Per difendere il gregge dalle disgrazie si credeva utile sospendere al fienile una testa di pecora involta di fieno e di lana. Si credeva pure molto utile segnare una croce sui loro armenti[34].

Dopo aver segnato questi tratti sulla religiosità dei lapponi, daremo alcuni cenni della loro antica mitologia, desumendola dagli studii profondi di Friis.

MITOLOGIA LAPPONE

Dei noaide dei lapponi ossia dei loro sacerdoti e medici

I noaide avevano una parte importante nel culto pagano dei lapponi; erano uomini intendenti di magia, di arti soprannaturali e facevano la parte di sacerdoti, di indovini, di consiglieri, non che di medici. Erano gli intermediarii fra gli Dei o il mondo degli spiriti e gli uomini: potevano fare il bene ed il male. Essi erano numerosi, ma pochi avevano grande fama; alcuni furono tanto celebri, che anche al giorno d’oggi i loro nomi e le loro gesta sono consacrati nelle leggende lappone.

I noaide cadevano in una specie di sonno magnetico, durante il quale la loro anima veniva condotta da un sairro-gnolle o un sairro-jodde (un pesce o un uccello del regno dei morti) là dove ricevevano i responsi desiderati. Il Friis, quantunque ammetta che spesso quel sonno potesse essere simulato, dice che i lapponi in generale sono soggetti ad una grande nervosità osservata non solo dagli antichi, ma anche dai recenti viaggiatori, per la quale sono facilmente presi da accessi di furore improvviso, estasi, svenimento ecc., determinati da cause piccolissime, come un rumore improvviso. Questo stato è così frequente tra loro, che hanno una parola speciale per designarlo. Alcuni lapponi dicono, che quella disposizione è loro venuta dall’essere stati spaventati da giovani. Quella nervosità non è speciale dei lapponi, ma si trova in altri popoli polari nomadi e che vivono in circostanze simili. Friis racconta poi il modo col quale venivano iniziati i nuovi sacerdoti coll’aiuto dei noaide-gazze, spiriti che erano al servizio dei noaidi. I noaidi conoscevano forse alcuni rimedii per le malattie, ma ricorrevano per lo più a parole cabalistiche, oppure facevano un viaggio nel regno dei morti per dissuadere questi dal far del male al malato, essendo loro credenza, che i parenti morti mandassero ai vivi le malattie o per punizione o per desiderio di avere la loro compagnia. Alcuni noaidi potevano distinguersi per qualità speciali, e per questo aver nomi speciali. Così visse nel XVII secolo un noaide chiamato Guttavuorok (che può prendere sei forme). Questa proprietà di prender forme di animali si ritrova negli angakut dei groenlandesi, nei tadibe dei samojedi e nei schamani dei finlandesi.

Degli angakut dei groenlandesi

Gli angakut dei groenlandesi corrispondono ai noaidi dei lapponi, ed hanno con questi una grande rassomiglianza. L’autore descrive i loro ufficii, il modo col quale vengono iniziati, i loro viaggi nel mondo di sotto, attraversando prima la terra o il mare, quindi il regno dei morti, trovando poi nel suo palazzo (a guardia del quale stanno delle foche e un grosso cane) la regina dell’inferno colla quale devono lottare nel cielo (il regno delle anime) ove apprendono lo stato e la sorte dei malati, e dove possono anche prendere per questi una nuova anima, o guarirli col cucire alla loro anima l’anima di un animale (poichè i groenlandesi s’immaginano l’anima come una cosa dalla quale si possono levare e ricucire dei pezzi). Potevano anche aprire un ammalato, levarne gli intestini, lavarli e rimetterli al posto. Facevano questo in pieno giorno davanti a molta gente, e tutti, compreso l’ammalato, erano persuasi che lo facessero davvero, prova che erano abili giocolieri. Avevano come i noaidi una lingua convenzionale conosciuta da loro soli.

Dei gobdas o kobdas dei lapponi (runebom in norvegiano)

Pare che tutti i schamani dei popoli turanici abbiano adoprato nell’esercizio delle loro arti uno strumento più o meno somigliante a un tamburo. Questi tamburi avevano però forme diverse. Quelli lapponi erano composti di una cassa di legno scavato, ovale o rotondo, con incisioni per ornamento, con una pelle di renna tesa sopra. Su questa erano disegnate tutte le divinità lappone, ognuna nella parte dell’universo ove si credeva che avesse il suo regno.