G. P. Vieusseux
Proprietario e Direttore
del “Gabinetto scientifico-letterario„.
Dalla tipografia Galileiana„.
Appendice XVIII (pag. 362).
Difesa del Vieusseux fatta da Niccolò Tommaséo.
“La Voce della Verità.
Una gazzetta alla quale era serbato superare in barbarie di stile, in goffaggine di concetti, in viltà di delazioni calunniose, in amarezza d'odii spregevoli e di contumelie impotenti, quanti mai scritti conosce l'Europa avversi ad ogni religione e ad ogni piú venerabile autorità; una gazzetta alla quale fu inspiratore degno l'autore dei Pifferi di Montagna, il villan di Canosa cacciato di Napoli e della Toscana com'uomo stolidamente torbido e vituperevolmente irrequieto; una gazzetta il cui nome è nome di scherno, le cui dottrine meritarono la riprovazione del governo austriaco il quale ne interdisse la pubblica lettura nelle provincie lombarde, in quelle provincie dove l'Antologia di Firenze aveva liberi soscrittori e lettori moltissimi, e lodi solenni, fiorente e caduta, ne' giornali e ne' libri; la Voce della Verità, dopo aver toccato in certi suoi pensieri, come Ella con l'eleganza usata li chiama di circostanza, toccato di guerra, di sommosse, di governi stabiliti e di religione, accennava quasi come nemici della religione e de' governi stabiliti, suscitatori di guerre e di sommosse i proclami di Gian Pietro Vieusseux; e soggiungeva non so che della parte deteriore del popolo italiano, delle classi immorali, o dei bagordi delle città ultra-civili: né a confermazione della accusa recava ella, la Voce della Verità, cosiffatti proclami; né dimostrava perché G. P. Vieusseux dovesse essere relegato nella parte deteriore del popolo italiano, e come entrass'egli ne' bagordi delle città piú che civili, né quali vincoli stringessero lui alle classi immorali, né come si possano senza menzogna servile chiamare immorali le intere classi di un popolo per depravato ch'e' sia. E perché G. P. Vieusseux con l'assenso del governo toscano chiamava bugiarda e calunniatrice la Voce della Verità, già colpevole d'altre calunnie e d'altre bugie, (delle quali profanò fino i sacrarii delle tombe, crudele agli uomini, ed empia contro la misericordia di Dio) in difesa della sua stoltizia quella Voce medesima rispondeva nuove stoltizie e menzogne; doversi l'Antologia giudicare secondo i giudizî di chi non ne fu mai parte, e mal la conobbe; secondo l'autore di certe addizioni ad un libro di Silvio Pellico, al quale la censura d'un principe amico al duca di Modena concesse l'uscire nella pubblica luce: essere quell'autore squarciator dei veli carbonici; e, perch'egli disse l'Antologia di Firenze sorella al Conciliator di Milano, e congiura il Conciliatore, essere l'Antologia pretta congiura, carboneria pretta, e non proclami ma congiure doversi chiamare gli scritti dal Vieusseux pubblicati. E perché l'Antologia non credette necessario confutare un libro stampato fuori d'Italia, e da pochi italiani letto, e da nessuno tenuto per autorevole; tanto piú che sufficiente confutazione a quel detto era l'Antologia stessa; di qui la Voce della Verità con ingegnosa carità di cristiano conchiude che l'Antologia non è proclama, è congiura. E ciò vuol dire che contro la religione erano congiurati tanti uomini virtuosi e dotti che nell'Antologia scrissero, e non sola una volta, l'Ab. Zannoni, l'Ab. Follini, l'Ab. Rigoli, l'Ab. Missirini, il Padre Inghirami, Cesare Lucchesini e tanti onorevoli magistrati e scrittori di tutte le parti d'Italia e d'oltremonte, il Cibrario, il Nota, lo Sclopis, il Manno, il Balbo, il Grassi, il Rosellini, il Carmignani, e l'Hammer ed il Mustoxidi. E ciò vuol dire che contro i governi stabiliti congiurarono il governo Toscano che l'Antologia permetteva, il governo papale che tanti esemplari ne riceveva nelle sue città: e ciò vuol dire che eccitatori di guerre e di sommosse, e collegati alle parti deteriori sono Ferdinando e Francesco e Ferdinando di Napoli, Carlo Alberto e Carlo Felice di Sardegna, Francesco d'Austria, il duca di Modena. E notate che l'ultimo quaderno stesso dell'Antologia, nel quale la censura toscana non trovò alcun delitto, nel quale non trovò alcun delitto il ministro di stato che co' suoi proprî occhi lo esaminò lungamente, e dal quale trasse la Voce di Modena avvelenatrice, occasione di scandalo, (onde, non già per colpa commessa, ma per evitare delazioni tediose e querele, il toscano governo credette dovere all'Antologia troncare la vita), quello stesso quaderno, io dicevo, in altre parti d'Italia fu accolto, senza che i governi stabiliti vedessero ivi entro sommosse. E se taluno degli scritti nell'Antologia contenuti accennava a dottrine che alla Voce di Modena fanno paura, basti che non facessero paura al duca di Modena, al Papa, e alla toscana censura.
