Chi prendeva uno Sturnus cinclus, lo conservava vivo o morto, come un talismano, che portava fortuna.
Era grande fortuna potersi mettere sotto un albero, dove cantava un cuculo e rimanervi prima che fosse volato via. Era pure di ottimo augurio il trovarne le uova.
Trovar pietre singolari per grandezza o per forma significava che qualcosa di strano doveva accadere.
Il tuono spaventava i maghi e li uccideva; donde il proverbio: Se non vi fosse il tuono, i maghi distruggerebbero il mondo. Si credeva che i maghi inorriditi dal tuono, corressero qua e là, finchè avessero trovato un albero in cui nascondersi e appena rifugiati colà, il fulmine incendiava la pianta maledetta.
Gli alberi fulminati avevano particolari virtù, ad esempio questa, che una scheggia del loro legno curava il mal di denti.
Appena una donna si sentiva incinta, cercava nel cielo una stella, che fosse vicina alla luna, e dalla maggiore o minore distanza dei due astri traeva augurio sulla fortuna della gravidanza e del parto.
Securi manubrium infigere in domo, ubi puerpera erat, nefas habebant.
Nel travaglio del parto bisognava badar bene che non vi fossero nodi nelle vesti della partoriente, perchè ognuno di essi rendeva più laborioso il parto. Gli abiti portati nel momento del travaglio non si potevano portar più per tutto il corso della vita.
Le donne non potevano mangiare la carne della testa del renne e gli ammalati non dovevano assaggiare la parte dello stesso animale, che corrispondeva a quella che in essi pativa.
Durante la malattia si facevano spesso doni votivi alla chiesa vicina. Morto il malato, si uccideva il renne, che serviva come animale da tiro al defunto, e mangiatene le carni, si seppellivano le ossa. Si abbatteva la parte della capanna, in cui si era deposto il cadavere e spesso si abbandonava anche il luogo visitato dalla morte.