—Io so il mio dovere, e m'informo preventivamente della commedia che si deve recitare. Faustino non assisterà mai ad uno spettacolo, dinanzi al quale la virtù debba arrossire. No, sicuramente, finchè sarà in mia compagnia.
—È una vera fortuna, caro nipote, che io conoscessi un uomo di tanta saviezza al quale affidare la tua custodia. Non ho voluto fin qui lasciarti praticare co' tuoi coetanei, essendo difficile di trovare buoni compagni fra una gioventù generalmente viziata e pericolosa. Sappi però che vo' cercando qualche giovane dabbene e degno di te per avvicinartelo. Io so benissimo che ognuno ama di conversare e divertirsi co' suoi eguali. Abbi pazienza, e ti sarà procurata questa consolazione.
—Finora non ne sento il bisogno. L'amicizia e la compagnia di
Leonardo mi bastano.
—Questa dichiarazione fa il suo elogio. Non è piccolo merito quello di un uomo attempato che sappia cattivarsi a tal grado la simpatia di un giovane, e rendersi a lui così pienamente accetto.
Un servitore venne ad annunziare che la carrozza era pronta. Il signor Fabio prese il cappello, salutò, e disse che andava a visitare alcuni stabilimenti di beneficenza posti sotto la sua protezione. Faustino, rimasto solo con Leonardo, così parlò:
—Mio zio è una pasta di zucchero, un uomo pieno di buona fede. Quanto ti sono obbligato che lo mantieni nella sua credulità!
—Bella obbigazione! Mi sarebbe più grato un acerbo rimprovero. Io sono un colpevole che inganno quell'eccellente amico col farmi complice delle tue scappate. Quando penso alla mia condotta, mi salgono al viso le fiamme della vergogna. Non avrei mai creduto che una leggera condiscendenza ad un tuo capriccio dovesse trascinarmi così lontano. Sempre menzogne! Sempre soppiatterie! Dover infinocchiare che jeri sera siamo stati alla commedia!
—Non è la prima volta che spacciamo una tale fandonia. Anche domani faremo lo stesso.
—Questo poi no! Io pretendo che stassera si vada veramente al teatro, oppure che si rimanga in casa.
—Leonardo! amico mio!