Tromsœ, 25 luglio 1879
Ho fatto una visita all’accampamento di Tromsoedalen, composto di tre gamme (capanne), fatte a un dipresso come quelle di Ojung ed abitato da più di trenta lapponi. Era di domenica e in una sola capanna era riunita la maggior parte della colonia. Vi entrai: erano una ventina tra adulti, uomini e donne, bambini d’ogni età; uno poppava, un altro era cullato nella sua cuna dalla madre. Tutti stavano accovacciati sopra pietre o rami recisi di betula e stavano silenziosi, ascoltando il vecchio pater-familias, che, tenendo un libro in mano, salmeggiava preghiere lapponiche, accompagnato da due altre voci, una di uomo e l’altra di donna, che leggevano insieme in un secondo libro. Non si lasciarono per nulla disturbare dalla nostra presenza. I soli cani parvero protestare, volgendosi verso di noi con un sordo grugnito, ma neppur essi si mossero. Si rimase lì finchè il vecchio ebbe finito di leggere. Appena egli ebbe deposto il libro, un altro prese un nuovo libro e si mise alla sua volta a leggere ad alta voce e abbastanza correntemente. Seppi poi ch’egli era un predicatore lappone, che girava di accampamento in accampamento per far udire la parola del Signore. Tre austriaci, che erano con me, mi dissero, che udendo leggere in lappone, pareva loro di sentir parlare ungherese.
IV
Bossekop, 2 agosto 1879
Ieri dalla mattina alle nove di sera, caccia ai lapponi (sölappen). Traversato il golfo a remi, remiganti due donne molto lapponoidi, risalito la Refsbuttenelv, visitate diverse capanne di torba della forma di quelle di cui hai visto un modello nel museo di Tromsœ. Tornato poi lungo la spiaggia, passando a guado due fiumi larghi, ove sono sparse simili capanne e casette di legno, vicino ad ognuna pesci attaccati al sole e spine dorsali di pesci infilzate ad asciugare, ed un puzzo corrispondente. Sono entrato in quante capanne ho potuto, ma non sono riuscito a veder un vero sœlappe!
Gli uomini erano tutti alla pesca o dormivano nelle capanne chiuse. Tutti quelli e quelle che ho visto erano quänen o inquänati. Già credo che nessuno confessa di essere vero lappone, quando ha abbandonato la vita nomade. Ho visto un gran miscuglio di tipi da non ci capir nulla. In due capanne ho visto due vecchie donne, vere lappone ed ancora in costume con figlie maritate a norvegesi o quäni (uno del paese mi diceva ieri che non vi erano matrimoni misti!!) I quänen stessi hanno alcuni tipi lapponoidi, ed altri sono belli, grandi con naso lungo, barba abbondante, ora scuri, molto più spesso biondi. I loro bambini sono vere bellezze. I quäni vengono in parte dalla Finlandia russa, ma in maggior parte dalla Finlandia svedese. Mi è sembrato che erano più frequenti i tipi lapponoidi in quelli svedesi, anzi in tutti quelli russi che ho visto stabiliti qua da una sola generazione non ho riscontrato un solo di quel tipo. Ho visto donne della Finlandia russa, alte, belle, a profilo greco, somiglianti a certe russe che ho viste altrove. Nella Finlandia svedese da tanto tempo vivono a contatto lapponi e finlandesi, che vi deve essere del miscuglio. Mi dicono che grado a grado le gammen di torba sulla spiaggia vanno cedendo il posto a capanne di legno. Ed invero non si comprende perchè vi siano ancora di quelle abitazioni preistoriche con porte meno alte di un metro, ed una sola stanza abitabile, ove non si può star ritti, ed ove non si capisce che possa abitare un’intera famiglia, quando hanno bei boschi di pino, cioè materiale per capanne di legno. Con una giornata stupenda, un sole da spaccare il cervello, il salire e scendere per quei campi lungo il mare, coperti di pini, dai quali i raggi del sole distillavano deliziosi aromi, faceva credere di essere in Liguria e non a 70° lat. nord. Ho preso il pasto meridiano in una di quelle gamme, pasto composto del pane di qua (un’altra specie che non conosci e di cui ti auguro di non far la conoscenza) latte accagliato, formaggio ed acqua: pittoresco se vuoi, ma non adatto a sostenere le forze. Al ritorno ero in uno stato molto vicino a quello nel quale eri ad Ojungen, vicino a quella famosa chiazza di neve! In compenso ebbi a cena del salmone salato per ristorar le forze! Aggiungi il sangue sottratto dalle zanzare e ti potrai immaginare come si sta bene in compagnia dei lapponi!
V
A bordo di Olaf Trygvason-Badö
6 settembre 1879
Come vedi dalla data di questa lettera, anch’io sono finalmente sul punto di ripassare il Circolo Artico, e mi ravvicino a tutto vapore alla famiglia, agli amici. Pure, nonostante il piacere che ne provo, dicendo addio a Tromsœ mi parve di dire addio ad un vecchio amico. Quando ci arrivammo insieme appena sbocciavano le foglie della betula: ora digià cadono, ingiallite dall’autunno.
Ho dunque vissuto un’estate intera della vita di Finmarkia e vi ho quasi acquistato i diritti di cittadino! Se vi ho avuto delle ore di scoraggiamento e di stanchezza, ne riporto anche tanti buoni e piacevoli ricordi da far dimenticare quelle. E poi già, colla lontananza le ombre spariscono da sè: quando avrò messo fra me e la Finmarkia questi cinque giorni di mare (che col vento e la pioggia di questi giorni sono un’ombra molto scura) sono sicuro che tutti i ricordi di quest’estate mi appariranno illuminati dalla medesima lieta luce.