Alla mattina, passate per Motala, città delle grandi officine, e per una gradinata di conche, scendete nel lago Boven, grazioso, gentile; un vero amore, uno specchio trasparente, nel quale il cielo si guarda civettuolo, e vi si riproduce colle sue nubi bianche. Le coste sono tutte flessuose, tondeggianti, fin voluttuose, con ondulazioni molli di corpo di donna; pubescenti di abeti e di betule.

In una delle più belle colline si nasconde pudica fra gli alberi una villa forata a giorno, e il fortunato mortale che la possiede, nell’atrio della sua casa può vedere in una volta sola due laghi, perchè il Boven, girando intorno ad una penisola, si raddoppia, moltiplicando all’infinito le sue bellezze. La temperatura dell’aria è tiepida e fresca nello stesso tempo, e mi sembra la carezza d’un uomo burbero, che riesce tanto più simpatica quanto più è rara.

Poi passate Husbyfiöl e il lago di Jocksen, posto fra collinette ondulate, lillipuziane, con villaggi sparsi e ville bianche e nere, basse, adagiate in prati molli e fra cornici di pini, e che ti sembrano fatte per nascondervi le delizie segrete di un lungo amore.

Passato Norskolm, il canale corre parallelo a un fiume che si vede dall’alto, e che nella moltiforme varietà delle sue rive si svolge dinanzi ai vostri occhi come un nastro magico. E la corsa fantastica continua, e voi dai laghi, dai canali, dai fiumi entrate di notte nel Baltico, senza accorgervene, e di nuovo per un canale ripassate in un lago, quello di Melarn, che vi condurrà fino a Stocolma. E voi la vedete seria, là nel fondo dei pini, colle sue alte cupole e il suo campanile sforato di ferro nero nero, e acuto come una spada.

O amanti fortunati, che volete un nido fresco e tranquillo per godervi il vostro primo amore, andate nella verde Svezia, e baciatevi sulle rive di quei laghi che mi hanno innamorato.

III

Stocolma è una bella città, severa e grande, e le fanno cornice alcune foreste così profonde, così verdi, così alte da far diventar druido chiunque passeggi sotto le vôlte di quelle betule gigantesche e di quelle quercie, che contano i secoli come noi contiamo gli anni. Chi ha confrontato Stocolma a Venezia non ha visto Stocolma o non è mai andato a Venezia, o, meglio, non ha veduto alcuna di queste città. La capitale della Svezia è posta sull’acqua e circondata dall’acqua; ma non ha il silenzio misterioso dei canali veneziani, non ha i marciapiedi di mezza città cambiati in acqua, non ha la gondola; infine non è un luogo che ti fa dire: Qui non si può che cospirare o fare all’amore. Stocolma è posta sulle rive del lago Målar e sopra un’isola che si adagia sulla sua imboccatura nel mare e l’acqua s’intreccia colla terra in amplesso amoroso; per cui in nessun altro luogo si sente più vivo il bisogno di avere un yacht elegante per muoversi in quel labirinto di acque salse e di acque dolci, di foreste e di ville.

La città è dominata dall’imponente palazzo reale, che innalza le sue mura colossali con pareti di 130 e 137 metri. Di faccia vedete un altro palazzo, che non è fatto per i re, ma per comfort dei viaggiatori; è il Grand-Hôtel, uno dei più belli che abbia veduto in tutta Europa e che domina colla sua posizione il più bel panorama di Stocolma. Tanto qui come in Danimarca vedete alternarsi la pura architettura greca colla scandinava. Parrebbe in teoria che, messe l’una accanto all’altra, dovessero dare una nota stridente di disarmonia, ma le affratella una certa maestà severa, che viene dalla semplicità delle linee. Tutto può passare in architettura, purchè rappresenti un’idea; nulla più mi ripugna del pasticcio, dell’invasione delle chincaglierie e fin delle confetterie nei sacri dominii di quell’arte suprema, a cui dovrebbero attingere ispirazione e guida tutte le altre.

Il palazzo delle Belle Arti, o Museo nazionale, è uno splendido edifizio di architettura veneziana del rinascimento, e noi vorremmo vedere così splendidamente alloggiati i nostri capolavori. Sgraziatamente a Stocolma il contenuto è meno importante del contenente. Nell’atrio vi accorgete subito di essere in Scandinavia, ammirando le tre statue colossali fatte dal Fogelberg, di Odino, Thor e Balder. Al primo piano troverete molti disegni del Dürn, e alcune statue di Sergel, di Byström, di Göthe, di Fogelberg e Quarnström, che non si vergognano troppo di vedersi accanto all’Endimione dormiente, quello stesso che fu trovato nel 1783 nelle rovine della Villa d’Adriano. Come cosa curiosa, non lasciate di guardare una Venere Callipigia, che il re Gustavo III fece fare da Sergel, mettendovi la testa della contessa di Höpken, per vendetta dell’opposizione, che questa dama dell’alta aristocrazia moveva alla Corte.

Stocolma ha anche un museo preistorico dedicato solo alla Svezia, un museo etnologico ricco specialmente in oggetti delle razze iperboree, e un museo antropologico, che è storicamente il padre di tutti i musei antropologici del mondo, essendo stato fondato dal grande Retzius, creatore della craniologia moderna e padre di uno dei più illustri scienziati che abbia oggi la Svezia. Il figlio è professore d’istologia nell’Università e con Kei ha fatto scoperte importantissime sulla fine struttura del sistema nervoso. In questi giorni ha pubblicato un’opera gigantesca sull’etnologia e la craniologia dei finni e che non sarà messa in commercio essendo stata tirata a soli 200 esemplari; ma di questi una dozzina almeno è destinata all’Italia, che Retzius e la sua signora adorano tanto, da aver convertito la loro casa ospitale in un piccolo tempio dell’arte italiana. Mobili, sculture, acquerelli, incisioni, vasi, tutto è italiano, e belle piante del tropico, facendo corona a quei gioielli artistici, ti fanno del tutto dimenticare che tu sei su terra scandinava. Ora Retzius si sta occupando dell’istologia comparata dell’orecchio nei batraci, nelle salamandre e nei pesci, e le sue prime scoperte sono già molto importanti, portando nuovi e preziosi materiali alla scienza darwiniana.