«Nessuno dorme profondamente. L'insonnia è generale. Qualcuno parla o straparla. Stanotte ho dovuto confessare alla guardia scelta di ronda che stavo proprio male. È andato in infermeria e mi ha portato una polverina di bismuto e magnesia. È un'infermeria che non ha nulla. Tutti gli ammalati sono curati con delle polverine di calomelano, di bismuto e magnesia e di bicarbonato di soda. C'è qualche pennellata di tintura di iodio per i reumatismi e i dolori acutissimi e basta. Il cavadenti è un condannato. È un vero miracolo che egli non abbia mai smascellato qualcuno. Il suo sistema è questo: mette la testa del paziente sulle ginocchia, gli guarda in bocca, si fa puntare col dito il dente cariato, l'agguanta con la tenaglia e tira. Spesso, nello sforzo, si levano in piedi operatore e paziente e l'uno segue l'altro fino alla parete. A una di queste operazioni era presente don Davide.
«Siamo salvi o per lo meno siamo salvi per un po' di giorni. La signora di Federici è riuscita a far passare del cioccolatte. Deve avere sgelato il cuore della direzione. Federici ha incominciato subito col distribuirne due pezzi a ciascuno di noi. Mi sentii immediatamente ristorato. E non ne ho mangiato che uno. Il secondo sono stato capace di tenerlo in tasca fino alle sei di sera. Poi ho cominciato a scartocciarlo con l'intenzione di non rosicchiarne che un angolo e non ho smesso che a tavoletta finita. Ingordo!
«Ho passato una buona notte e alla mattina mi sono messo a leggere di gusto. Credendo che fosse permesso a tutti di mangiare del cioccolatte, ho scritto subito a casa di mandarmene due chilogrammi. Son stato chiamato dal capo, il quale era incaricato dal direttore di farmi sapere che il cioccolatte non è nel regolamento. Al Federici venne dato perchè era giunto come pacco postale e a sua insaputa. Se giungesse anche a me, a mia insaputa, si potrebbe fare lo stesso.
«Ci sono state annunciate delle cassette, di biscotti. Sarebbero stati provvidenziali. Li abbiamo aspettati per due giorni. La direzione ci ha fatto comunicare che potevamo rimandarli a chi ce li aveva spediti o regalarli all'ospedale di Finalborgo. Non potendo mangiarli noi, abbiamo votato per gli ammalati.
«Federici, ci tiene in piedi col suo cioccolatte. Non appena ci si porta la pagnotta, egli va da tutti con una tavoletta e li costringe ad accettarla. Una tavoletta di cioccolatte in galera, nella nostra condizione, val un tesoro. Pochi se ne disfarebbero con tanta sollecitudine. Bisogna avere del cuore per compiere sagrifici come questi.
«Novità. Ci deve essere qualcuno che lavora per noi. Il periodo della fame che produce le allucinazioni è finito. È venuto un ordine che ci permette di spendere settantacinque centesimi al giorno. Abbiamo subito domandato il permesso di farci fare, a nostre spese, una minestra collettiva da venticinque centesimi ciascuno. Ci è stata concessa.
«Incominciamo a smutriarci. Facciamo delle spanciate di baccalà fritto per venti centesimi. Beviamo quasi tutti un quarto di vino per nove centesimi. È brusco, accidenti se è brusco! Io e Lazzari siamo ritornati al pane bianco. Anche Chiesi e Suzzani si son dati al pane bianco. Don Davide e Federici resistono e continuano col pane della casa. Il piatto più buono sono le uova al burro arrostite, per ventidue centesimi. Vi manca però il burro e se c'è lo vedono appena. Non poche volte sono putrefatte, ma a lamentarsi ce le cambiano. Ci si dà una tazza di caffè per dieci centesimi. È una tazza di un boccalino, ma imbevibile. Io e don Davide abbiamo tenuto duro per qualche settimana, ma abbiamo dovuto rinunciare anche a questo lusso. Nella tariffa dei generi in vendita nella dispensa, è stata introdotta la polenta. Con otto centesimi ce ne danno trecento grammi. È buona. Con ventisei centesimi di salsiccia in umido e una sleppa di polenta, inaffiata dal quinto di vino, non si crepa. Mi duole che la concessione della spesa sia stata accordata alla sola nostra camerata. E le altre, non sono piene di reclusi stati condannati dagli stessi tribunali militari per un identico delitto?
«Sette dicembre. Non si muore più di fame. Il Governo ci ha inviato il commendatore Berardi a comunicarci personalmente che da oggi possiamo mangiare e spendere quello che vogliamo noi. Egli è già stato a comunicare la stessa notizia al Romussi e al De Andreis nel reclusorio di Alessandria e a Turati in quello di Pallanza.
«Ecco che cosa mi ha detto:
—Io sono un ispettore inviato dal Ministero. So che lei adesso non può spendere che settantacinque centesimi e che questo aumento non le è stato concesso che pochi giorni sono. Da oggi io posso comunicarle ch'ella può spendere per il suo vitto cinque o anche dieci lire al giorno, se lo desidera. Non c'è limite. Se non le piace la cucina del reclusorio può servirsi dell'osteria o dell'albergo di fuori. Desidera qualcosa altro?