Si ricominciò pure l’esercizio del bersaglio. Il primo giorno Francesco ebbe un bel da fare a disruginire la carabina, che pareva tolta dal magazzino di un ferravecchj.
— Dov’è l’altra pistola? domandò Faustino vedendo che mancava.
— Dirò.... l’altra pistola.... rispose Checco imbarazzato, e cogli occhi abbassati sulla carabina, che fregava con più energia. Ecco il fatto, piuttosto serio, se si vuole.... ma adesso che è passato non ci penso più. Era il capo d’anno, e faceva un freddo indiavolato.... però giornata serena e sole lucido, benchè senza calore. Andiamo lassù, dissi fra me, a visitare la nostra armerìa. Così mi distrarrò un poco arrampicandomi sulla montagna.... si figuri se io era contristato in quel tempo! Dunque arrivo qui, e cavo fuori le armi dalla tana. Allora non erano coperte di ruggine come adesso. Mi venne voglia di sparare alcuni colpi.... perchè io amo il rumore del fuoco e l’odore della polvere. Caricata una pistola, tiro il grilletto, e pum! Che avvenne? Quella sciagurata mi si ruppe in mano....
— Aimè, disse Faustino.
— Non si turbi, giacchè non mi fece alcun male. E sì l’accidente fu grave.... la canna ebbe una fenditura da cima a fondo, ma senza mia offesa. Solamente provai un forte scuotimento al braccio.... Quello, dico io, è stato un vero miracolo.
— Senz’altro, povero Checco. Va là che l’hai scampata brutta. E la pistola dove finì?
— La gettai dentro una macchia, discendendo il monte. Ora a noi, continuò Francesco dopo nettata e caricata la carabina. Il primo colpo lo tiro io per provarla. Benissimo, lo scoppio è stato pieno, deciso e sonoro.
— Tu hai colto proprio nel mezzo del bersaglio.
— La è una fedele arma antica, ma soda e robusta come se fosse nuova. Esce dalla fabbrica dei nostri Paris e Cominazzi di Gardone, celebri perfino in Turchia.
Faustino, stando inginocchiato e qualche volta disteso per terra, fece una ventina di scariche, il più delle quali con buon successo. Dopo si dedicarono ad un’altra faccenda, cioè alla colazione.