— Sarà molto buono anche il signor Faustino, disse la fanciulla guardando e toccando un garofano, come se quel fiore la occupasse veramente.
— Egli è degno figlio di sua madre, un ragazzo d’oro, soggiunse Marta smovendo la terra di un vaso. Lei lo ha veduto parecchie volte qui da noi.
— Sì, ma senza fermarmi, e col solo ricambio del saluto. Un giorno però abbiamo parlato un poco allorchè, essendo egli caduto nel montare sopra una sedia, io gli domandai se si fosse fatto male. Voi non eravate presente.
— Sicchè lei non può conoscerlo, come lo conosciamo io e don Aurelio. Creature del suo stampo non se ne trovano facilmente. Questi crisantemi hanno bisogno di essere inaffiati. Non parlo già del suo bel viso, che si vede da tutti, ma del suo bell’animo e del suo bel cuore. Venendo a scuola, egli fa l’elemosina a quanti poverelli incontra per la strada. Io non lo so da lui, ma da chi ha scoperto questa sua abitudine. Il donare è per esso un piacere. A noi regala fragole, ciliege, pesche e pomi appj del suo ronco; si può dire che ci dà una decima di frutta d’ogni stagione. Non parliamo quest’anno delle giuggiole e delle nespole, perchè al tempo della raccolta il poverino pur troppo non vi era, e la sua gente aveva tutt’altro pel capo. E come impara egregiamente quel caro giovinetto. Quanto ingegno, e quanta volontà di studiare. Don Aurelio gli vuole un amore dell’anima, e la sua prigionia lo addolora e lo dimagra tanto, che i vestiti e le calze non gli vanno più bene. Io mi sento accorata non meno di lui. A pensarvi sopra, la è una barbarie delle più disumane. Imprigionare due innocenti, dopo quanto di orribile hanno già patito! Quale strazio si fa di quelle povere anime!
Marta si asciugò una lacrima.
— Voi fate piangere anche me, disse Luigia tutta commossa. Ma non credete voi che saranno presto liberati?
— Voglio sperarlo, perchè il mio padrone questa mattina mi parve alquanto sollevato, e parlò di una felice inspirazione che gli era venuta, ma senza dire di più. Ah, misericordia, in che tempi viviamo noi! Questi Tedeschi ne fanno proprio di scellerate. I tristacci si vendicano atrocemente di aver dovuto abbandonare per un poco il nostro paese. Ma il Signore Iddio ci metterà rimedio.
Luigia si congedò, e la sua nascente passione trovò nuova esca nelle parole di Marta. Quando l’amore ha principio e alimento dalla compassione, va innanzi di galoppo nei teneri cuori.
Qual era la felice inspirazione di don Aurelio, accennata dalla governante? L’egregio sacerdote aveva qualche legame di amicizia con un vescovo di Lombardia, suo antico compagno di scuola. Costui doveva il pastorale ad un alto personaggio di Vienna suo benevolo protettore, e uomo potente in corte. Don Aurelio pensò d’intraprendere un viaggetto fino alla residenza del mitrato per confidargli e raccomandargli la causa dei prigionieri. Infatti egli comparve un giorno dinanzi all’amico, che lo accolse cortesemente, e gli promise i suoi buoni uffici. Ammirabile cosa e quasi incredibile che un vescovo degli Stati austriaci osasse farsi intercessore di due imprigionati per opinioni avverse al governo. Eppure fu così, e Don Aurelio tornò a Brescia confortato di liete speranze.