Per non parlare che dei miei studii, quanti grandi scienziati non ha oggi la Svezia; e il Loven, l’Illebrand padre a figlio, l’Axel Kei, il Montelius, il Van Düben, lo Stolpe e tanti altri, stanno a dimostrarci che le terra che ci ha dato Linneo e Berzelius, continua ad esser feconda di grandi uomini, che aprono orizzonti nuovi nel campo della natura.
La fisonomia degli svedesi è caratteristica. Nel basso popolo tu vedi non rare le facce a tipo finnico, direi quasi lapponico; sono quadrate, larghissime con naso piccolo, bocca grande. Nella classe alta vedi invece la fisonomia germanica o meglio scanica. In generale è gente grassa, bionda, robusta e rubizza, che esprime la forza e la bonomia; occhi grigi o azzurri, non grandi. Allegri, senza grazia rotonda nei loro movimenti. Tutto è in essi angoloso; salutano inchinandosi, a guisa di compasso che si chiuda, o abbassano e innalzano il cappello più volte come macchine. Cortesi, ospitali, ti offrono mazzolini di fiori ad ogni momento.
Fu detto che gli svedesi sono i francesi del nord, ma ciò fu detto anche dei russi e queste frasi ad effetto sono quasi sempre dei lieux communs, che ci risparmiano le osservazioni fine e profonde. Un carattere umano è cosa che non si definisce con una frase.
Fu anche detto, che i costumi sono piuttosto facili nella Svezia, e qualche statistica proverebbe che Stocolma è, dopo Monaco, la città che dà in Europa il maggior numero di figli illegittimi. Io vorrei ancora mantenere aperta la questione, perchè ho veduto molto contegnoso il riserbo nelle figlie d’Eva d’ogni classe, e non ho trovato le etarie, che in tante altre città portano in giro le loro provocazioni impertinenti.
Nella Svezia ho trovato assai accentuata una tendenza democratica nelle classi medie e più ancora fra gli uomini di lettere e di scienza. Mentre in Danimarca un nastro all’occhiello fa felici tanti mortali, nella Svezia nessuno porta il nastro e conosco molti professori dell’Università che lo hanno rifiutato. Il Nordenskjöld, il grande esploratore del polo, che si aspetta da un giorno all’altro col bottino glorioso delle sue intraprese, ebbe una volta una lezione dal re. Questi gli aveva conferito non so qual ordine e il Nordenskjöld l’aveva rifiutato. Il grande scienziato alla sua volta offerse al re una magnifica pelliccia portata dal suo viaggio, e Oscar l’accettò, dicendogli: «Tu sei più superbo di me; io ho accettato il tuo dono, tu hai rifiutato il mio.»
Il partito pietista è nella Svezia molto remuant, ed è combattuto con molta vivacità dalle classi medie e dagli scienziati. L’istruzione popolare è coltivata con immenso amore, e le signore più distinte di Stocolma vi dedicano il meglio del loro tempo e del loro danaro.
Ho avuto il piacere di essere invitato ad un pranzo, in cui il Retzius, con squisita cortesia, volle circondarmi degli antropologi e fisiologi più illustri della capitale. Più schietta, più larga, più splendida ospitalità io non aveva mai veduto. Un pranzo in Svezia è qualche cosa di originale, di grande, che rammenta il medio evo nelle sue più belle forme. Innanzi tutto vi vedete schierati in tavola almeno dodici o venti piattini, nei quali la terra e il mare vi offrono i loro tesori più pizzicanti e appetitosi; lingua di bue e uova di merluzzo, aringhe della Norvegia e anguille marinate, salame crudo e prosciutto. Si pizzica qua e là e poi si beve un bicchierino d’acquavite, che potete scegliere profumata in tre o quattro maniere. Poi viene la zuppa, che può essere di tartarughe o di gamberi di acqua dolce o anche d’ortiche. Tengon dietro i grandi pesci di mare o di fiume, il cervo o il bove e i fagiani della foresta; gelati, crema balsamica; i vini di tutti i popoli della terra che hanno una vigna. Il Retzius con delicata premura aveva messo in tavola anche il fiasco del Chianti e il moscato di Gerace. Ed ogni volta che il padrone di casa beveva, m’invitava a bevere con lui, facendomi sempre un nuovo augurio. Ed io beveva e ringraziava; mentre tutti i commensali dirigevano verso di me i loro bicchieri con grazia affettuosa. Sempre che si beve, si invita qualcuno all’amichevole augurio e questo si chiama skole. Circolò anche a metà del pranzo la maestosa Olbolle, immensa tazza di legno dipinto, piena di birra, e tutti bevettero nello stesso nappo fraternamente. Dopo il pranzo ognuno va a stringere la mano al padrone e alla padrona, ringraziandoli. Sono usi patriarcali, pieni di un profumo di antica cavalleria, che ci riportano a un tempo, in cui non si arrossiva di esprimere quel che si sente, per poi imparare con sottilissima ipocrisia ad esprimere quello che non si sente. Benedetti i paesi, nei quali progresso non vuol dire cancellare tutte le memorie del passato e vergognarsi di aver avuto degli antenati.
IV
Cristiania è una delle città più originali di Europa, e solo qua e là ti ricorda qualche lineamento della Scozia e dell’Olanda. Essa è in ordine di tempo la terza capitale della Norvegia. Toccò all’antica Nidaros (oggi Trondhjem) l’onore di essere la prima fino al 1397, quando Margherita, regina dì Danimarca, che fu chiamata la Semiramide del Nord, univa sul suo capo e tramandava ai suoi successori le tre corone di Danimarca, di Svezia e di Norvegia. Dopo il 1397 divenne capitale la città di Opslo, fondata verso l’anno 1100, ma nel secolo XVII fu totalmente distrutta da un incendio. Fu allora che Cristiano IV, re di Danimarca, edificò nel 1624 una nuova città, che dal suo nome fu detta Cristiania.
Nel centro della città avete alcune vie molto larghe e dirette, dove le case si appoggiano le une alle altre come in tutte le città del mondo, ma fuori di lì, senza strozzatura di mura nè tirannia di regolamenti urbani, Cristiania si muove a suo capriccio nel piano, sui colli e lungo il fiord, seminando di ville un largo giro di terreno. Son case isolate, tutte o quasi tutte di legno, ora candide come il marmo, ora bianche e nere, ora gialliccie, coperte di piante arrampicanti, che fanno lieta ghirlanda alle scale esteriori, al balcone e alla varanda e che si nascondono pudicamente fra boschetti di lilla, violetti e bianchi, che in questa stagione mostrano una profusione incredibile di fiori di un raro splendore. Dalla maggior parte di queste ville si gode una vista bellissima sul mare lontano, sui colli e sulla città.