Il capoguardia è uno sbilucione con tanto di pancia. In questo momento è impossibile dire se egli sia un burbero con del cuore o se sia in lui l'anima dell'aguzzino. Perchè il personale di custodia è come invaso dalla paura di riuscire mite. Parla a monosillabi, ha una voce che sente del carceriere e preferisce dire di no ai detenuti che gli domandano qualche cosa. Ieri, dopo tanta insistenza, ho ottenuto il permesso di tagliarmi le unghie vellutate e lunghe. Ma ho dovuto tagliarmele alla presenza di questo omaccione che rintuzza ogni desiderio col regolamento. Il suo ufficio è un bugigattolo in faccia all'ufficio di matricola. È in esso che ho avuto il primo colloquio. Il capo metteva la sua faccia tra la mia e quella del mio amico. Ci teneva addosso gli occhi semichiusi e ci interrompeva tutte le volte che tentavamo di parlare degli avvenimenti e di scambiarci notizie che sapevano tutti.

Gli ho ridomandato una cella a pagamento per avere il chiaro alla sera, la materassa sulla branda e un tavolino con la scranna.

—Ce ne sarebbero così delle persone che vorrebbero questi comodi! Abbiamo faticato a trasformare una cella a pagamento per don Davide Albertario, venuto qui il 24. Con un prete non potevamo fare diversamente. Con le guardie occupatissime siamo anzi obbligati a mandarlo al passeggio solo per impedire che qualche mascalzone lo insulti. Si sa, il Cellulare non è un collegio.

È suonata la campana che annuncia la distribuzione del pane. I prigionieri la chiamano la «voce di Dio». È un minuto di raccoglimento. Le finestre diventano quelle di un edificio disabitato. Non si sente più un'anima. I detenuti sono all'uscio ad aspettare che si apra l'usciuolo con la parola che li invade di piacere: «Pane»! Il distributore che è uno scopino la ripete a ogni pagnotta che passa per il buco. Lo ricevo anch'io, ma lo passo, colombando, al delinquente vicino alla mia cella che ha sempre fame. È un ragazzo di diciassette anni, scolorato come un onanista, e già recidivo. L'ultimo furto lo ha consumato nello studio del capomastro suo padrone. Egli si aspetta il dibattimento di giorno in giorno.

La vita carceraria è fatta per imbestiare le persone più buone e più altamente educate. Dall'oggi all'indomani si passa dal finimento da tavola alla scodella di terraglia del cane dell'accattone orbo. Non c'è più biancheria, non ci sono più posate, non ci sono più cristalli, non ci sono più tondi, più tondini, più fruttiere, più portampolle, più insalatiere, più portastecchi. Non c'è più che il maiale con un pezzaccio di legno scavato malamente in fondo.

Come, o signori, ma io sono un inquisito, sono una persona che deve essere creduta innocente fino all'ultima parola della Cassazione, e voi mi punite mettendomi in mano uno scopino disfatto e laido perchè mi scopi la cella, e voi mi obbligate, con le mie mani abituate ai guanti, a portare fuori e dentro la mia tana il vasone da notte come un latrinaio qualunque! No, accidenti, no, mi ribello! capite, mi ribello! Voi non siete autorizzati a punirmi. Voi dovete rispettare in me il cittadino anche se fossi uno squartadonne.

Ho perduto. Mi è toccato proprio scopare e mettere fuori le porcherie con le mie mani. La guardia al mio no! di stamane se n'è andata chiudendomi l'uscio sui piedi. Ella mi avrebbe fatto marcire nella puzza e nel sudiciume. Potevo ringraziare Dio—diceva—che non mi aveva fatto rapporto. I superiori mi avrebbero convinto che avevo torto, con dei giorni di pane e acqua.

Sia fatta la volontà degli altri. Ma se divento io direttore generale delle carceri!…

Noiosi! gente noiosa! Sono entrati per la seconda volta i battitori e mi hanno stordito. Battono i ferri delle finestre con un gusto e con dei finali che spaccano la testa. Tirlic-tirlac, tirlic-tirlac, tirlac, tirlac! Tirlic, tirlac, tirlic-tirlac, tirlac, tirlac, tirlac, tirlac, tirlac, lac, lac, lac, lac, lac!

Di che cosa avete paura? Come è possibile che io possa segare o schiantare i bastoni di ferro se mi avete fatto svestire e se vi siete assicurati che non è a mia disposizione neppure un chiodo? Se le vostre guardie non sono corrotte, voi potete smettere di sciupare il tempo e il personale per rintronarmi le orecchie!