— Io vengo per suo ordine, soggiunse ridendo, a pregare Don Aurelio di adoperarsi in questo negozio.... di toccare i primi tasti, come egli si esprimeva.
— Ah ah, non si attenta di venire egli stesso a pregarmi, disse Don Aurelio ridendo alla sua volta. Lo avrei veduto e udito volentieri espormi la storia del suo innamoramento. Ma veniamo a noi. Il padre di Luigia non avrebbe nessuna difficoltà per questo matrimonio, anzi lo gradirebbe come onorevole alla sua famiglia. Egli stima molto Faustino, e più ancora la di lui madre. Ma per effettuare l’unione bisognerebbe attendere qualche tempo, egli fece osservare. Ambedue sono ancora troppo giovani, e poi al presente egli non avrebbe pronta la dote.
— Questo non è un ostacolo, perchè nè io nè Faustino miriamo all’interesse. La dote verrà in seguito quando potrà darla. Mi pare più giusta la ragione dell’età, e perciò noi aspetteremo un anno, se occorre. Don Aurelio avrà informato il padre della fanciulla circa la nostra fortuna, che è mediocre per non dire scarsa.
— Quella di lui non debb’essere gran fatto migliore, per quanto io mi sappia. Egli possiede questa casa, una piccola breda, e alcuni capitali in giro pel suo commercio di sete.
— Don Aurelio avrà la bontà d’introdurmi a lui, perchè possiamo conoscerci personalmente e condurre innanzi le trattative. Noi stabiliremo il giorno della visita.
Qui si presentò Faustino, alla cui impazienza parve che fosse passato gran tempo dacchè aveva lasciata la madre, un tempo più che bastevole perchè ella avesse esaurito a fondo il suo impegno.
— Indovina di che abbiamo parlato finora, gli disse Don Aurelio stringendogli la mano. E nota bene che siamo sempre stati sul medesimo argomento.
— Segno che era interessante e degno di occuparsene a lungo, rispose Faustino ridendo.
Da questo preludio di Don Aurelio e dagli sguardi lieti della madre egli trasse buoni augurii.
— Vi era una volta un bel giovane che s’innamorò di una bella giovane, proseguì Don Aurelio carezzandosi il mento.