Già da una settimana il giovane guardava il letto, e ubbidiva alle mediche prescrizioni. Suo zio passava molte ore accanto a lui, e sotto la larva della mestizia e del compianto, nascondeva un tripudio feroce. Egli spiava con avido sguardo gli andamenti del male, e a misura che aumentava il pallore e l'infossamento delle guancie, che languivano gli occhi e scemavano le forze della sua vittima, cresceva in lui la satanica gioja. I tisici quasi tutti non s'accorgono di andare lentamente verso il sepolcro. Essi sperano sempre di guarire, anche quando si trovano giunti agli estremi. Con un filo di voce interrotta dalla tosse dicono di sentirsi bene, e fanno progetti e assegnamenti sull'avvenire. Faustino domandò un giorno allo zio se avesse parlato ai genitori di Luigia, come aveva promesso di fare. Il signor Fabio non si era neppure sognato di entrare in questa pratica. Nondimeno voleva rispondere all'infermo in modo da consolarlo, vale a dire che le sue proposizioni non erano state disaggradite. Ma un lampo d'inspirazione infernale fece sì che rispondesse: Mio caro Faustino, io pensava di tacerti la cattiva novella, ma giacchè mi hai interrogato, sappi che bisogna rinunciare all'idea di questo matrimonio. Il padre della fanciulla, col quale mi sono abboccato, non può acconsentire al nostro desiderio, perchè una promessa anteriore lo tiene obbligato, e sua figlia senza ancora saperlo, è destinata ad altre nozze. Ciò mi disse colla fermezza di chi renderebbe vano ogni tentativo di farlo piegare a nuovi consigli. Vedi quello che ti ha fruttato l'amare di nascosto e senza prima consultare tuo zio? Non darti però travaglio, e lascia a me la cura di trovarti una sposa. Intanto pensa a guarire, e fa di obbliare Luigia. Il giovane pianse sommessamente e cadde in una profonda malinconia, che sempre più aggravò la sua infermità. Quando lo zio non era in camera, egli si alzava a stento e si trascinava alla finestra nella speranza di vedervi Luigia, ma sempre vanamente. La fanciulla, sapendolo obbligato al letto, aveva cessato dalle sue apparizioni, e se ancora ne faceva alcuna, era per volgere un sospiro ed una mesta occhiata al luogo che racchiudeva l'infelice oggetto del suo amore. Il caso fece che una volta s'incontrarono, e fu l'ultima. Luigia rimase quasi tramortita, giunse le mani, e guardò il cielo in atto di dolore e di supplicazione. Erale parso di vedere un cadavere che si movesse. L'amore e la pietà fecero al suo animo un crudele assalto, e non permisero che avesse lo sfogo del pianto. Faustino la guardò con occhi semispenti che più non potevano esprimere ciò che sentiva, alzò la mano scarnata per fare il cenno di salutarla, e poi con estrema fatica ritornò a coricarsi. Indi a poco entrò in camera Leonardo, che soleva visitarlo almeno due volte al giorno. Egli avrebbe voluto non più mostrarsi al letto di Faustino, ma bisognava che sostenesse fino al termine la parte di amico premuroso e affezionato. Ad onta della sua estrema perversità e del sangue freddo con cui aveva consumato un lungo e barbaro delitto, non poteva vedere con indifferenza gli effetti spaventosi dell'opera sua. Quel giovine sì bello e florido poc'anzi, da lui ridotto come scheletro, eragli uno spettacolo increscioso e svegliatore di rimordimenti. Non si dà uomo tanto perverso e fracido nelle colpe, che non oda in certi momenti qualche rimprovero di coscienza. Leonardo cercava di tranquillarsi col pensare: In fine dei conti non è poi una morte dolorosa la sua. Io non gli ho cacciato un pugnale nel petto, ma dolcemente l'ho condotto alla tomba sopra un sentiero sparso di rose.

—Come va, Faustino mio? gli domandò inchinandosi sopra di lui, e posandogli una mano sulla fronte che bolliva di febbre.

—Mi sento un poco debole, ma del resto non c'è male, rispose l'infermo con languida voce. Che ti pare del mio aspetto?

—A dirti la verità è tristo, ma lo era di più i giorni passati. Mi sembra che l'occhio sia meno appannato, e le labbra meno scolorate. Questi sono buoni indizj. Coraggio, amico mio, e guarirai.

—Voglio sperarlo. Alle volte però mi cade l'animo, e penso che mi sovrasta la morte.

—Malinconie! Il mio presentimento è che tu debba scamparla.

—Tanto meglio, caro Leonardo. Allora io farò una vita ben diversa dalla passata, e metterò in opera le riforme che ti aveva promesse. Intanto comincerò con un atto, che mi gioverà egualmente se vivo come se muojo, e tu sei incaricato di eseguirlo. Domani farai sparire per sempre i libri, le stampe e le bottiglie che tu sai, e queste sono le chiavi dei ripostigli. Mi farai il favore?

—Certamente, rispose Leonardo mettendosi una mano sul petto, e pigliando coll'altra le chiavi. Entro domani non vi sarà più traccia di quelle cose.

—Sono contento, e ti ringrazio. Vivendo, non avrò più tentazioni in casa, e morendo, non lascierò le prove rivelatrici de' miei peccati nascosti. Ah, Leonardo, io mi persuado che l'abuso dei piaceri è la vera causa della mia infermità. I medici non sanno e non indovinano niente.

—Essi però ti curano bene, come se sapessero e indovinassero tutto.