«L'ho detto io che siete un buon moralista! Suvvia, tirate qualche conseguenza istruttiva dal vostro racconto. Quali lezioni se ne possono ricavare?

«Ella mi stuzzica non altro che per farmi dire, giacchè sa meglio di me ciò che insegna la storia del conte. Prima di tutto i padri debbono imparare che un cieco e malinteso amore pei figli è sommamente dannoso e fatale alla loro buona educazione. Guai a quei padri che così amano i figli, poichè senza saperlo si fanno fomentatori, e direi quasi complici delle loro sregolatezze. Quando si avvedono del male, non sono più in tempo di ripararlo, e non giovano a nulla i pentimenti nè i rimorsi della coscienza. Il vero e utile amore paterno è quello che veglia continuamente, onde incoraggiare le buone e combattere le cattive inclinazioni che si manifestano nei figli. Se opera altrimenti, il padre è colpevole dinanzi a Dio ed agli uomini d'aver tradito il più sacro de' suoi doveri. La gioventù impari come sia importante la scelta degli amici. Se la mia condotta è biasimevole, un vero amico può raddrizzarla co' suoi consigli e col suo esempio, ma un falso amico, di traviato che io era, mi rende tristo e mi rovina del tutto. Veda la gioventù a quali estremi conduce una vita principiata e proseguita nell'ozio e nell'ignoranza, una vita senza freno e dedita non altro che ai sensuali piaceri. Veda la miseria, i mali, il disprezzo e l'abbandono che aspettano l'uomo vizioso. I nobili sopra tutto imparino a vivere saviamente ed esemplarmente, perchè hanno maggiori obblighi degli altri, e perchè la voce dell'onore deve farsi sentire in essi più vivamente. Un nobile che calpesta la sua dignità e quella de' suoi antenati, che s'ingolfa nel fango dei vizj, e si riduce infine mendico, mi pare una mostruosità, il colmo dell'abbiezione umana. Ecco, signore, che ho terminato di moralizzare e insieme di aggiustare l'altra sua scarpa.

Maestro Giacomo diede a tutte due una politura colla spazzola, come si pratica dai calzolaj per coronar l'opera di un rattoppamento qualunque. Io le calzai, e mi parve di essere ingrandito di un pollice, tanto le suole erano grosse e favorevoli al mio innalzamento. La racconciatura, come ho detto, era mal fatta, ma il prezzo fu discretissimo e degno del lavoro. Non avvenne come all'osteria, dove si mangiò e si ebbe ricovero pessimamente, e si pagò in ragione inversa del trattamento. Infilate le braccia nelle cinghie della valigia, ed il bastone nel fagotto delle erbe, salutai maestro Giacomo, e andai a raggiungere il mio compagno.

FINE.

UN AGNELLO FRA DUE LUPI

RACCONTO
DI
PAOLO BETTONI

UN AGNELLO FRA DUE LUPI

I.