— Morta! Povero Checco! risposero essi restando immobili in atto di grande compassione.
Si guardarono tutti tre a vicenda, e gli occhi ed i volti esprimevano nel silenzio io stato dei loro animi.
— Parla, poveretto, disfoga il tuo dolore, disse la signora Elisa standogli da un lato, e Faustino dall’altro, e tornando lentamente a salire.
— Ah, il mio dolore è ben grave! Sono arrivato al paese nell’ora che la cara vecchia pareva star meglio. Sia lodato il Signore, disse al vedermi entrare in camera; il suo solito motto di quando veniva sorpresa da una consolazione. Era seduta in letto, e quasi non sembrava ammalata, badando alla sua voce ferma e all’insieme del suo aspetto. Sicchè io non moderai il mio trasporto, e me la strinsi fra le braccia come se fosse stata sana. «Figlio mio, la tua venuta mi è di grande sollievo, e contribuirà a guarirmi. Jeri e l’altro mi sono trovata poco meno che agli estremi, e temeva di non più vederti. Ma oggi, grazie al cielo, mi sento sollevata.» Così mi disse mentre eravamo abbracciati. Ah traditore di un male! Il giorno appresso ella ricadde nello stato di prima, e con segnali più spaventosi ancora. Le sue divozioni le aveva già fatte. Il curato venne per amministrarle l’olio santo, e confortarla a morire. Ella non perdette un minuto la conoscenza, e parlò rassegnata e tranquilla a noi tre fratelli, che stavamo singhiozzando intorno al letto. Ci disse parole che stringevano l’anima, ultime parole uscite dalla bocca di nostra madre: «Amatevi come avete sempre fatto, e non cessate di avere il santo timor di Dio, ci disse. Io pregherò per voi, e vi do la mia benedizione.» La signora udrà volentieri che mia madre si ricordò di lei e del signor Faustino, come pure delle cortesie che le usarono quando fu a trovarmi a Brescia. «Quei buoni signori che hanno tanto patito! continua a servirli con amore, ed io pregherò anche per essi.» Una mezz’ora dopo mia madre non era più.
Francesco si passò una mano sugli occhi. La signora Elisa e Faustino lo avevano ascoltato silenziosi. Che avrebbero potuto dirgli in tale circostanza? Quali conforti recargli? Certo è che nessun male di persona estranea li aveva toccati al pari di questo. Ma Checco non era un estraneo per essi. Come non sentire vivamente il dolore di chi aveva sentito più vivamente i loro? La signora Elisa, entrando in casa, ordinò alla cociniera che gli preparasse da mangiare. Egli inghiottì a stento qualche boccone e poi, volente la padrona, andò a riposarsi dalla stanchezza del viaggio. Nella sua cameretta disfece il fardello per mettere a luogo i panni. Vi erano anche involte alcune cosuccie appartenute a sua madre, fra le quali una medaglia che essa portava sempre al collo. Vedendo quegli oggetti, si commosse fortemente, il cuore gli si disgruppò, e sparse lacrime abbondanti; il che non aveva ancora potuto fare.
II. Un lieto giorno.
La signora Elisa e Faustino andarono in compagnia alla città, e si separarono sulla soglia di casa di Don Aurelio, presso il quale per buona sorte trovavasi Luigia. Era la prima volta che le due signore si vedevano, e Don Aurelio le presentò l’una all’altra. La fanciulla provò un interno tumulto e si confuse alquanto dinanzi alla madre del suo amato, sentendosi tuttavia contenta di conoscerla. Molto si piacquero scambievolmente, e si andavano guardando con segni manifesti di simpatia. La signora Elisa dovette in sè convenire che l’amore di Faustino era ampiamente giustificato, molto più quando ebbe udito parlare la fanciulla nella breve conversazione tenuta fra loro. Luigia si congedò, e la signora Elisa le porse la mano. Avrebbe voluto invece darle un bacio, che sarebbe stato ricambiato con eguale piacere, ma il mondo ha le sue leggi così dette di convenienza, alle quali bisogna ubbidire quando pure contraddicano ai nostri desiderj onesti e ai buoni impulsi del cuore. Fra la signora Elisa e Luigia non vi era famigliarità. Egli è vero che molte volte due donne si baciano con indifferenza ed anche con avversione reciproca, ma là il bacio sta bene, perchè si conoscono e si chiamano amiche da lungo tempo.
— Godo che il caso ci abbia favoriti, disse Don Aurelio alla signora Elisa rimasti soli. Ebbene, non è bella e amabile questa giovane?
— Sì veramente, io ne sono molto soddisfatta. Ascolti una novità. Faustino mi fece la grande rivelazione del suo amore.
— Finalmente!