La poesia sarda, dopo l’amore, canta i beati del Paradiso, le feste della Chiesa cattolica e i santi fervori del sentimento religioso. Più d’una volta lo stesso poeta è negli stessi versi innamorato delle donne e del cielo e le due corde dell’amore e della religione vibrano unissone. Miglior esempio di questo dualismo estetico non saprei trovare che nella Sa femina onesta del Padre Cubeddu delle Scuole Pie, nato a Patada nel 1748 e morto nel 1829. Eccovene alcune strofe, alle quali metterò di contro una bella traduzione italiana fatta da un altro padre e letterato sardo, l’abate Tommaso Pischedda.

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Iscultami benigna, Clori hermosa

Hymnos de alabanzia hap’ad cantare;

Pro qui de te Sardigna andet fastosa,

Una corona t’hapo ad praeparare

Facta non de giacintu, non de rosa,

Qu’in pagu tempus si solet siccare:

Ma t’hapo ad praeparare una corona