—Inoltre ci vogliono molti riguardi nel portarlo in volta, nel caricarlo sulle spalle, e nel deporlo sopra il cavalletto. Se fosse sulle ruote, non occorrebbero queste attenzioni.
—Via via, state sicuro che farò le cose come si deve. Da bravo, caro Simone, rendetemi questo servigio, datemi il mezzo di raggranellare qualche soldo, perchè il bisogno in questi giorni mi angustia ferocemente.
—Or bene, io mi arrendo al vostro desiderio, perchè noi, povera gente, dobbiamo ajutarci in tutto quello che possiamo. Venite qua, Antonio, e badate ad alcune mie istruzioni. Ahi! ahi! che trafitture lungo il filo della schiena. Ogni volta che mi muovo è uno spasimo. Ecco lo strumento, che ora è alquanto scordato, ma che tant'e tanto fa l'ufficio suo. Questo è il così detto registro, che serve a mutare la posizione del cilindro pel cambiamento delle suonate, le quali sono cinque, cioè due valtzer, due polke, ed un'aria dei Puritani. Osservate bene come si tocca il registro. Avete capito?
—Perfettamente.
—Suonate per lo più le due polke, perchè sono le meglio intuonate e le meglio gradite dagli ascoltatori. Vi raccomando di condurre il manubrio con eguale andamento, e non a strappate senza misura, altrimenti il tempo musicale sarebbe difettoso, e le suonate riuscirebbero come chi cammina a salterelli e sbalzi disordinati. Vi avverto ancora che il manubrio si applica e si distacca ad ogni stazione, e che si porta in mano per non perderlo nei tragitti. Finalmente abbiate la diligenza di assicurare ben bene lo strumento sopra il cavalletto, e di collocarlo rasente il muro, affinchè, mentre voi siete nella bottega a raccogliere le offerte, non abbiano i passanti a gettarlo per terra come ingombro del marciapiede. Prendete il piattello di latta che si porge ai benevoli contribuenti, e mettetelo in tasca. Abbiate l'aria umile e rispettosa, e non insistete dinanzi a chi non vi bada, o vi dice di non aver moneta. Questa frase significa per lo più: non vi voglio dar nulla; e noi dobbiamo sopportarlo in pace. Ora andate, e la fortuna vi sia propizia.
Antonio sottopose le spalle alla cassa armonica, infilò le cinghie, a cui è raccomandata, tolse in mano il cavalletto, e trasformato in Orfeo, andò a spargere i suoni e l'allegria per le strade di Milano. Intanto che egli fa i primi esperimenti della nuova arte, vediamo ciò che succede in un'osteria situata sul corso di Porta Comasina. I bevitori vi sono in gran numero, vuotano bicchieri a profusione, giuocano alle carte e alla mora, e fanno un baccano che assorda il luogo, contaminato da un fumo denso e pestifero di tabacco. Sieno pure i tempi infelici e caro fin che si vuole il vino, ma gli ubbriaconi trovano sempre il modo di soddisfare il vizio. In una stanza appartata siedono ad una tavola due personaggi con davanti un gran fiasco di vino, un piatto di salame, un pollo arrosto, un pezzo di torta, ed altre squisitezze gastronomiche. L'uno è Tribolo, e l'altro il ricco bottegajo, che celebrano la buona riuscita della loro impresa. Tribolo ha l'aria gioiosa e trionfante di chi ha riportato una vittoria. Egli mangia con tanto appetito e gradimento, che è un piacere a vederlo. Fra un boccone e l'altro mostra dello spirito, e dice una barzelletta allusiva alla prossima felicità del suo anfitrione, il quale è tutto ringalluzzito, e schizza faville dagli occhi infiammati e dalle guancie porporine. Costui mangia poco a motivo dell'amoroso vulcano che gli arde di dentro. L'idea che domani stringerà fra le braccia una fanciulla di sedici anni, bella e pura come una colomba, lo agita tutto quanto, e gli fa perdere l'appetito.
«E perchè si è fatta tanto pregare quella cara tosa, domandò egli movendo le grosse labbra come se assaporasse qualche cosa di delizioso. Sai tu che sono quaranta giorni che sospiro per lei?
«Lo so, rispose Tribolo, dopo aver vuotato un bicchiere colmo fino all'orlo, e preparandolo ripieno per una nuova ed imminente libazione. Lo so certamente, perchè io medesimo ho sospirato tutto questo tempo per una ragione, ben intesi, diversa dalla vostra. Quanti raggiri ho dovuto adoperare, quanta fatica mi ha costato il persuaderla! Voi domandate perchè si è fatta tanto pregare? Andate là, che siete anche troppo fortunato. Credevate voi di aver a che fare con una di quelle ragazze che sanno già il vivere del mondo? Cecilia è un boccone raro e prelibato che andava ottenuto a forza di arte, di pazienza e di aspettazione. Certe creaturelle son ritrose a lasciarsi vincere più di quello che si pensa. Voi sapete come ho lottato con costei per domesticare la sua salvatichezza. Il numero dei bomboni, dei manicaretti, dei nastri e delle cianciafruscole di cui l'ho regalata è stato grande, ve ne assicuro. E tutto questo coll'apparenza di un'onesta liberalità, col pretesto di favorire e rallegrare semplicemente la giovinetta, senza insospettirla de' miei secondi fini.
«Ah, il vecchio mariuolo che tu sei!
«Questi regalucci complessivamente mi avranno costato non meno di cinquanta lire.