Egli diffonde per Italia il Progresso, giornale di Napoli, dalla censura napoletana approvato; lo diffonde in paesi soggetti a censura; diffonde un giornale al quale il nuovo direttore fu scelto dal governo di Napoli stesso; diffonde un giornale in cui scrivono il Liberatore, direttor d'altri annali, cosa in tutto regia, e il Iannelli e il Tenore e il Galluppi e l'Avellino e il Capocci e il Delle Chiaje e il Galanti e il Gräberg e l'Ab. Iorio ed il Muzzarelli prelato romano. Egli diffonde (e le sue lettere, spaventevole audacia! lo dicono in istampa) diffonde un giornale agrario, un dizionario geografico, e alcuni libri d'educazione che sono già nel commercio di tutta Italia: tra' quali è un manuale di Ferrante Aporti, sacerdote, che primo in Italia fondò le scuole infantili, e al santo ministero consacrò l'ingegno e la vita; e n'ebbe dal governo austriaco lode e ringraziamenti e sussidî. Ma il governo austriaco, secondo la Voce di Modena, è nemico de' governi stabiliti, amico alle leve antipatiche. E perché il sacerdote Aporti istituí certe scuole della Domenica nelle quali non insegnare opera servile (come sarebbe le magnifiche imbandigioni de' ricchi cui molti servi lavorano nelle feste solenni; o quale l'opera del cocchiere che nei dí delle feste solenni conduce i ricchi alla chiesa di Dio), ma ad insegnare i principî teorici di certe arti ai giovanetti che, dopo le pratiche della religione, rimangono il resto della giornata oziosi; per questo un altro giornale s'arma contro il buon sacerdote di zelo farisaico, e parla come scriba non com'uomo che di ciò fare abbia potestà[1403], e mentisce alla parola di Cristo: non l'uomo per il sabbato, ma il sabbato è fatto per l'uomo[1404]. Chi è della terra, parla linguaggio di terra[1405]: chi d'odio si pasce odio riceve. Cristo comanda: non dite falsa testimonianza: e costoro mentono. Cristo: amate i nemici, e costoro le inimicizie fomentano, accattano, creano. Cristo e i suoi promettono parole di vita[1406], e costoro gioire nelle imagini di prigioni e di morte; e il pensiero d'un uomo che soffre, rasserena la torba anima loro, li fa faceti. Pieni di malizia, di contenzione, di dolo, di malignità, sussurroni, detrattori, lanciatori di contumelie, superbi, inventori del male, senza misericordia, senz'affetto.
E a costoro io volgo sí dure parole, perché costoro dello scandalo esultano, e gridano col preside iniquo: non sai tu ch'io ho potestà di farti del male?[1407] A costoro io volgo dure parole, perché il servo spietato al conservo suo, Dio punisce d'inesorabile pena; perché Gesú non contr'altri che contro i falsi zelatori alzò sdegnoso la voce.[1408] Io parlo con indegno e senz'ira, con fiducia e senza terrore la parola del vero: e dico a quei della Voce che in sí misero modo infamaron se stessi: voi siete bugiardi, e stoltamente bugiardi. Dico: voi siete vili, perché vi scagliate contro chi non può ad arme eguale rispondervi. Dico: siete empi perché rinnegate la carità. Sia permesso a G. P. Vieusseux (e sarà, spero, dalla equità del governo Toscano) dichiarare nel suo rinato giornale le opinioni proprie e degli amici suoi, dire i suoi desiderî, come onesti, come sacri ad ogni innocua verità; sia permesso smentire co' fatti le vostre fallacie. Allora parlate, allora fatevi censori della censura italiana, insultatori di tutti i governi italici, allora infangatevi di delazione, e di bile abbeveratevi a piacer vostro.
E queste cose io scrivo lontano da G. P. Vieusseux, e di mio libero moto, professando apertamente ch'io l'amo; ma che non l'affetto, sí l'amore della giustizia mi fa parlare. E la mia parola è credibile; perch'ha in sé il suggello della sua verità. E voi, se siete cristiani, fate echeggiare questa mia parola alla Voce vostra, echeggiar tutta del primo all'ultimo accento. Poi rispondete: e sotto allo scritto ponete il nome vostro. I' pongo il mio.
Parigi, nell'aprile del 1835.
N. Tommaséo.
Dai tipi di Pihan Delaforest (Morinval)„.
Appendice XIX (pag. 364).
Minuta di lettera di Gian Pietro Vieusseux a Niccolò Tommaséo.
“13 maggio 1835.
Ricevo le copie del vostro scritto alla Voce della Verità. Mio buon amico, io vi ringrazio quanto piú so e posso per il sentimento di vera amicizia e di dignità che ha dettato quell'eloquente discorso. A pena l'ho avuto letto sono andato alla Presidenza del Buon Governo ove ne ho lasciata una copia pel Presidente Bologna. Un'altra ho portata al P. Mauro, chiedendo di poterla moltiplicare colla stampa fiorentina, ma sotto data di Parigi, e come semplice ristampa. Egli la trasmetterà a Palazzo Vecchio. Il va sans dire che la mia domanda non sarà accolta con favore, ma pure è opportuna perché prova ch'io sono sempre coerente con me medesimo, ed il medesimo Segretario Fabbroni m'ha detto: a questo scritto non si risponde. Un'altra copia assicurata in una stecca, resta in lettura al Gabinetto. Suppongo che a Modena l'avete mandata direttamente. Ora sentiremo ciò che diranno quei furfanti: immensa sarà la loro rabbia, ma impotente. Del resto, tutto considerato, il Governo toscano vi fa buona figura: voglio sperare che questo scritto verrà letto da S. A.; ma non mi lusingo che possa impegnarlo a lasciarmi ricominciare un giornale — anzi, ho molte cose che mi provano che piú che mai non si vuole ch'io ne faccia uno; tra le altre cose so positivamente che si cerca uno che voglia intraprenderlo; potrei anche nominar la persona che dovrebbe dirigerlo. Brav'uomo, ma senza energia, senza quella cognizione e sopra tutto quell'esperienza degli uomini e delle cose, senza della quale non si fa un giornale in nessun paese del mondo, e particolarmente in Italia„.