Ministro. Ma lei vuole considerare le scienze e le lettere principalmente per l'influenza che possono avere sul benessere e la felicità dei popoli, sulla loro amministrazione; e lei si spiega, a questo riguardo, con molta chiarezza.
Io. Torno a domandare perdono a V. E.; il mio manifesto non allude punto alla politica ed all'amministrazione; ma rinunziando a riprendere il titolo del mio antico giornale, non rinuncio per ciò ad essere coerente con i miei antecedenti ed a far sempre un giornale filosofico, un giornale dedicato al progresso, un giornale piú dedicato all'universale che ai soli pedanti; ma tutto ciò può farsi decorosamente, senza entrare nella.....[1393] di governo o di pubblica amministrazione, senza dir nulla che possa offendere il Governo ed i suoi amici ed alleati.
Ministro. Il Governo non è nemico delle scienze e delle lettere — anzi, presto si farà a Pisa un nuovo giornale di medicina, e poi un altro giornale.....[1394] ma il suo sembra occuparsi di troppe cose.
Io. Dunque Firenze dovrà continuare ad essere priva di un giornale, e mentre ogni paese d'Italia va acquistando ogni giorno per questo verso, noi soli non potremo far nulla.
Ministro. Non si può fare come ella intende. Non posso biasimare la schiettezza, anzi devo lodare il modo con cui ella si esprime, ma non posso proporre il risorgimento dell'Antologia, e la Rassegna non sarebbe altro che l'Antologia perfezionata.
Io. Dunque S. A. non sa nulla del mio progetto, non ha letto nulla.
Ministro. Certo io non voglio si possa proporre simil cosa al Granduca.
Io. Ma V. E. non si avrà per male se porto direttamente a Pitti il mio progetto e la mia supplica.
Ministro. Lei è padrone di far ciò che vuole a questo riguardo.
Io. Ma lei poi mi darà contro.