Non appena onorato della gradita sua mi feci sollecito di preporvi poche righe d'introduzione e di produrla perché venisse in luce in questa nostra appendice letteraria della Gazzetta provinciale ad eccitamento alle migliori penne virgiliane. Con mia sorpresa, mi vidi restituito privatamente il mio articolo da questo Editore della gazzetta, il quale a sua scusa mi asseverava ch'egli aveva di che temere pregiudicio politico facendosi a menzionare l'Antologia fiorentina e destando gli scrittori a volgere le loro meditazioni a filosofici argomenti di questa fatta. Al ricevere poi il primo volume dell'Antologia stessa, io mi feci piú e piú diligente in promuoverne l'associazione; ma con viemaggiore mio disdegno venni in cognizione che i giovani qui associati facevano qui anzi cancellare il loro nome inscrivendolo di miglior voglia presso le Università di Padova e di Pavia, perché questa censura letteraria andava negando il transeat ora ad uno or ad altro volume, locchè non intraviene presso le ricordate Università. Mi rimaneva pertanto d'incoraggiare almeno gl'ingegni a stendere articoli sopra i temi da lei accennati e nello spirito illustratore e benefattore della sua Antologia; ma ostacoli maggiori, peggiori guai. Una legge lega le destre e gl'intelletti a quanti osassero pubblicare proprî scritti fuori del regno, comminando essa le gravi multe ove quei scritti anche dopo la loro pubblicazione tali non riuscissero da conseguire la censoria ratializione, e pene ove offendessero la politica vigilanza. Chi volesse pertanto pensare e scrivere come pensa e scrive l'Antologia, non potrebbe a precauzione sperarsi condiscendenti queste censure, ed ove gradir volesse a queste, non sarebbe degno di farsi del bel numero uno. Cosí è, i fiori filosofici non allignano impunemente in questi climi; e le basti sapere che nel governo del morto delegato Benzeni, severo a noi per ben 15 anni, non era a noi dato leggere che di furto or uno or altro de' bei fascicoli da lei pubblicati. Ora sembra assai piú mite la nostra condizione, ma non cessa che abbiamo qui tanti censori quante sono le facoltà scientifiche e letterarie. La prego de' miei plausi agli ottimi Niccolini e Montani, al Briareo cioè nel miglior senso al Tommaséo, ai tanto benemeriti suoi collaboratori, ed a volermi tenere suo ammiratore e devotissimo servitore. F. Arrivabene, Non conte ma cessato consigliere d'appello„.

[1185.] Nuovo Giornale Ligustico di lettere scienze ed arti. — Genova, 1831, fasc. I, Prefazione, pag. VII.

[1186.] 1831, tomo XLIII, n. 128, agosto, pag. 172. — Ed erra, in verità, il Tommaséo quando, nel brevemente accennare e questo fatto, afferma (Di G. P. Vieusseux, ediz. cit., pag. 111) che a tali accuse “non accadeva risposta„.

[1187.] 1831, fascicolo III, pag. 214.

[1188.] Lettera inedita, Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze.

[1189.] Lettera inedita, Siena, 21 marzo 1832, Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze.

[1190.] 1832, tomo XLVI, n. 136, aprile, pag. 121.

[1191.] 2 agosto 1832, n. 155.

[1192.] Voce della Verità, 11 settembre 1832, n. 172.

[1193.] Lettera inedita, Siena, agosto 1832; Carteggio Vieusseux, “Nazionale„, Firenze.