Appendice XV (pag. 353).

Circolare ai varî corrispondenti.

Firenze a dí 5 luglio 1833.

G. P. Vieusseux, Proprietario e Direttore del Gabinetto Scientifico e Letterario.

La soppressione dell'Antologia non mi aveva avvilito. Io confidava che il Governo, riconoscendo che in tutto questo disgraziatissimo affare io era vittima di un basso e maligno intrigo, non solo non mi avrebbe impedito di creare qualche altro mezzo di pubblicazione, atto a corrispondere ai bisogni letterari della Toscana, ma ben anche avrebbe veduto con piacere le mie premure per ottenere tale intento.

Io m'ingannava.

Progettai, in primo luogo un Indicatore Bibliografico Italiano, giornale di cui manca l'Italia, ad uso dei Tipografi, Librai e Bibliotecari, da pubblicarsi ogni 15 giorni. Mi fu risposto che non mi si poteva permettere di fare un giornale. Eppure non si trattava che di un catalogo sistematico dei titoli, del prezzo e delle condizioni di associazione dell'opere che producono i torchi italiani! Vedendo chiaro che non si voleva cosa che avesse forma, e fosse nelle condizioni di un'opera periodica, pensai in ultimo luogo, dopo mature riflessioni, di proporre la pubblicazione di alcune serie di Opuscoli Scientifici-Letterarii, senza titolo, periodicità o vincolo di giornale, disposti in grossi volumi di 5 e 600 pagine, ed atti, per conseguente, ad ammettere non solo memorie che per loro natura non possono aver luogo nei giornali, ma anche operette di piú fogli e stampe; ed io avevo già, ed avrei raccolto in seguito, numerosi ed importanti materiali. Il qual progetto potendo ricevere pronta e diligente esecuzione, io veniva a creare un deposito utilissimo per gli scrittori Italiani in particolare, prezioso per le scienze e le lettere in generale.

Ma contro ogni mia aspettativa, e quella del pubblico fiorentino, anche questa impresa mi è vietata sotto pretesto che da taluni potrebbero venir considerati i miei volumi di Opuscoli come un succedaneo all'Antologia!

Dopo tali due inutili ed infelici tentativi, il pubblico non mi accuserà, voglio sperarlo, di pigrizia e d'indifferenza per le cose patrie, se mi vedrà limitare le mie premure al miglior andamento del mio Gabinetto, e del Giornale Agrario, del quale ho conservato l'Amministrazione.

Conviene ora rassegnarci d'aspettar tempi migliori. Frattanto non posso che rinnovare a tutti i miei amici i miei piú fervidi ringraziamenti per la fiducia dimostratami pel passato, e pregarli d'essere certi che quando il Governo Toscano tornasse a sentimenti piú benevoli a mio riguardo, e quando mi fosse concesso di occuparmi nuovamente in modo attivo di ciò che può interessare le Scienze e le Lettere Italiane, io mi vi dedicherei senza indugio, purché le mie forze corrispondessero al mio zelo; ed allora tornerei a pregare i miei buoni e rispettabili amici e corrispondenti di assistermi co' loro scritti, e co' loro consigli, e mi presenterei a loro con tale piano da conciliare sempre piú il decoro delle lettere col vantaggio degli scrittori Italiani„.