Vi fu in un'alba l'apparizione di quattordici siluranti austriache verso un punto del nostro litorale adriatico. Era la terza di una serie di albe propizie. Generalmente per le loro imprese marittime o aeree, quando si tratta di traversare l'Adriatico, gli austriaci scelgono il terzo giorno favorevole, perchè il primo, dopo un periodo di maltempo, è ventoso forte, il secondo ha come conseguenza mare mosso, il terzo si presenta con calma piatta, il quarto è velato da foschìa, il quinto è grave di nubi, il sesto fa pioggia.

Dunque in quel terzo mattino di calma piatta, quattordici lineette brune, sette da una parte, sette dall'altra, componenti come un angolo, spuntarono di tra la foschìa viola-rosa, sullo sfavillìo del mare. Cominciò fra pilota e osservatore un muto scambio di cenni e di mimica i quali significavano:

— Nostre non sono.

— Attenti alle bombe da lanciare.

— Per non equivocare bombardiamo dopo la prima cannonata.

E via a tutto motore in linea di volo — vale a dire alla massima velocità — verso le quattordici lineette che andavano rapidamente ingrossandosi. I cacciatorpediniere già si differenziavano dalle torpediniere. Ma la loro disposizione mutava: ognuna usciva di rango seguendo una rotta obliqua, tracciando curve scie per non farsi bersaglio. Soddisfazione enorme: un idrovolante metteva lo scompiglio in una squadriglia di siluranti. Vam, vam. Un sussulto alla coda. A destra, ad una trentina di metri, uno scoppio ampio come una parete di stanza, nerastro, somigliante al ghigno di un mostro. È il colpo atteso.

L'idrovolante da 1200 metri plana su un gruppo di sette siluranti: sulla verticale del centro sfibbia le bombe. Disgraziatamente vanno a tuffarsi a poca distanza da due siluranti in coda. Il cielo è un inferno. L'apparecchio è accerchiato da scoppi, taluni a poche decine di metri dalle ali. La coda specialmente è scossa. La prua tende a buttarsi in giù. Il pilota e l'osservatore, attanagliati da due opposte sensazioni, quella di precipitare da un momento all'altro e quella di essere invulnerabili, irrigiditi nella esasperante intensità di queste vicende, traversano vertiginosamente il cielo della morte; la coda vibra eccessivamente, le crociere hanno un tremito anormale, il motore scaldandosi produce un suono minaccioso. Il pilota sbanda l'aereo a destra e a sinistra con decisione per disturbare la mira agli artiglieri avversari. Le esplosioni dei proietti, non ostante l'intensa sonorità del motore, si fanno udire con strepiti laceranti.

Intanto un rinforzo di idrovolanti nostri punteggia l'orizzonte. Pochi minuti dopo la squadriglia è sul bersaglio: di essa fanno parte piccoli fulminei caccia che piombano ad inaffiare di mitraglia le tolde nemiche. Rivolta la prua verso Pola, le siluranti con una manovra urgente filano a tutta velocità lasciando una scia lunga, candidissima. Un treno armato, i cui colpi sollevano colonne d'acqua in coda alla squadriglia fuggiasca, spara dalla costa.

Le cittadine dorate nel litorale verde-azzurro, sembra assistano alla battaglia simboleggiando un'inalterabile serenità. E dall'alto dell'idrovolante la visione della costa estatica, delle navi in fuga, della squadriglia aerea — macchie nere contro il sole nel picchiettìo multicolore delle esplosioni — si domina con l'ebbrezza del buon dovere compiuto.

Poi il ritorno avviene a pochi metri dalla costa. Si naviga con motore ridotto, ma la velocità — doppia a quella di un direttissimo — consente di oltrepassare vertiginosamente cittadine, paesini, gruppi di villette, semafori, porticciuoli, canali, mentre ondate di folla, nelle zone più abitate, si protendono sulla spiaggia verso l'idrovolante da cui l'osservatore fa gli onori di casa sbracciandosi.