riguardo di Theopolemo, di Ciampo, & di Therone, che non partorì lor di affanno & di Angoscia? Deh provedete Madonna mia a tanta impietà, accio non ne siate anchora voi insieme con esso loro duramente punita: se nelle sacre lettere leggiamo esser stato punito il sacerdote Heli per non haver castigato la malvagità de figliuoli che n'averrà a voi che si lungamente sofferti li havete et non li castigaste, mentre potevate, & sopra di loro havevi maggior imperio? non eravate voi da Salomone sofficientemente avvisata di non perdonar alla sferza, d'incurvare i giovani nella loro adolescentia, di erudirli nel timor d'Iddio, & nella via dell'honor mondano? perche non l'havete fatto? Ah quanto mi doglio del giuditio, che veggo sovrastar al capo vostro, avisateli almeno, ammoniteli, scongiurateli per il latte, che lor deste et per l'albergo del ventre che lor faceste ad astenersi da tanta impietà & a non imitare il sprezzator d'Iddio Mezentio: ne altro per hora dico. di Ferrara alli III. di Luglio.

LIVIA D'ARCO, CONTESSA A M. LAURA PESTALOSSA.