Quando sara mai vita mia cara et dolce anima mia, quando sarà dico, che ritorniate a Piacenza, laqual senza voi si poco mi piace, che niente meno. Quando fu mai che lasciaste quel Pesaro dificato per mio danno & a noi, che piu ardentemente vi desideriamo, che non fa il cieco la perduta luce facciate subito ritorno? Siami lecito di usar le sante parole della divina scrittura favellando con persona piena di santità, & dirvi REVERTERE, revertere sunamitis ut intueantur te. Deh che paiono le vicine vostre, non vi veggendo paiono smarrite, et stanosi maninconiche, non potendo piu contemplare il vostro reale aspetto, non potendo piu vedere le gentili maniere, ne udir quei soavi accenti, ò quelle sante parole che vi escono di bocca, atte ad infiammar un cuor di ghiaccio: non altro. Di Piacenza alli III. d'Aprile.
AURELIA MAGIA A M. LAURA CERUTA.
Mi dimandaste l'altro giorno, che ci ritrovamo in casa di M. Giulia mia carissima cognata; che vuol dire, che essendo moglie disi gentil litterato, qual è il S. Onofrio non vi dessi alle lettere come fanno alla età nostra tante nobili Madonne; & tante illustre Signore non vi potei all'hora rispondere, per la venuta di quelle Signore, che sprovedutamente ne sopragiunsero, hor che mi ritrovo nel mio studiolo tutta sola & sfacendata, vi rispondo, si non in tutto come vorrei, & voi per aventura desiderate, almeno come dalla debolezza del mio intelletto m'è conceduto, & vi dico che non sò da qual parte mi rivolga per studiare; se mi do alla Theologia temo non cader in qualche mala sospitione et che di me, si dica, che io sia Pelagiana, ò Manichea, ò Anabatista ò Arriana. Se mi volto a Grammatici, essi poverelli non sanno ne ragionare, ne giudicar d'altro che de nomi & de verbi, di sillabe & di accenti, debbo volgermi alli spinosi Loici, alli Severi Philosophi, alli odiosi Sophisti, a litigosi legisti, ò a lascivi poeti? ne a questi credo mi consiglierete già voi? L'è adunque meglio che io li lasci star in pace, & che mi trattenga nelli esercitij dalle donne sin'hora usitati; io non voglio doventar poetessa perche veggo che quelle che si danno alle lettere non si sanno (fuor di que) rassettar un paio di calze ò lavarsi un moccichino. Io non so la piu bella via di farmi stimare & honorare al mondo, che con l'esser casta, modesta, taciturna, & humile, senza tante lettere & senza tante philosophie: vi ho detto quanto m'è occorso per hora, intorno a tal fatto. Se ci vedremo con la corporal presentia, forse vi renderò dell'altre ragioni che vi pareranno assai piu probabili. Di casa nostra.
LA CONTESSA LEONORA TODESCA A M. SILVIA FENARUOLA.
Intendo che vi siete maritata a M. Antonio Aliprando: piacemi, per esser egli persona di valore, & spiacemi dall'altro canto, che in si giovenil età habbiate da esser Matregna di tanti figliuoli. Ricordomi d'haver letto esserci ritrovati ne tempi antichi alcune matregne indiavolate, seminatrici d'ire, d'odij, & di mille discordie: & altre anchora che trattarno i lor figliastri come se del lor corpo usciti fussero: guardaretevi adunque di non esser mala matregna, ne tale qual fu Phedra verso Hippolito ò Martina verso Costantio Eraclio, da cui fu velenato. non siate matregna tale, qual fu Nuceria che uccise fermo il Figliastro (se'l vero narra Plutarco nelle sue paralelle) Poi che la fortuna vostra v'ha condotto ad esser Matregna, sofferitelo patientemente ramentandovi che à tal stato fu similmente condotta Hippodomia: Ino, Casperia, Stratonica; Giulia, Gidica, Giunone, Opea, Eribea, & Alfrida: attendete voi a portarvi bene, & fate pensiero di esser vera madre, essendo voi per virtu del matrimonio, fatta una medesima carne, con vostro marito che li generò: & a Dio siate. il Conte Daniello mio consorte vi saluta & si congratula: Di Piacenza alli .X. d'Ottobre.