Or di che mai la Voce di Modena non sente terrore o nol finge? Chi venisse, e dicesse: non temete, o povero gregge, che al padre vostro è piaciuto dotarvi del regno[1395]: ogni valle innalzata e sarà umiliato ogni monte[1396]: noi aspettiamo la consolazione d'Israello[1397]: la Voce della Verità griderebbe che cotesti sono proclami e congiure. Non già ch'io voglia porre comparazioni tra le umane cose e le divine: ma intendo accennare quanto antico vezzo sia questo zelo calunnioso, che crea coll'interpretazione i delitti, ch'esaspera le ire, che sull'innocente indifeso vilmente s'avventa, e un colpo solo non basta alla paurosa sua rabbia, e una feroce necessità gli comanda sopraggiungere all'ingiustizia l'oltraggio, e mescere all'impudenza del bugiardo la viltà dell'ipocrita. Or che disse alla donna convinta di fallo il re mansueto? S'altri non ti condanna, né io vorrò condannarti[1398]. E questi zelanti, a colui che da nessuno è accusato, a colui che da' principi vigilanti ed amici dell'autorità propria ha protezione e rispetto, che dicono? Se nessuno ti condanna, e io ad accusare son pronto, pronto ad imaginare la colpa, a provocare la pena, ad aggravarla di nuove provocazioni e di scherni. E costoro di religione ci parlano! E vogliono pace! E tacciano d'immoralità ordini interi di cittadini! E sprezzano la parte deteriore del popolo; essi, volgo dei pensanti, e sentina del cristianesimo, e feccia di fiele!
Questa Voce che a Dio s'immedesima, perché Dio solo è verità[1399], rinnovella le calunnie dei nemici al nome cristiano che dicevano concitatori della città[1400] gli uomini al vero devoti, e vociferavano, e gettavan polvere in aria[1401] gridando vendetta. Questa Voce di Verità osa asseverare che G. Pietro Vieusseux prestava i suoi tipi ad uno sciocco, come lo chiamarono, bullettino escito nel marzo dell'anno che l'Antologia fu soppressa: e non sa che G. P. Vieusseux non ebbe mai tipi suoi, non sa che le indagini in Toscana fatte a scoprire l'autore di quella stupida impertinenza non osarono pur rivolgersi al direttore dell'Antologia; non vede che tra quel bullettino e la Voce della Verità la fratellanza della goffaggine è tanta da dovere ogni uomo di senno sospettar piuttosto essere cotesto scritto modenese fattura che fiorentina.
Nessuna cosa è nascosta che non debba essere rivelata[1402]: e verrà giorno che le mene segrete, e le sozze vie per le quali ai vostri fini v'ingegnate di giungere, saranno palesi al mondo, o bugiardi: e sarà chiaro allora quali sono i nemici veri de' governi, quali le illusioni politiche, e quali coloro che a sostenersi credono necessaria la guerra.
Ora ecco nuove congiure tramate da G. P. Vieusseux.