Antonio si mise in tasca un pezzo di pane, ed uscì con premura dalla stanza, lasciando le due donne a fantasticare sul suo misterioso progetto. Egli montò all'ultimo piano della casa, e battè ad un uscio logoro, macchiato, e pieno di spiragli turati coi cenci e colla carta. Una voce rispose debolmente: Entrate. Antonio si trovò in una specie di bugigattolo rischiarato appena da un lumicino a olio. Un uomo calvo, magro, e ravvolto in un lacero arnese, che pareva un capotto da militare, stretto ai fianchi da una corda stava seduto dinanzi al cammino, covando alcune bragie prossime alla consunzione. Un gatto gli era accosciato sulle ginocchia, e gli serviva col suo calore di supplemento a quel fuoco in miniatura.
—Come va, Simone, disse Antonio accostandosi e mettendo una mano sul grosso e benefico gatto. Come vi trattano i vostri reumatismi?
—Caro voi, mi fanno guaire dolorosamente, rispose Simone toccandosi il collo e le spalle. Ecco il terzo giorno che non posso uscire di casa a guadagnarmi il pane.
—Vi compiango di vero cuore, come un mio confratello di miseria.
Volete acconsentire ad una proposizione?
—Udiamo quale,
—Imprestatemi il vostro organetto, e questa sera andrò io a suonare dinanzi i caffè e le osterie. Metà per uno del prodotto.
—Ma…. voi mi proponete una cosa…. Ci ho le mie difficoltà di acconsentirvi. Voi non avete pratica collo strumento, e temo che lo guastiate.
—Eh, giusto! Quando fosse un violino od una chitarra voi potreste aver ragione. Ma qui si tratta soltanto di menare un manubrio. Voi mi credete ben dappoco e mi fate torto.
—La cosa non è facile come vi pare.
—Scusatemi, Simone, io vedo tutto giorno ragazzi e donnette che trattano questo strumento colla massima disinvoltura e guardandosi attorno sbadatamente. Questo è segno che si può suonare con grande facilità.