SUOR BARBARA DA CORREGIO A S. CAMILLA N.
Fu l'altro giorno a visitarci un padre dell'ordine vostro, & mi disse ch'eravate si mal contenta d'esservi fatta monaca, che pensavate uscirne, & pigliar marito desiderosa d'haver figliuoli. deh non voglia Iddio che senta mai si strana nova che la mia Camillina pentita di esser sposa di Christo si sia fatta soggetta a un'huomo fragile, caduco, & mortale, et a quel render (come schiava) ragione d'ogni sua attione: è possibile che si nobil animo & si generoso spirito si voglia far vasallo, delle maschili intemperanze. sorda piu tosto possa io divenire, anzi che mai intender cotai novelle: ma che desiderio è questo d'haver figliuoli? havete voi paura, che'l mondo venga meno? anchora non havete provato gli affanni che vi si sentono. Oime quando veggo venir qualche donna gravida a visitarci, mi viene pur gran pietà di loro veggendole andar si stentatamente, sempre ansiando, con que volti stampati di color di morte, con quelle labra si pallide, & senza sangue, con quelle perpetue nausee, con que strani appetiti ch'odo che le hanno di mangiar carboni, terra, gesso, & simili cose. Ma quando leggo nella sacra scrittura quella comparatione, sentirai dolori, da donna di parto, & quella gran maledittione data nel Genesi PARIES IN DOLORE FILIOS: tutta in lor servigio mi racapricio, & benedico quella santa intentione che venne al S. mio padre; percioche monaca facendomi ho campato quella terribil sententia. d'Iddio; fate a mio modo dolcissima sorella, pensateci bene, non correte a furia, consigliatevi con la ragione & non con l'appetito. Frenate i sensi con l'assidua cogitatione della triomphante croce di Giesu Christo, alquale vi raccomando di continuo con le mie fredde orationi. Il Spirito Santo le riscaldi col suo virtuosissimo fuoco. Da S. Antonio alli III. d'Aprile.
LAVINIA SFORZA CONTESSA DI BORGO NOVO A M. LAURA DA MELARA.
Il nostro fattore, parlerà con il Conte sforza mio cognato, ne dubito per esser egli di nobilissimo animo ch'ei non faccia in vostro beneficio quanto voi desiderate: quanto poi a quel che mi scrivete circa le dishoneste prattiche di quelle Suore non me ne maraviglio punto, ne mi par d'udire cosa nova, havendo gia letto, che Oppia vergine Vestale, fusse per stupro commesso sepelita viva. Fu dannata Martia d'incesto, cosi Sextilia, cosi Tutia (se'l vero ci narra Livio) ne aliena fu da carnali congiungimenti Floronia Vestale, laquale per paura di piu grave supplicio, se stessa uccise: fu di piu accusata di stupro Posthumia: benche poi da Pontefici absoluta fusse: si che nova cosa non mi pare, che le monache de nostri tempi, facciano anch'esse l'amore, & diansi furtivamente nelle braccia de lor amatori poi che le antiche per gravissimi supplicij non se ne potevano rimovere. Non vi scandalizate adunque di cotai cose, se non volete esser tenuta una sciocca anzi ricordatevi che elle non sono piu di bronzo, ne di macigno che siamo noi altre. Troppo nel vero gran forza havrebbe il velo s'egli potesse rafreddare, & spegnere i riscaldamenti della carne: ne altro intorno a questo fatto vi dico, salvo che vi invito a borgo novo; a godere di quella gentilissima Signora Bresciana qual s'ha novamente per sua sposa eletto il Conte Alessandro mio suocero. Credo veramente ch'egli si habbi eletto il fiore di quella città, et se io credessi che sol due paia come fussero simili a lei rimasti non vorrei far mia vita altrove. Di Borgo novo, alli X. d'Aprile.