[376.] 1826, tomo XXIII, n. 67 luglio, pag. 22.
[377.] Memorie inedite, “Riccardiana„, tomo V, 4 ottobre 1828.
[378.] Memorie inedite cit., “Riccardiana„, tomo V, 19 febbraio, 1833.
[379.] Con che gusto il Tommaséo dovette una volta far credere al Pieri ch'egli fosse per esser convertito da lui al classicismo! Perché il Pieri racconta (Memorie inedite cit., tomo V, 9 luglio 1830): “Ho tentato di convenirlo sul classicismo e sul romanticismo, e su i danni che può recare quest'ultimo alla inesperta e incauta gioventú; ma in quello ch'egli veniva consentendo alle mie proposizioni, è venuto il Valeriani a interrompermi„.
[380.] Lettera inedita, Milano, 6 novembre, 1825; Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze.
[381.] È curioso il modo con che il Tommaséo, fingendo giudicare altrui, giudicava sé stesso nel rendere conto di un fascicolo dell'Antologia: “No, cosí non si scrive, mio caro K. X. Y. Piú naturalezza ci vuole: ve l'hanno detto anche altri uomini che ne sapevano piú di me, e sia detto con vostra permissione, anche un po' piú di voi. Naturalezza, signor K. X. Y. Il numero, l'eleganza, la forza, la rapidità sono belle parole, ma la naturalezza è qualcosa di piú„. (Nuovo Ricoglitore, Milano, n. 20, agosto 1826 pag. 578).
[382.] Lettera inedita, senza data, ma non di molto posteriore alla venuta del Tommaséo in Firenze; Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze. (È scritta in francese).
[383.] Lettera inedita, Pisa, 25 novembre 1825; Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze. Cosí gli scriveva: “Farò ogni mio sforzo possibile, tra le occupazioni mie, che poche non sono, di sodisfare al suo desiderio di qualche articolo per l'Antologia. Ma converrebbe che ella mi dicesse su che vorrebbe esser servita. Io ho tarda notizia de' libri che compariscono. Se ella mi dà qualche cenno, la servirò come so e posso....„.
[384.] Lettera inedita, Pisa, 2 gennaio 1826; Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze.
[385.] Lettera inedita, Pisa, 3 gennaio 1826 (Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze). Cosí gli rispose: “Lo scopo dell'Antologia non deve esser tanto quello di far risaltare qualche difetto di un libro, quanto di far conoscere, meglio che non lo siano state fino adesso, quelle verità che da molti sostenitori dell'oscurantismo e dell'assolutismo vorrebbero esser tenute occulte; e certo è che l'opera del De Staël è molto interessante per chi desidera di meglio conoscere quella macchina maravigliosa di cui l'Inghilterra va superba, e con ragione, ad onta di tanti difetti. Del resto, se le lettere del signor Staël abondano di anfibologie e di contradizioni, giustizia vuole che chi ragiona di esse ne faccia avvertito il pubblico ed il signor Staël medesimo. Non ho bisogno di dirle, stimatissimo signor professore, che il signor Staël, essendo uno scrittore stimatissimo per le sue ottime intenzioni, il suo amore del vero, l'indipendenza del suo carattere ed i suoi principî liberali, egli meriti tutti i riguardi dell'Antologia e di chi si trova costretto di criticarlo. Tenutissimo le sono poi per la gentilezza usatami nello scrivermi la di lei lettera di ieri. Superflua era questa precauzione: quando mi prendo e mi prenderò la libertà di chiederle un articolo per l'Antologia, non intenderò mai che per motivi particolari ella debba non dire tutta la sua opinione. Giustizia, imparzialità, libertà, ecco la mia divisa; ma se nell'interesse de' principî ch'io tengo ad onore e a dovere di far sostenere e difendere, conviene di dare a uno scritto e ad una critica una certa direzione, confido troppo ne' suoi lumi e nella sua sagacità, per non essere perfettamente tranquillo a questo riguardo„.