— Delle inquietudini, per verità, ne ha avute la sua signora madre, ed era giustissimo e naturalissimo che ne avesse. Ma io le ho dissipate, informandola del luogo recondito e selvaggio dei nostri esercizii, e di tutte le cautele che abbiamo prese per tenerli nascosti. E poi ella è persuasa che suo figlio, affidato a me, non può correre alcun pericolo, perchè io lo difenderei a costo della mia vita.

— Quanto sei buono e affezionato a noi, mio caro Francesco. Tu congiungi la forza e il coraggio del leone alla benignità dell’agnello.

— Che bel merito! Sono due qualità che avrei comuni coi quadrupedi, disse il giovane ridendo cordialmente.

— Come hai tu imparato ad amare la patria, e odiare i suoi nemici?

— Non fa bisogno di studio per imparare queste cose; sono sentimenti che nascono con noi, e si sviluppano col vivere. Noi amiamo naturalmente la nostra casa, e odiamo coloro che ce la usurpano e ci maltrattano per mantenersene in possesso.

— Bravo, Checco!

— Non occorre di aver sudato sui libri per arrivare a saper tanto. Il suo povero padre si compiaceva di farmi chiaccherare sull’articolo della patria, e diceva di essere contento delle mie opinioni. Ah, quello era un vero italiano! Suvvia, non si rattristi, chè la sventura non ha rimedio. Il tempo guarirà il suo dolore, e farà spuntare il giorno delle vendette.

— Prosegui pure, io sono tranquillo, disse Faustino con un profondo sospiro.

— Egli mi voleva bene il suo signor padre, e mi trattava come se non vi fosse stata una grande distanza fra noi. Mi sono divertito molto, ed anche istruito un poco nel vedere il mondo. A Genova, a Torino e nella Svizzera ho potuto farmi un’idea dei paesi indipendenti e liberi, e conoscere i vantaggi di un governo proprio e nazionale. Il mio buon signore aveva amici, e riceveva dimostrazioni di stima in ogni dove. Era sempre coi liberali a discutere e concertare provvedimenti per la vicina riscossa.

— Aimè, egli doveva tornare per mostrarsi appena a’ suoi cari. Egli doveva rivedere la sua Brescia per incontrarvi la morte. E qual morte!