[357.] Lettera del 15 gennaio 1824; Epistolario cit. del Leopardi, vol. III, pag. 233.

[358.] Lettera del 2 febbraio 1824; Epistolario cit., vol. I, pag. 496.

[359.] M. Tabarrini, in Gino Capponi ecc. — Firenze, Barbéra, 1879, pag. 144.

[360.] Nuovo Ricoglitore. — Milano 1826, n. 19, pag. 519. — Non trovo da altri ricordato questo giudizio, notabile perché fu il primo espresso pubblicamente.

[361.] Al Brighenti scriveva: “.... Di che si tratta infine? di mettere in ridicolo le nostre coglionerie, di sferzare i nostri vizi, di avvilire i cattivi, d'incoraggiare i buoni, di stimolare tutti, e sempre con energia ed urbanità, con coraggio e con spirito conciliante, con fermezza e dolcezza tutto ad un tempo. Leopardi, piú grave, piú austero, piú misantropo di voi, potrebbe prendersela coll'egoismo e la immoralità, col fanatismo e l'irreligione, coi nostri sistemi di educazione pubblica e privata, coll'assenza assoluta di vincoli domestici, colla depravazione delle donne, colla mancanza di tutto ciò che piú costituisce il vero cittadino. Voi piú lepido, piú epigrammatico, piú focoso, vi attacchereste ai ridicoli, all'avarizia, al sonettino, all'arcadico, al furfante, al zerbinotto, al pedante, al trecentista. Leopardi sarebbe il vero solitario dell'Appennino, voi l'osservatore cittadino. Le vostre cose riunite formerebbero lo Spettatore italiano. L'Eremita vi risponderebbe. Piú ci penso, piú mi sembra che questi articoli farebbero molto bene al pubblico ed al giornale. Ciascuno di voi mi darebbe un articolo per trimestre, di maniera che in ogni fascicolo ne verrebbe uno che richiamerebbe il precedente e farebbe aspettare con impazienza i seguenti. E chi sa se da Napoli, da Roma, Milano, Genova, Torino, Venezia, non verrebbero fuori altri Osservatori morali. L'Orioli, purché volesse smorzare la sua qualche volta troppo pungente penna, sarebbe ottimo per il nostro proposito — . Ma rammentiamoci tutti che per giovare e farci dar retta, conviene scansare ogni personalità, esser sempre urbani, imparziali, giusti, e scrivere in coscienza.

“Ben inteso però che la morale non vi farebbe perder di vista l'industria tipografica libraria, la proprietà letteraria, la ristampa, e la fiera progettata nel centro dell'Italia....„. 15 aprile 1826, Lettera inedita; Carteggio Vieusseux cit., “Nazionale„, Firenze.

[362.] Lettera del 1º marzo 1826; Epistolario cit. del Leopardi, vol. III, 239.

[363.] Lettera del 4 marzo 1826. Epistolario cit., vol. II, pag. 106.

[364.] Lettera del 16 febbraio 1829. Epistolario cit., vol. II, pag. 355.

[365.] Lettera del 4 marzo 1826. Epistolario cit., vol. II, pag. 105.