Su crudele turmentu!

Pro mi occhire fele violentu

Su turmentu crudele!

Pro mi occhire violentu fele.

Occhi come state pacati e di cuore non piangete? Rimanete in pianto che non vedete quella che tanto amate. Con pianto restate chè non vedete quella che tanto amate. Restate nel pianto che non vedete colei che tanto amate.

Quella che tanto impressa tenevate in cuore appassionato. Qual piaga compiuta! Una piaga eccessiva e incrudelita. Qual piaga compiuta! Eccessiva piaga incrudelita. Qual piaga compiuta! Una eccessiva piaga incrudelita!

Questa mercede m’ebbi per tanto servire, un crudele tormento, per uccidermi un fiele violento, un crudele tormento; un tormento crudele, un fiele violento per uccidermi.

Fra i poeti amorosi il Maltzan chiama Giorgio Filippi di Bitti (morto nel 1838) il poeta delle signore, distinto per la tenerezza dei suoi pensieri e i lusinghieri accenti rivolti alle figlie d’Eva. Altro poeta amoroso è un cappuccino, Antonio Giuseppe Pirisina di Ploaghe (morto nel 1834) imitatore fortunato di Tibullo. Vicino ad un capuccino ci duole dover mettere il nome di una gentile poetessa di Sassari, che scrive sotto il nome semi-incognito di Donna Maria Grazia M. e che canta soavemente amori felici e dolci tenerezze del cuore.

Lirica e poesia amorosa sono in Sardegna quasi una cosa sola; e fra i più antichi dei lirici può collocarsi Antonio Delogu, contadino di Tissi, che scrisse in versi appajati e rimati due a due; forma che i Sardi chiamano sinfonia.

Sul principio di questo secolo brillava fra i poeti sardi un nobile campagnuolo, pressochè analfabeto, ma ricco di cuore, di poesia, e di quattrini, tre cose che vanno ben di raro insieme. Nella stessa epoca era ritenuto principe dell’improvvisazione lirica l’analfabeto Francesco Alvaru di Berchidda, ma di lui sgraziatamente poco ci è rimasto. Molti altri lirici e poeti erotici potrei nominare, ma lo spazio non mel consente e rimanderò alle raccolte dello Spano, del Pischedda e di altri, e all’opera di Maltzan.