Più semplice di così.... Eppure chi deve esercitarsi per la prima volta ha l'impressione di essere invitato a gettarsi dal tetto di una casa dietro garanzia che non si farà alcun male, ma che anzi si divertirà.

« — Dunque parta. Raggiunga i 1200 metri, tolga i gas e si avviti. Faccia alcuni giri di avvitamento, si riprenda e scenda subito.

— Sì, signor comandante.

— Non torni in quota per ritentare un secondo avvitamento. Basta uno, oggi.

— Non dubiti. Uno solo.

— È legato?

— No, signor comandante. Me n'ero dimenticato. Ecco fatto.»

E parte. L'apparecchio pare salga più rapidamente del solito. Che fretta! Ecco i 1000 metri! Ecco i 1100! Cento metri ancora, poi avvitamento. Al pilota sembra di avere freddo. La solitudine gli pare smisurata. Il panorama ha una fisonomia ironica, ostile. Ecco i 1200 metri! Il pilota osserva dov'è: fila davanti alla Stazione Miraglia. Sulla riva scorge puntini di persone: il comandante, i cacciatori, i marinai.... Lo guardano certamente. Una vampata d'amor proprio lo scalda. È ormai deciso ad agire, come un bambino sotto lo sguardo della madre si decide a ingoiare l'olio di ricino. Toglie il gas con gesto brusco. Il frastuono del motore si trasforma in un fruscio. Il silenzio in quest'occasione è impressionante: fa pensare all'improvviso alt dell'orchestra nei circhi equestri quando sta per aver luogo un esercizio sensazionale.

L'apparecchio frenato a un tratto sembra trattenuto alla coda da una forza contraria, ma non così possente da proibirgli di proseguire il volo diritto, senza oscillare, senza abbassarsi. È la prima volta che il pilota si accinge a fermarsi nell'aria. Abituato su l'apparecchio pesante a ricercare sempre la maggiore velocità, gli sembra inverosimile doverne far senza. Il caccia sta perdendo la sua forza di sostentamento. Il pilota rapido riepiloga mentalmente la manovra dell'avvitamento, decide di buttarsi da destra e — coraggio! — con violenza che pare decisione ed è sovraeccitazione, trae a sè, a destra, tutta la cloche e spinge a fondo il pedale dallo stesso lato. L'apparecchio s'impenna, rimane un istante immobile con la testa in su e la coda in giù, poi si rovescia a destra scivolando d'ala. Altro momento d'esitazione quasi volesse dire al pilota: «Se non vuoi avvitarti, sei ancora in tempo!» Il caccia è ora disposto tutto di sbieco quasi fermo nel cielo.

Il pilota che da uno stato di febbricitante trepidazione era passato, con l'evoluzione nuovissima, a uno stato di delizia ed aveva acquistato un'improvvisa fiducia di sè e dell'apparecchio, insiste a mantenere la cloche tutta a sè ed il pedale spinto a fondo. Il caccia piomba giù verticalmente poi comincia a frullare intorno al suo asse perdendo centinaia di metri in pochi secondi. Il panorama sale rapido, come la piattaforma di un immane ascensore, tra un sibilare acuto dell'aria e tra un più palpitante respiro nel pilota! Tranne questo effetto, nessun altro malessere, nessun capogiro nel pilota, ma una percezione esatta della quota e del terreno, un dominio completo della manovra nel senso che compiuti alcuni giri egli, deciso di svitarsi, riporta i comandi al centro e ottiene effettivamente di interrompere la furlana.