Fra gli edifizi più rimarchevoli di Cristiania ho notato il palazzo reale, imponente e bello che domina l’intiera città, circondato da un gran parco, dove passeggiano i pacifici norvegiani, trovando sotto la frescura degli alberi anche botteghine democratiche, dove bevete dell’acqua di Seltz per cinque centesimi e vi è servita quasi sempre da una bionda e giovane figlia di Thor.
Sotto il castello (che così si chiama il palazzo reale) trovate l’Università, fondata solo nel 1811 e che è divisa in varii edifizi. Uno di essi è la Domus Academica, destinato alle lezioni di teologia, di diritto, di lettere e di filosofia, e dove hanno sede il gabinetto numismatico e il gabinetto delle antichità norvegiane. Nell’edifizio centrale hanno loro stanza la facoltà di medicina coi suoi laboratorii e i musei di storia naturale; mentre un terzo edifizio, parallelo al secondo, non contiene che la biblioteca, ricca di circa 200,000 volumi.
Il professore Roeg mi fece da cicerone nel museo preistorico e archeologico, dove non si trovano che cose norvegiane, che sono del resto molto rassomiglianti alle svedesi. Anche qui manca affatto l’epoca paleolitica che la Norvegia non ebbe mai. Il giovane Nielsen mi fu guida cortese nella corsa che feci nel museo etnografico moderno, che è giovane di età, ma già molto ricco, specialmente in oggetti della Lapponia e della Groenlandia. Vi sono anche molte e buone cose della Polinesia, della Nuova Zelanda e moltissime della China e del Giappone. Il Nielsen è l’autore della miglior guida per la Svezia e la Norvegia, guida che ha il merito raro di essere scritta in lingua tedesca e non in danese[2].
Lo Storthingshaus, o edifizio del parlamento, è più originale che bello, ma ha una fisonomia severa, del tutto medioevale.
Tutta la città coi suoi palazzi, colle sue chiese è però un nulla in confronto dei suoi dintorni, che formano un parco gigantesco, in cui potrebbe muoversi ed anche nascondersi tutta la popolazione di Parigi o di Londra. Vale la pena di venire in Norvegia anche soltanto per ammirare lo splendido panorama, che si gode dall’alto della torre di Oscar’s Hall, villa dei re di Svezia, posta sulla riva opposta a quella su cui è edificata la città di Cristiania. Quel castello, tutto bianco come la neve, innalza le sue torri merlate sopra un oceano di smeraldi, dove vi sembra di nuotare in mezzo a tutte le gradazioni infinite del verde. In fondo il fiord, che è lago, mare e fiume in una volta, colle sue grandi isole; di faccia, la città colla massa imponente del palazzo reale e la gran cupola della chiesa della Trinità.
Tutto all’intorno colline, piani ondulati, monti, prati e ville e villaggi e gruppi di betule, che riposano sopra tappeti molli, smaltati di fiori, o un ondeggiare di ombre e di luci argentine in mezzo ad un silenzio di uomini e di cose, che nei nostri paesi del mezzodì ci è affatto sconosciuto. Mai come al castello di Oscar’s Hall io ho provato l’ebbrezza del verde, del verde fresco, infinito, che riposa e calma i nervi irritati dal nostro cielo caldo e azzurro.
Ho veduto molte terre e molti mari, ma io credo di poter mettere accanto ai divini panorami di Rio Janeiro e di Napoli quello di Cristiania veduta da Oscar’s Hall. Il golfo di Rio è la ricchezza feconda, inesausta, del cielo tropicale; Napoli è uno dei più bei quadri della natura mediterranea; Oscar’s Hall è il quadro più fresco delle verdi bellezze del nord. Nè questo è il solo paesaggio divino, che si può ammirare nei dintorni di Cristiania. Sono salito anche sul colle, dove è posto il grande serbatoio d’acqua dolce per spegnere gli incendi, e ho veduto anche lì profili nuovi e nuove bellezze nel contorno dei monti e dei colli e nell’argentino bagliore del fiord norvegiano, che mi stava ai piedi. Quel serbatoio, quell’acqua e l’apparato dei pompieri mi sembrarono però una grande ironia, perchè proprio in quel momento stesso, in cui mi godeva quello stupendo panorama, bruciavano cinquanta case di legno in Cristiania, senza che si potessero salvare che i camini, che erano di calce e di mattoni.
Nessuno però si inquietava molto per quella sventura, dacchè non si aveva alcuna vittima. I norvegiani sono calmi, sereni, pazienti, come gente che campa molto e che non si affretta mai. Straks vuol dire sul dizionario subito; ma quando un norvegiano vi dice straks, sia pur egli un cameriere o un negoziante, un cocchiere o un medico, traducete pure: mezz’ora.
Un altro carattere del norvegiano è l’indipendenza e l’autonomia dell’individuo. Voi arrivate ad una stazione, dove si deve far colazione o pranzare e voi vi sedete alla table d’hôte, aspettando di esser servito. Potreste aspettare fino al giorno del giudizio universale: voi dovete alzarvi, prendervi cucchiaio o forchetta e servirvi da voi, scegliendo fra i molti piatti, che vedete schierati sopra un tavolo centrale. Così avviene quando in una cariole giungete ad una casa di posta. Prendete pure la vostra valigia, slegatela e portatela al nuovo veicolo o all’albergo. Essa è piccina e il viaggiatore deve avere la forza di portarla da sè. Io non ho mai guidato un cavallo in vita mia, ma qui mi son visto mettere in mano le redini e da me solo ho dovuto guidare la mia cariole lungo gli abissi, per vie impossibili, su ponti rotti, e vi assicuro che lo struggle for life mi ha fatto diventare in due giorni un famoso baroccinaio.
Fuori dell’unica ferrovia che va da Cristiania a Trondhjem, la Norvegia non ha altro mezzo di locomozione oltre le gambe di ogni bipede implume che la cariole; e vi posso dire, che, all’infuori dei suoi pericoli, ha molta seduzione. Figuratevi un guscio di noce, nel quale un olandese non potrebbe far capire la parte molle e posteriore del suo corpo, ma dove ogni altro abitante d’Europa deve adagiare la suddetta, mentre poi non sapete sulle prime dove collocare tutto il resto del vostro corpo. Ben presto però imparate che testa, collo, tronco, braccia e gambe devono restare in aria e che vi si concedono due staffe di ferro per appoggiarvi i vostri piedi. Seduto così in aria e tenuto al disopra della terra da due grandi ruote, avete in mano due redini, colle quali dovete trasmettere i vostri desiderii al cavallo, che rapidamente e quasi sempre senza bisogno di frusta vi trasporta per strade senza pilastrini e dove la menoma distrazione degli occhi o delle mani vi precipiterebbe in uno dei bellissimi torrenti della Norvegia o per lo meno in una torbiera o in un prato. Vi assicuro però, che quando avete scontate le prime paure della vostra inesperienza, voi provate una vera ebbrezza di movimento in quella locomozione semiaerea e originalissima.