—No, non commetterai questa imprudenza. Aimè, in quale trista situazione mi ha posto la mia sciagurata debolezza. Io sono costretto a secondarti per impedire un male maggiore. Coll'essere teco io servo almeno a tenerti in una certa misura, e a conservare il secreto sulla tua condotta.

—Dunque mi compiacerai?

—Sì, e Dio me lo perdoni. Forse dovrò per te dannarmi l'anima. Tu mi fai fare di quelle cose…. hai un tale potere sopra di me…. egli pare che tu mi abbia stregato. Il vero si è che io ti amo grandemente, e che nulla so ricusarti, neppure ciò che è male. Ma io credo fermamente che, passata la foga giovanile, metterai un termine a questi disordini, e riformerai la tua vita.

—Senza dubbio, tale è il mio proponimento. Siamo dunque intesi. Tu farai che Marietta abbia l'avviso dal solito Mercurio.

—Ad un patto però, mio caro Faustino.

—E quale? Udiamo.

—Che tu debba occuparti un po' meglio dello studio. Tu non sei attento abbastanza alle lezioni de' tuoi maestri. Che diamine, si può conciliare benissimo l'amore dei libri con quello dei piaceri.

—Sì, sì, tu dici ottimamente. A proposito di libri, mi hai tu portato quei tali….

—Bisognava pure che io te li portassi per liberarmi dalle tue importunità. Eccoli. Ma non è a questa sorta di libri che tu devi interessarti. Sono scherzi e frivolezze che servono tutt'al più a divertire e far ridere per una mezz'ora.

—Grazie, Leonardo. Vediamo…. Novelle Galanti di Giambattista
Casti…. Quest'altro?… Convito dì Trimalcione di Petronio Arbitro.
In verità, sono curioso di leggere…. I titoli mi promettono cose
piacevoli…. Addio Leonardo, a rivederci.