— Maravigliosi, padroncino. Fra poco lo scolaro supererà il maestro.

— Via, burlone, in nove colpi tu non ne avresti sbagliato uno. Dopo fatta colazione, allungheremo la distanza a trecento passi.

Checco aveva portato, secondo il solito, una valigia da armacollo contenente pane, formaggio, frutta ed un fiasco pieno d’acqua. Seduti per terra, si diedero a mangiare proseguendo il discorso.

— Che avverrebbe, disse Faustino, se comparissero qui improvvisamente due gendarmi, o due croati, o due birri qualunque?

— Non mi sentirei inclinato ad essere cortese nè a far complimenti con loro, soggiunse Checco ridendo. Non vorrei invitarli a restar serviti della nostra colazione.

— E se eglino invece invitassero noi a seguirli in città dopo averci legate le mani?

— Cioè prima di legarci le mani, perchè questa operazione sarebbe loro impossibile, trattandosi del mio signorino e di me. Io risponderei che non accettiamo l’invito di seguirli in città, nè in qualunque altro luogo si fosse.

— Allora essi volterebbero via mogi, mogi, salutandoci garbatamente, è vero?

— E perchè no, quando avessero visto che io mi faccio brutto, e che la voce non mi trema punto? Ma prima di dar mano alla carabina che è qui e alle pistole che sono lì, vorrei mostrarmi quel buon diavolo che credo di essere, persuadendo i due individui in uniforme che noi non facciamo niente di male, e pregandoli di lasciarci in santa pace. Ma io credo che il padroncino avrà parlato dell’apparizione di gendarmi o simile genia per solo supposto, e non già per timore che possa realmente accadere.

— Sì, per semplice ipotesi, come direbbe il mio Don Aurelio. Io mi reputo qui pienamente sicuro da ogni sorpresa, e giurerei che nessuna pattuglia si è mai sognata di fare le sue ronde in queste solitudini alpestri. A quale scopo verrebbero quassù a rompersi le scarpe? Mia madre è tranquilla al pari di me. Se avesse avuto delle inquietudini, non mi permetteva certamente quello che mi ha permesso.